IL NOSTRO PROGETTO DI VITA

PICCOLI GRANDI LIBRI   P. Sergio Ticozzi   SPAZIO CINA

IL PIME e
La PERLA
   Dell’ORIENTE

Caritas Printing Training Centre
Hong Kong, 2008

PRESENTAZIONE
I II III IV V VI VII VIII IX X
                 
L’impegno del PIME nell’organizzazione e nello sviluppo della Diocesi di Hong Kong (1945-1969)
 Ripresa e Organizzazione della Diocesi (1946-1952) 
Sviluppo della Diocesi ed Episcopato di Mons. Lorenzo Bianchi (1952-1968)

Appendice

Cronologia della Presenza del PIME in Hong Kong (1858-2008) Superiori Regionali del PIME in Hong Kong Elenco di tutti i membri del PIME di Hong Kong Membri defunti del PIME di Hong Kong Glossario 
dei Nomi cinesi

 VIII  

L’IMPEGNO DEL PIME NELL’ORGANIZZAZIONE
E NELLO SVILUPPO DELLA DIOCESI

(1946-1969)  

Ripresa e Organizzazione della Diocesi (1946-1952)

Contesto sociale e politico (1946-1952)  

Finita la guerra contro il Giappone, in Cina riprende più accanitamente la guerra civile tra nazionalisti e comunisti (1945-49). Chiang Kai-Shek (Jiang Jieshi) ha dapprima il sopravvento, occupando la roccaforte comunista di Yan’an, ma i suoi avversari, sotto la guida di Mao Tse-Tung (Mao Zedong), consolidano le loro posizioni in Manciuria, formandovi il Governo popolare della Cina del Nord (agosto 1948). Da qui i comunisti intraprendono la conquista delle città principali, impadronendosi di Pechino nel gennaio 1949, e il 1° ottobre proclamano la Repubblica Popolare Cinese (PRC). In dicembre Chiang Kai-Shek con il suo governo nazionalista si rifugia a Taiwan. Molti altri cinesi, invece, ritengono più conveniente stabilirsi in Hong Kong.

Dal 1949 in poi il governo comunista, mirando a isolare la Cina dal mondo capitalista, cerca di attuare una prima riforma socialista della nazione, sul modello e con l’aiuto della Russia: si concentra sulla riforma agraria (giugno 1950) e sulla ‘cooperativizzazione’ della produzione, oltre che sulla repressione degli ‘antirivoluzionari’ (1951-52). Dopo l’occupazione del Tibet (1951) e la partecipazione massiccia alla Guerra di Corea (16 ottobre 1950 fino al 27 luglio 1951), intraprende la ricostruzione e la socializzazione del paese.  

In Hong Kong, dopo la resa del Giappone (15 agosto 1945), con una popolazione ridotta a circa 500 mila persone e una buona metà degli edifici inabitabile, si insedia l’Amministrazione militare (1° settembre – 1° maggio 1946), finché il governatore britannico, Mark A. Young, non riassume il potere civile. Gli impegni immediati dell’Amministrazione militare sono il rimpatrio e la sistemazione dei prigionieri di guerra e degli internati, la smobilitazione dei servizi ausiliari di difesa, il ripristino delle condizioni sanitarie e dei servizi pubblici, oltre che la restaurazione dell’ordine contro i saccheggi diffusi, la ripresa delle transazioni finanziarie, la fornitura di cibo e alloggio ai rimpatriati che affluiscono con una media di 100 mila persone al mese. Alla fine del 1945 la popolazione supera il milione, ma l’80% è malnutrito [1] .

La Gran Bretagna nel frattempo adotta una “nuova prospettiva per le colonie”, pianificando una maggiore corresponsabilità della popolazione locale nell’amministrazione. Viene pubblicato il “Piano Young”, un piano di amministrazione democratica della colonia [2] , che però non sarà attuato perché il mandato del governatore che gli ha dato nome si conclude nel maggio 1947 (il nuovo governatore, Alexander Grantham, resterà in carica fino al 1958). Altre ragioni della mancata realizzazione del Piano Young sono il flusso dei rifugiati, che modifica il carattere della società di Hong Kong, e soprattutto la mentalità conservatrice del laissez-faire ancora predominante nel mondo degli affaristi cinesi e stranieri.  Hong Kong, pur mantenendo il sistema amministrativo coloniale, intraprende in pratica il processo verso l’autonomia finanziaria e la localizzazione dell’amministrazione.

Sono i profughi cinesi a creare gradualmente la “nuova Hong Kong”. La popolazione sale a 1.600.000 nel 1946 e a 1.800.000 nel 1947. La preponderanza cinese, combinata con la riduzione del numero dei vecchi “coloniali”, porta ad abolire anche i pregiudizi razziali. Gli occidentali nuovi arrivati dimostrano già una mentalità diversa. I cinesi, costituendo la maggioranza assoluta e la fonte finanziaria più cospicua, spingono il governo ad attuare gradualmente una politica che provveda a tutti la base essenziale per una residenza stabile e una vita relativamente confortevole. Il disordine in Cina, quindi, costringe Hong Kong a progredire a un ritmo molto veloce e a trasformarsi in uno dei maggiori centri commerciali dell’Estremo Oriente [3] .  

La ripresa della vita e delle attività cattoliche  

Anche la Chiesa cattolica in Hong Kong, pur stremata nelle forze, condivideva la volontà e le difficoltà della ricostruzione. Già prima della resa giapponese, mons. Valtorta aveva preparato un “Abbozzo di idee per il dopo-guerra della Missione” [4] e sollecitato commenti e osservazioni [5] . Si trattava di proposte e indicazioni pratiche per un piano di ristrutturazione degli organi centrali della Missione e del personale. Le spese si prevedevano ingenti, per cui si lanciò un appello pubblico [6] . Si passò poi a fare un bilancio delle forze e ad intraprendere i primi lavori di riparazione e di restauro.

L’attenzione fu rivolta innanzitutto ai bisogni nella colonia. P. Maestrini, alla fine del settembre 1945, lasciò l’incarico di rettore della cattedrale a p. Bruzzone e si mise all’opera, in stretta collaborazione con p. Bernard Meyer, M.M., appena uscito dal campo di concentramento di Stanley; affittò un locale in posizione centrale, aprì il “Centro cattolico” e il Club S. Nicola per i militari (9 novembre), che in quei giorni bazzicavano in gran numero [7] .

Nell’autunno le condizioni di vita in Hong Kong erano un po’ migliorate. Diciotto padri con tutti i teologi del Seminario regionale si trovavano ancora a Macao, mentre il seminario locale rimaneva chiuso [8] . Ma il vescovo cominciò subito a richiamare personale. Intanto, nelle varie chiese i rettori riprendevano di buona lena i lavori. In novembre il vescovo, accettate le dimissioni di p. Riganti, nominò p. Bruzzone vicario delegato.

Oltre alle riparazioni materiali, si doveva affrontare anche una nuova serie di problemi, tra cui il ruolo della comunità portoghese, soprattutto nella cattedrale. P. Bruzzone indicò, in un suo rapporto, il cambiamento nella composizione e nella problematica della comunità: i fedeli portoghesi erano molto diminuiti, ma si mantenevano legati al passato. La cooperazione tra elementi portoghesi e cinesi nelle varie associazioni diventava difficile, e ci si chiedeva se conservare o no le tradizioni portoghesi [9] .

In questi mesi si registrarono anche perdite nel personale: il 27 dicembre 1945 morì p. Giuseppe Yeung Cheuk Wah [10] e l’11 febbraio 1946 rimpatriarono p. G. Alessio e i pp. A. Cometti e L. Pulit, il primo temporaneamente per malattia, i secondi definitivamente [11] .

Il 3 marzo 1946 p. Maestrini lanciava il periodico inglese “Sunday Examiner”, dapprima quindicinale, poi settimanale. In seguito fece rinascere la Società della Buona Stampa (“Catholic Truth Society”) e riprendere anche la pubblicazione del settimanale cinese “Kung Kao Po”, sotto la redazione di p. Giovanni B. Cheng.  

Hong Kong eretta in Diocesi: programma di organizzazione (1946-48)  

L’11 aprile 1946 la S. Sede stabiliva la gerarchia ecclesiastica in tutta la Cina ed elevava la delegazione a internunziatura apostolica [12] con la nomina di mons. Antonio Riberi a tale ufficio (6 luglio). Anche il Vicariato apostolico di Hong Kong diventava così Diocesi, con mons. Enrico Valtorta suo primo vescovo. Questi, però, non poteva essere insediato subito, dal momento che, consumato dalle privazioni della guerra, aveva bisogno di riposo e di vacanza. Dal 12 giugno 1946 fino al 7 settembre 1947 si assentò dalla diocesi, dopo aver nominato di nuovo p. Antonio Riganti vicario generale [13] . Trascorse tre mesi in America, raccogliendo offerte per la Missione, quindi in ottobre si recò in Italia. Ma la sua mente non smetteva di lavorare per l’organizzazione della nuova diocesi: dalla nave stessa, appena partito, suggerì proposte e sollecitò pareri da parte dei suoi consiglieri su vari punti, come l’aumento veloce della popolazione; la composizione di questa, cosmopolita ma con maggioranza cinese; la maggiore necessità di centri di propaganda e di opere sociali ed educative più numerose, data anche la forte competizione in questi settori da parte delle chiese protestanti; il bisogno di almeno 4 o 5 chiese in più, e inoltre, di un impegno più efficace e coordinato nel settore dell’assistenza sociale. Pose, quindi, la questione cruciale: “Possiamo noi del PIME da soli sperare di arrivare a preparare il capitale e il personale necessari?”. Poiché lo riteneva chiaramente impossibile, decise di approfittare del suo viaggio per cercare congregazioni e/o istituti pronti a offrire sia il capitale che il personale per le necessità di Hong Kong [14] . I consiglieri condivisero questa visione del futuro di Hong Kong, come anche la scelta necessaria di chiamarvi altre congregazioni per impegni sociali e pastorali [15] . Il vescovo ritornò presto sull’argomento e si impegnò a fare indagini e a chiedere pareri a Milano e a Roma [16] , dove contattò i superiori maggiori di varie congregazioni e propose altre vie possibili di sviluppo.

Da qualche tempo Mons. Valtorta anche era preoccupato per il problema della scelta del suo successore. Una volta a Roma, sottopose alla S. Sede la richiesta di un vescovo coadiutore (3 marzo 1947): sapeva che la sua salute si era indebolita e riconosceva che ora, per affrontare il grave impegno di organizzare la diocesi, necessitava di un aiuto consistente. La petizione venne accettata e al clero di Hong Kong fu richiesto, secondo la pratica comune, di presentare una terna di nomi (13 maggio 1947). Le procedure burocratiche per la consulta richiesero un po’ di tempo. Finalmente, il 12 aprile 1949 la S. Sede nominava p. Lorenzo Bianchi vescovo coadiutore; che venne consacrato il 9 ottobre seguente.  

Intanto continuava ad operare il Consiglio di Missione con quattro membri. P. Riganti rimase vicario generale, sebbene restio, fino al settembre 1948, quando fu chiamato in Italia come assistente generale. Fu sostituito allora da p. Feroldi, ma anche questi rimase in carica solo un anno, perché la tubercolosi lo costrinse a rimpatriare nel settembre 1949 [17] ; gli succedette p. Brookes fino alla morte di mons. Valtorta nel 1951.

Una buona organizzazione della diocesi esigeva pure la sistemazione del personale, ma questa non poteva che essere precaria, soprattutto nei distretti continentali, dal momento che occorreva molto tempo per ottenere il visto cinese per il ritorno dei missionari italiani [18] .

Dopo il rimpatrio definitivo dei pp. Rossellò [19] e U. Galbiati [20] (tra agosto e ottobre 1946), verso la fine dell’autunno, vennero decise le nomine definitive degli impegni pastorali. Nel frattempo, in dicembre, per i distretti cinesi del continente, fu mandato p. Liberatore a fare una valutazione globale della situazione [21] .  

Il personale della Diocesi a metà 1947 era di 24 sacerdoti diocesani cinesi, 33 membri del PIME, 13 delle MEP, 16 padri domenicani, 2 di Maryknoll, 16 salesiani e 21 gesuiti. Le suore cinesi erano 90, quelle straniere 270. Il numero dei cristiani s’aggirava intorno ai 30.000, con 800 battezzati adulti nell’anno e 450 catecumeni [22] .

Con le nuove esigenze, tuttavia, si avvertiva l’urgenza di disporre di personale più specializzato. Mons. Valtorta, ritornato a Hong Kong, sollecitò il nuovo superiore generale dell’Istituto, p. Luigi Risso, a questo riguardo e ad incoraggiare altre congregazioni a impegnarsi in Hong Kong. Giunsero così le Suore di S. Colombano, che assunsero la responsabilità di un ospedale specializzato nella cura della tubercolosi [23] . Alla fine della 4° Assemblea generale dell’Istituto nel 1947, p. Liberatore guidò la grande spedizione del dopo guerra. I sette padri, destinati a Hong Kong [24] , vi giunsero il 14 ottobre: Enrico Beretta, Ovidio Calzini, Giuseppe Famiglietti, Domenico Frare, Lido Mencarini, Michele Pagani e Adolfo Ramacciotti. Furono destinati in ordine alfabetico: i primi due in Hong Kong, i secondi due a Sai Kung, gli ultimi due nell’Hoi Fung, mentre p. Ramacciotti era assegnato a S. Margherita.  

Secondo il resoconto del 1948, vi erano circa 23 mila fedeli nella colonia e più di 10 mila nei distretti in territorio cinese. Questo, invece, il quadro delle nuove costruzioni: “Si sta preparando la costruzione della chiesa delle Anime purganti nel quartiere popolatissimo di Wanchai, che ha quasi duemila fedeli… In un altro quartiere della penisola di Kowloon [a Sham Shui Po], si sta pianificando una chiesa dedicata a S. Francesco… Anche di nuove scuole si sente grande necessità, soprattutto di scuole cinesi per i cattolici… Ed ecco perché la Diocesi ha creduto bene di sacrificare buona parte del suo patrimonio per fabbricare, vicino alla Cattedrale, una grande scuola media, sulle rovine del Seminario minore irreparabilmente danneggiato durante l’occupazione giapponese… Inoltre, si sta costruendo a Sai Kung il nuovo seminario minore, che potrà contenere circa 50 alunni…” [25] .  

Si continuava, nel frattempo, a fare altri passi importanti nell’organizzazione della nuova diocesi. Mons. Valtorta era insediato come vescovo ordinario il 31 ottobre 1948, e il 19 gennaio seguente venivano nominati i Consultori diocesani per eleggere il Consiglio amministrativo diocesano e per costituire le parrocchie. Di fatto, il 25 gennaio 1949, il processo della strutturazione della diocesi registrava l’elevazione delle 12 chiese urbane allo stato di “parrocchia”: erano, in Hong Kong, la cattedrale dell’Immacolata, le chiese di S. Giuseppe, di S. Francesco Saverio a Wanchai, di S. Margherita, di S. Pietro ad Aberdeen, della S. Croce a Shau Ki Wan, di S. Antonio a Pokfulam, della N.S. di Lourdes a Taikulao e dei SS. Cuori del monastero del Carmelo a Stanley, mentre in Kowloon, le tre chiese del S. Rosario, di S. Teresa e del Prezioso Sangue.

Si vedranno in seguito più dettagliatamente le vicende delle singole circoscrizioni ecclesiastiche, sia nelle aree urbane che nei distretti del continente.  

Intanto il Seminario regionale si era nuovamente riaperto ad Aberdeen e riprendeva i corsi regolari, mentre giungeva a termine anche la costruzione del nuovo seminario minore diocesano a Sai Kung. Il 18 febbraio 1949 quest’ultimo fu riaperto e dedicato allo Spirito Santo, con p. Felice Shek come rettore e con 35 seminaristi [26] .

Oltre alla pronta ripresa delle scuole, si riattivarono anche i servizi sociali ad opera delle associazioni cattoliche caritative tradizionali. Anche il Centro cattolico vi si era impegnato a fondo. Ma si esigeva una maggiore organizzazione e un miglior coordinamento, data la situazione molto incerta. Verso la fine del 1945 si fece un primo tentativo su questa linea, ma con poco successo: “L’adunanza dei parroci e dei rappresentanti degli istituti religiosi per coordinare, migliorare e aumentare le attività della Chiesa cattolica a riguardo delle opere di assistenza sociale ha concluso poco: solo la costituzione di un Comitato d’informazione e di collegamento”. Le ragioni erano la riluttanza da parte degli istituti stessi, la mancanza di personale adatto e di mezzi, ma soprattutto l’incertezza della policy governativa” [27] .

Pur in condizioni incerte, non si mancava di originalità, come dimostrò l’organizzazione di Club per bambini poveri che non potevano frequentare le scuole. Inoltre, “i nostri padri di S. Margherita e i padri Gesuiti del Collegio Wah Yan hanno preso speciale cura di organizzare in tal modo i piccoli lustrascarpe che hanno formato tra loro una vera società cooperativa…” [28] .

Sia gli impegni pastorali nelle chiese che i servizi scolastici e caritativi, però, stavano per essere sconvolti dai gravi problemi posti dalla fiumana di profughi in procinto di invadere la colonia.  

La prima accoglienza al personale religioso espulso e ai rifugiati dalla Cina (1949-1950)  

Impegnato nella conquista graduale della Cina, l’esercito comunista occupava, nell’ottobre 1949, il territorio cinese lungo i confini di Hong Kong, provocando giorni di ansia per tutti nella colonia. Aveva “liberato” i distretti continentali della Diocesi, giungendo fino a Canton senza colpo ferire [29] .

Di conseguenza, un afflusso intermittente di rifugiati e di espulsi si riversò su Hong Kong, compresi molti missionari provenienti da ogni parte della Cina [30] . Il flusso crebbe rapidamente nell’estate del 1949, specialmente dal Guangdong, e raggiunse l’apice nel 1950. A metà dell’anno, si stimava che la popolazione totale della colonia fosse salita a circa due milioni e mezzo. Il governo dapprima riservò una zona per i rifugiati, Rennie’s Mill, in Junk Bay, dove furono radunati 30.000 ex militari nazionalisti con le loro famiglie, provenienti dal nord della Cina. Molti profughi si sparsero po’ dappertutto. Il governo cercò di costruire case popolari in aree delimitate chiamate resettlements (insediamenti), sebbene “su più di un milione di rifugiati forse solo il 5% aveva la fortuna di abitare in questi resettlements [31] .

“I rifugiati si sistemavano dovunque trovavano spazio e possibilità. In certi luoghi venivano ammassati in cameroni provvisori messi a disposizione dal governo, si rintanavano sui pendii delle colline, o vivevano ai margini delle strade della città sotto piccole tende rizzate alla sera e ripiegate al mattino. Per chi stava nell’area urbana non c’era neppure la possibilità di costruirsi delle capanne, come avvenne in altre zone, dal momento che nei quartieri cittadini mancava lo spazio per costruire” [32] .  

Insieme ai profughi, si doveva accogliere anche il personale missionario che gradualmente era espulso dalla Cina. Nel 1948 l’Istituto biblico francescano si trasferì da Pechino a Hong Kong, stabilendovi lo “Studium Biblicum” per continuare il suo impegno di tradurre in cinese la Bibbia. Con l’inizio del 1949, crebbe anche il numero di sacerdoti e di seminaristi mandativi dai propri vescovi per  continuare gli studi. Seguì poi anche un’ondata di missionari stranieri, anziani e malati, a cui provvedere alloggio e assistenza. Nel maggio 1949, mons. Valtorta formò “un comitato apposito per i rifugiati ecclesiastici” [33] .

Il resoconto della fine del 1949 riferisce: “Il pericolo rosso, combinato con altre necessità, per esempio, di cure speciali, operazioni chirurgiche, ecc., ha spinto parecchie persone di alto rango a cercare la nostra ospitalità. Nel campo religioso registriamo sette prelati e un centinaio di religiosi, tra cui oltre 50 sacerdoti (secolari e religiosi), una cinquantina tra fratelli laici e seminaristi ed altrettante suore di varie congregazioni” [34] . Il Centro Cattolico continuava a impegnarsi in questi servizi, dando ospitalità a varie istituzioni, oltre ad aprire un “ufficio viaggi” per provvedere i visti e i passaporti dei missionari espulsi: vi operava anche un ufficio per il rev. Martin T. Gilligan, rappresentante dell’Internunzio, mons. A. Riberi, che,  espulso dalla Cina ai primi di settembre, fu accolto a Hong Kong e ospitato poi dai Padri di Maryknoll fino al gennaio 1952, quando trasferì la sede dell’internunziatura a Taipei, Taiwan [35] .

Negli anni 1950-1951 giunsero in Hong Kong membri di parecchie congregazioni e ordini religiosi, tra i quali, dopo molte traversie, i monaci trappisti di Nostra Signora di Liesse, dal monastero omonimo di Zhengding,  nel Hebei. Le iniziative per affrontare il problema dei profughi erano molteplici e portate avanti in varie direzioni. P. Ambrogio Poletti, il missionario più vicino al confine di Lo Wu, vi si recava quotidianamente per accogliere il clero espulso dalla Cina, diventando famoso come il “portinaio della Cina” [36] .

Nel frattempo anche tutte le chiese della colonia, coinvolte nell’accoglienza dei rifugiati, come si vedrà in seguito, si davano da fare per provvedere i servizi base, in particolare la distribuzione dei primi soccorsi: cibo, vestiario, medicine, che le varie organizzazioni internazionali procuravano. Anche l’internunziatura provvedeva finanziamenti. Il lavoro sociale si univa, così, strettamente a quello educativo, catechetico e pastorale. La vastità del problema dell’assistenza ai profughi, anche cattolici, spinse mons. Valtorta ad aprire ‘Centri’ pastorali nei vari agglomerati. Sorse così il primo centro nella Junk Bay [37] . Un giro d’ispezione aveva fatto notare che c’erano una settantina di cattolici e che si avvertiva la necessità di una cappella e di una scuola. Il centro fu affidato ai Piccoli Fratelli di S. Giovanni Battista, anch’essi profughi, che vi iniziarono le attività nel 1950. Pure alcuni padri di Maryknoll, espulsi dai loro luoghi di missione nel Guangdong, ma facilitati nel ricevere i soccorsi americani, operarono con entusiasmo in vari centri di accoglienza.  

L’apostolato nelle parrocchie urbane (1946-1952)  

Pur cercando di far fronte alle sfide poste dalla grande quantità dei rifugiati, durante questi anni le singole parrocchie mantengono le loro funzioni e provvedono i servizi tradizionali.

All’inizio del 1947 p. Bazzo assume la cura della cattedrale, aiutato dagli anziani pp. Spada e Alessio, a cui viene aggiunto come assistente anche p. Pilenga, di ritorno da Macao [38] . La festa dell’Immacolata del 1948 è un’occasione che raccoglie una delle più numerose assemblee di cattolici. Nello stesso dicembre, giunge a Hong Kong p. Aidan McGrath, per fondarvi la “Legio Mariae” [39] che, dalla cattedrale, si diffonde presto anche in altre parrocchie.

Il 24 novembre 1950 muore p. Spada [40] . Nell’ottobre 1951 iniziano i servizi ai rifugiati che affollano la città di Hong Kong. Li dirige p. Amelio Crotti, espulso da Kaifeng, Henan, con il vescovo mons. Gaetano Pollio.

Nell’ambito della cattedrale, inoltre, p. Maestrini continua a lanciare iniziative e attività dal Centro cattolico. P. Antimo Boerio arriva da Hankou il 12 novembre 1948 per aiutare nel lavoro della stampa. Nel giugno 1950 p. Maestrini è mandato in Giappone alla ricerca di nuovi possibili posti di lavoro per i confratelli dell’Istituto espulsi dalla Cina. Nel luglio seguente, giunge a Hong Kong p. Giuseppe Strizoli, proveniente da Nanyang, per sostituire p. Boerio [41] che è stato richiamato in Italia (9 agosto 1950). Il 15 ottobre seguente, lo stesso p. Maestrini lascia Hong Kong, passando dapprima di nuovo in Giappone, e poi negli USA, dove fornisce un impulso sostanziale allo sviluppo della presenza del PIME in quel paese [42] . P. Liberatore è nominato direttore del Centro Cattolico, mentre p. Strizoli vi lavora solo per circa un anno [43] .

A S. Giuseppe, p. Brookes, di ritorno a Hong Kong, è nominato rettore (4 agosto 1948) al posto di p. Riganti e vi lavora fino alla fine del 1949, quando il posto di parroco viene preso da p. A. Granelli.

In quel periodo nella cappella di S. Francesco Saverio, a Wanchai, lavorava p. Zilioli, impegnato nella riapertura della scuola Ki Lap e nel progetto della nuova chiesa, quindi anche nella raccolta dei fondi. Quando la chiesa viene elevata a parrocchia nel 1949, p. Zilioli è reticente ad assumere il titolo di  parroco, perché si sente innanzitutto “missionario” [44] . Il 16 luglio 1950 la nuova chiesa, dedicata alle Anime purganti, è finalmente benedetta.  

A S. Margherita, dove lavorano i pp. Speziali e Pittavino, alla fine del 1947 arriva fresco dall’Italia p. Ramacciotti, e con lui p. Liberatore a cui p. Speziali cede la responsabilità della chiesa e della procura. Nel 1948 p. Liberatore è assistito dai pp. Pittavino e Calzini, oltre che da fr. Adolfo Radice, appena giunto dall’Italia. Ai primi di gennaio del 1950 p. Riganti, di ritorno dal servizio in Italia, diventa parroco e, insieme, procuratore del PIME. Nel frattempo, p. Calzini è sostituito da p. Lorenzo Bonaudo, arrivato all’inizio del 1951con i pp. Nicola Ruggiero e Osvaldo Pisani. Nel dicembre seguente si celebra l’apertura ufficiale della sala parrocchiale, benedetta da mons. Gaetano Pollio. Nell’ambito della parrocchia, intanto, si dà inizio al lavoro pastorale anche nella zona di North Point, tra la gente locale e i rifugiati.  

Nella chiesa della S. Croce, a Shau Ki Wan, dal 1945 continua a lavorare p. Liberatore, che però nell’aprile 1947 deve recarsi in Italia come delegato all’Assemblea generale dell’Istituto e viene sostituito da p. Page. Questi è nominato ufficialmente rettore (26 novembre 1947) e in seguito primo parroco di S. Croce. Nell’ambito della parrocchia, si sviluppa intanto l’area per rifugiati a Chai Wan, dove p. Stephen B. Edmunds M.M., nell’agosto 1952, riesce infine a costruire un centro per attività sociali e religiose [45] .

Aberdeen e Stanley continuano ad essere sotto la cura del clero cinese, Taikulao sotto i padri delle MEP.  

A Tsim Sha Tsui la chiesa del S. Rosario, dopo la fine della guerra, rimane sotto la cura di p. De Angelis, con un assistente cinese. “Anche adesso – precisa il padre, – sebbene senza la cappella dei pescatori, una grande percentuale dei convertiti sono gente di mare…” [46] . E propone di impegnarsi di più per la conversione dei pescatori di Yau Ma Ti. Intanto viene costruita la sala parrocchiale e si sente la necessità di un allargamento della chiesa, poiché il numero dei cristiani è in aumento, anche se “i cosiddetti rifugiati sono una minima percentuale” [47] . La comunità portoghese è ancora consistente [48] . Nel 1949 p. Ramacciotti è mandato come assistente a Tsim Sha Tsui, fino al 1951, quando viene sostituito da p. Frare.  

A S. Teresa, nel primo dopoguerra continua a lavorare come parroco p. Granelli, aiutato da p. Orlando. Costui ne prende il posto quando il primo viene trasferito a S. Giuseppe nell’autunno del 1949. Oltre a un assistente cinese, a S. Teresa lavora anche un gesuita, incaricato in particolare del campo profughi di Ma Tau Chung. Si avverte la necessità di una sala parrocchiale, la cui prima pietra è posta nel maggio 1950. Si progetta pure la costruzione di un centro religioso e sociale nel villaggio di Sheung Yuen Ling e viene aperto un luogo di culto per la gente che si è insediata nell’area di Diamond Hill. Nel dicembre 1950 p. Enrico Beretta è mandato nella parrocchia come assistente, mentre le Suore di Maria Ausiliatrice iniziano il loro lavoro educativo a Diamond Hill e a Wong Tai Sin (1950).

Intanto, nell’ambito della parrocchia, cominciano a impegnarsi tra i profughi anche i padri di Maryknoll. Nel novembre 1951, dopo che l’incendio di 300 abitazioni a Tung Tau Tsun ha gettato sul lastrico 12.000 persone, p. Howard D. Trube M.M., con l’aiuto di altri due sacerdoti cinesi e delle suore di Maryknoll, costruisce alcuni locali per vari usi e, in seguito, anche una scuola. Da Tung Tau Tsun il lavoro di p. Trube, a cui nel luglio 1952 si aggiunge anche il novello sacerdote p. John B. Wu Cheng-Chung – il futuro vescovo e cardinale di Hong Kong –, si estende a King’s Park, Kowloon Tsai e Ngau Tau Kok. Il 16 luglio 1952, p. Aletta viene assegnato a S. Teresa, ma in carica dell’area di Diamond Hill, facendo uso per le attività religiose dell’asilo delle suore salesiane.  

Dalla fine della guerra, a Sham Shui Po la chiesa e il convento delle Suore del Prezioso Sangue sono sotto la cura di p. F.. Shek, sostituito nel febbraio del 1949 da p. Pilenga. In questi anni la chiesa risulta sempre più insufficiente per la popolazione in aumento. Mons. Valtorta, nel 1950, richiede al governo un lotto di terreno per una chiesa nuova e una scuola: “Mentre 20 anni fa c’erano al massimo 200 cattolici, … ora sono aumentati a 3000 (e probabilmente di più) e stanno aumentando ancora, con insistenti richieste e il bisogno di una scuola per ragazzi” [49] . P. Pilenga è aiutato dapprima da p. Calzini e nel 1952 da p. Nicola Ruggiero.  

La situazione nei Nuovi Territori, alla fine della guerra, non risulta facile, ma è presto riportata alla normalità. Riguardo al distretto di Sai Kung, un funzionario inglese informa nel gennaio 1946: “Durante la mia recente visita nei Nuovi Territori ho visitato Sai Kung, come pure Yim Tin Tsai e Tan Ka Wan. La chiesa in quest’ultimo posto era del tutto pulita e in buon ordine. In tutti e tre i posti ho ricevuto numerose richieste per il ritorno dei missionari cattolici” [50] .

P. Gioachino Chan è incaricato del distretto, ma con pochissimi mezzi a disposizione. In ottobre, dietro indicazione di cattolici, riesce a rintracciare il luogo dove è stato sepolto p. Teruzzi. I resti vengono trasportati prima a Sai Kung, poi a Hong Kong per essere sepolti nel cimitero di Happy Valley. Ai funerali, i Boy Scout cattolici della colonia partecipano in massa, facendo una vera e propria parata in onore del sacerdote che essi considerano il loro fondatore.

Subito dopo, in novembre, p. Chan viene sostituito da p. Caruso, a cui sono mandati alla fine del 1947 per il primo tirocinio i pp. Famiglietti e Frare, appena giunti dall’Italia. P. Caruso deve anche prendersi la responsabilità di costruire a Sai Kung il seminario minore, finito nel febbraio 1949. Inoltre, si mette a fare le riparazioni necessarie alle chiese di varie località. Alla fine del 1949 p. Frare si trasferisce a Tai Long, mentre p. Famiglietti va a Yim Tin Tsai. Oltre a restaurare questi vecchi locali, p. Caruso intraprende la costruzione della nuova cappella e scuola a Sai Wan (dicembre 1952).

Nell’ambito del distretto, intanto, sempre a causa dell’afflusso di rifugiati, si sviluppano due aree geograficamente opposte: Tiu King Ling (Junk Bay) e Ma On Shan. Già nel 1950, come si è detto, i Piccoli Fratelli di S. Giovanni Battista hanno iniziato l’apostolato tra i profughi della prima area, dando così avvio all’autonomia della zona. A Ma On Shan il lavoro apostolico è iniziato invece dai Francescani. Nell’aprile 1952, con l’apertura di una cappella tra i lavoratori delle miniere sul monte, che erano rifugiati dal nord della Cina, si avviava anche per questo distretto il processo di autonomia da Sai Kung [51] .  

A Tai Long, verso la fine del 1946, va a riprendere l’apostolato p. Paolo Lau Wing Yiu. Cerca di riparare i locali, di ricominciare il catechismo e di riorganizzare le scuole secondo le nuove richieste del governo. All’inizio del 1950 è sostituito da p. Frare, che viene aiutato da alcune suore cinesi. Si rendono necessari fondi per varie riparazioni a Tan Ka Wan e Pak Sha Ao, ma la situazione generale non è facile. P. Frare trova un clima di indifferenza e assenteismo, più che di ostilità aperta, a Chek Keng, Tan Ka Wan e Pak Sha Ao; riscontra una grande ignoranza in materia di religione, nonostante la bontà dei fedeli di Tai Long e di Sham Chung (29 gennaio 1951). P. Frare lavora in quel distretto fino alla fine del 1951.  

Nel distretto dei Nuovi Territori occidentali lavorano, dopo la fine della guerra, p. D’Ayala, responsabile con sede a Tsuen Wan, e p. Benefico Chan, con sede a Tai Po.

“Sono qui in Tsuen Wan in massima quiete – scrive p. D’Ayala al vescovo. – La chiesa è intatta. I cristiani si fanno vedere poco…” e gli chiede come comportarsi con i genitori che durante gli anni dell’occupazione giapponese hanno venduto le figlie a pagani che le volevano sposare, suggerendo però l’uso della misericordia [52] . Mons. Valtorta asseconda la sua richiesta di misericordia, limitandosi a chiedere che facciano penitenza in pubblico o cooperino attivamente nel regolare i matrimoni. Gli consiglia di prendere in affitto una casa a Tai Po per utilizzarla come cappella e di disfarsi della vecchia chiesetta sul monte, vendendone le travi e il materiale, o di cercare di fare scambiare il terreno dal governo [53] ; ma la permuta risulta difficoltosa. Nel novembre 1945 viene proposta la divisione del distretto, formalizzata nel 1947: Taipo va sotto la cura di p. Benefico Chan, Tsuen Wan e Yuen Long sotto p. D’Ayala.  

Il distretto che comprende Tai Po, Fan Ling e Sha Tin conta, nel 1947, 85 cristiani. A Tai Po, in novembre, viene acquistata una casa a due piani, sulla strada principale. P. Benefico. Chan è ancora il responsabile, ma a volte è costretto ad assentarsi per motivi di salute. Viene sostituito per mezzo di visite di altri padri: nel 1948 lo supplisce p. Cantore, appena rientrato dall’Italia. Nel marzo 1949 p. Cantore è nominato pro-rettore [54] , ma già in ottobre si trasferisce a Wai Chow e il suo posto viene assunto da p. Calzini, a cui succede p. Poletti nel 1950.  

Nel distretto di Tsuen Wan - Yuen Long, nel 1947, i cristiani sono 532. Si evidenzia la necessità di sussidi per pagare i catechisti, e per riparare e gestire le quattro scuole aperte a Tsuen Wan, a Yuen Long, a Kam Tin Wai (Pat Heung), l’unico paese interamente cristiano, e a Leung Tin Tsun, “cristianità con uomini poco buoni ma donne di fede e un discreto numero di ragazzi praticanti”.

Nel gennaio 1952 Yuen Long e Tsuen Wan vengono divisi in distretti indipendenti: p. D’Ayala continua a lavorare a Tsuen Wan, mentre a Yuen Long è mandato p. Cantore, di ritorno da Wai Chow. Questi si mette subito a visitare i cristiani; ma l’esperienza angosciosa sul continente, sotto i comunisti, gli provoca ancora terribili incubi notturni, per cui dopo alcuni mesi viene trasferito. Yuen Long è curato per un po’ di tempo da p. Poletti da Tai Po, ma poi vi è assegnato come responsabile p. G.B. Wong.  

Nel dopoguerra il distretto di Tai O e delle isole è sotto la cura di p. Giovanni E. Liu, ma, quando quest’ultimo è incaricato anche della chiesa di Stanley, riceve l’aiuto di altri sacerdoti. P. Ramacciotti visita Tai O nel 1951-52, seguito poi da p. Ruggiero che nel 1952 prende residenza a Cheung Chow. Vi si era comperato una casa già da prima della guerra, ma in seguito il governo ne ha requisito una sezione per aprire una strada; sul terreno rimanente vengono costruite la residenza, la scuola e la chiesa, dedicata alla Madonna di Fatima e benedetta il 13 ottobre 1952.  

Ultima presenza della diocesi di Hong Kong e del PIME nei distretti del continente cinese  

Nel Po On, le difficoltà e il totale disordine del dopoguerra continuano a creare grossi ostacoli all’apostolato. Nell’autunno 1945 gli impegni di p. Ricciardi, ritiratosi a Macao, sono portati avanti da p. Yip, a cui poco dopo si aggiunge p. Paolo Tsang. I due si dividono il distretto e il lavoro: p. Yip risiede a Sham Chun e ne cura tutta la parte orientale, mentre p. Tsang Chi Kong è responsabile della zona occidentale, Nam Tau e Sai Lo. Nominato visitatore dei distretti del continente (6 dicembre 1946), p. Liberatore si reca dapprima nel Po On, del quale riassume le condizioni in questi termini: “I distretti del Po On fanno compassione perché non hanno né scuola, né catechista, né suore e vi sono delle belle cristianità” [55] . La situazione peggiora con l’occupazione comunista. Nel 1951 p. Tsang, a motivo delle difficoltà e dell’impossibilità di continuare l’apostolato, rientra a Hong Kong. Nel febbraio 1952 p. Yip viene messo in prigione, per cui nel Po On non rimane più nessun sacerdote attivo [56] .  

Nel Wai Yeung, alla fine della guerra, l’apostolato nella chiesa e nell’ospedale e il catecumenato continuano grazie all’impegno dei preti cinesi, sotto la responsabilità del vicario foraneo, p. Antonio Ma. P. De Ascaniis, ritornato a Hong Kong da Macao, inizia le pratiche presso il governo cinese per ottenere il permesso di ritornare al suo distretto di To Yeung; ma è inviato invece nel distretto di Ap Tsai Po, per sostituire p. Fung che deve rientrare in Hong Kong per ragioni di salute. P. De Ascaniis lascia Hong Kong il 21 novembre 1946 e prende residenza a Ng Tsuen, il centro più numeroso di cristiani, anche se la chiesa e l’abitazione versano in uno stato deplorevole [57] . Dopo aver visitato le cristianità principali del distretto per farsi un’idea della situazione, si dedica ai lavori di riparazione.

Così fanno anche gli altri sacerdoti. All’inizio del 1947 p. Poletti ritorna al suo vecchio distretto di Tam Tong, dove si trova p. Antonio Wong. Ma il disordine va crescendo sempre più, con attività illegali e criminali di ogni tipo, per cui p. Poletti verso la fine dell’anno deve rientrare in Hong Kong e, persino, rimpatriare per un po’ di riposo [58] .

Il disordine è causato dalla ricomparsa, oltre che del brigantaggio, anche dei guerriglieri comunisti che praticano il sabotaggio metodico per destabilizzare il governo nazionalista. Il 28 giugno 1948, a Tam Tong, p. Antonio Wong viene sequestrato da una banda di criminali. È liberato nel settembre seguente, dietro lo sborso di un riscatto, ma deve essere sostituito temporaneamente. Nonostante la situazione precaria e le tensioni tra nazionalisti e guerriglieri comunisti o briganti, verso la metà del dicembre 1948, mons. Valtorta si reca in visita pastorale a Wai Chow. Vi amministra la cresima. Si reca poi a Yit Tiao Long e a Ng Tsuen, per celebrare la festa patronale con p. De Ascaniis [59] .  

Mentre p. G.B. Wong è richiamato a Hong Kong, p. Cantore viene assegnato a Wai Chow nell’ottobre 1949 e si affretta a recarvisi subito dopo la consacrazione episcopale di mons. Bianchi, perché il territorio sta per essere occupato dai comunisti.

“Il 14 scorso lunedì – informa p. Cantore, – due o tre messeri con revolver vennero qui per vedere se era possibile occupare la bella e nuova chiesa di S. Giuseppe... hanno già occupato l’ospedale” [60] . Mentre i comunisti avanzano, i giovani sono costretti ad arruolarsi. Verso la fine di ottobre del 1949 i soldati nazionalisti si ritirano dal distretto di Ap Tsai Po. Pochi giorni dopo arrivano i comunisti e prendono il controllo della zona senza incontrare resistenze. In un primo periodo tutto procede nella calma e con ordine. I cristiani e i sacerdoti sono lasciati liberi e indisturbati nelle loro attività religiose.

Nei mesi di aprile e maggio del 1950 mons. Bianchi, dall’Hoi Fung, può compiere una visita ai distretti del Wai Yeung [61] . Ma in seguito, gradualmente, aumentano gli ostacoli imposti dai comunisti, con occupazioni di locali, richieste di rapporti dettagliati sulle attività, sul personale e sulle proprietà della Chiesa, divieto di permessi di movimento [62] , in un clima di frequenti dimostrazioni contro l’America e in favore della guerra in Corea [63] .

Ben presto il governo adotta una politica di oppressione e di lotta esplicita contro la religione. Nel dicembre 1950 tutti i sacerdoti sono chiamati dalla polizia e limitati nei movimenti. Pochi giorni dopo, arriva il decreto ufficiale che sospende ogni attività religiosa, motivato dalla messa in atto della riforma agraria. P. De Ascaniis riporta, alla fine del 1950: “Fino a qualche tempo fa, ero abbastanza libero... Poi cominciarono restrizioni, che mi obbligavano a far pratiche noiose quando dovevo uscire dal mio distretto” [64] . È il domicilio coatto e la restrizione completa dei movimenti. All’inizio del 1951 le proprietà della Chiesa sono gravate da forti imposte. Il 7 marzo 1951 p. Leone Chan viene arrestato sotto accusa di aver avvelenato i pozzi ed è condotto in carcere a Canton. Le chiese vengono chiuse, con un pretesto o un altro. Iniziano anche le pressioni, con mille sotterfugi, per spingere i sacerdoti stranieri a lasciare la Cina. A p. De Ascaniis giunge l’ordine di andare a Wai Chow per farsi registrare (30 marzo 1951). Vi si reca e trova nella residenza della Missione anche i missionari dell’Hoi Fung, mons. Bianchi, i pp. Della Nina, Aletta e Pagani, i quali vi sono stati condotti con la stessa scusa. La “registrazione” consiste in un interrogatorio individuale, un’indagine generale sulla loro vita e attività, condotta con rudezza e volgarità. Mons. Bianchi consiglia di fare domanda per uscire dalla Cina. Mentre i padri dell’Hoi Fung devono ritornare là in attesa, i pp. Cantore e De Ascaniis rimangono nella residenza di Wai Chow fino al 10 ottobre, quando viene loro dato il permesso di partire. Passando da Canton, giungono in Hong Kong il 12 ottobre. Così si conclude la presenza del PIME nel Wai Yeung.  Vi rimangono i sacerdoti cinesi, il vicario foraneo p. A. Ma, con p. Antonio Chow To Man a Wai Chow, p. Leone Chan in prigione e in seguito condannato ai lavori forzati; p. Giovanni Wong Yu Chi a Wang Lak, p. Pietro Chow Wai Tak a Ping Shan e p. Antonio Wong Chi Sing a Tam Tong.  

Nell’Hoi Fung, dopo il ritorno ai loro posti da Ka Ying nel 1946, i missionari italiani, cioè i pp. Robba, Bianchi, Della Nina, Zago e Aletta, aiutati da alcuni preti cinesi, riprendono con zelo l’apostolato e le visite dei villaggi. Constatano con gioia che la fede non si è spenta, anzi che tutti i cristiani ritornano volentieri ai sacramenti e anche i pagani si dimostrano accoglienti. A Swa Bue ricominciano le celebrazioni solenni delle feste; la prima è quella della Pentecoste, con una partecipazione minore che nel passato, “ma pensando a tutti i morti in questi anni e fuggiti altrove – commenta p. Zago, – possiamo dire che la cristianità di Swa Bue non è ancora finita” [65] .

In maggio vi sono trasferimenti tra il personale cinese, mentre in autunno viene riaperta la scuola del S. Cuore a Swa Bue. Il 23 settembre 1947 è celebrato solennemente il 25° di sacerdozio di p. Bianchi a S. Giuseppe, dopo aver terminato la ricostruzione della residenza dei padri. Alla fine del 1947 arrivano nuovi rinforzi dall’Italia: i pp. Mencarini e Pagani, che vanno a risiedere a S. Giuseppe per studiare la lingua.

Il 1948 vede la riparazione di varie chiese e l’inizio dell’apostolato in nuovi posti. Ma si profilano all’orizzonte cambiamenti non tanto piacevoli.

Dopo essersi trasferito a Swa Bue come rettore, p. Zago si accorge di parecchie beghe manovrate in seno alla comunità. Ne rimane disgustato e, anche per motivi di salute (soffre di sprue, malattia tropicale che provoca continui disturbi intestinali) nel tardo autunno del 1948 chiede di rientrare in Hong Kong. P. Aletta gli succede come rettore di Swa Bue. Il 24 settembre 1948 p. Robba, che dal 1946 gira di villaggio in villaggio come un apostolo itinerante, è costretto dalla malattia a ritornare in Hong Kong, dove finisce il suo pellegrinaggio terreno (29 settembre) [66] . All’inizio del 1949 p. Zago lascia definitivamente Hong Kong per l’Italia, [67] mentre nell’estate seguente anche p. Della Nina rimpatria per bisogno di cure.

Nei primi di maggio del 1949, nell’intero Hoi Fung, dove p. Bianchi lavorava dal lontano 1924, si diffonde veloce la notizia della sua nomina episcopale, suscitando sentimenti misti di dolore e di orgoglio: rincrescimento per la partenza del pastore a tutti caro, ma anche fierezza perché proprio lui è stato chiamato alla guida della diocesi in un momento così difficile. Si manifesta anche un forte senso di riconoscenza, tanto che non lo lasciano partire senza un ricordo del loro affetto: tutti danno il loro contributo per regalargli la croce pettorale d’oro, che il nuovo vescovo terrà come il tesoro più prezioso. Nel frattempo p. Bianchi continua a lavorare nell’Hoi Fung, in procinto di essere conquistato dai comunisti, mentre in giugno p. Mencarini è richiamato in Hong Kong. Swa Bue viene attaccata dall’esercito rosso il 16 luglio 1949, ma senza successo. I padri scendono a Hong Kong per la consacrazione episcopale di p. Bianchi, che avviene nella cattedrale il 9 ottobre 1949 dalle mani di mons. Valtorta. Lo scopo della nomina a vescovo coadiutore con il diritto di successione è ovviamente quello di dare un’assistenza valida al vescovo anziano e malato, per cui sembra evidente che mons. Bianchi debba rimanere in città. Ma l’incalzare dell’Armata Rossa nel Guangdong lascia presagire momenti difficili ai distretti interni della diocesi, e mons. Bianchi è l’unica persona che può assistere i cattolici in quell’area. Inevitabilmente mons. Valtorta si convince a lasciarlo partire. La settimana dopo la consacrazione episcopale (17 ottobre), quindi, insieme ai pp. Aletta, Pagani e G. Wong Yuk Muk, mons. Bianchi riparte per l’Hoi Fung. Dopo un viaggio molto tribolato, di ben otto giorni (in tempi più tranquilli ne sarebbe bastato uno), la notte del 25 ottobre – festa di Cristo Re – arrivano a Swa Bue dove p. Lam So aveva già perso ogni speranza di rivederli. Constatano che tutto ormai è sotto il governo comunista, ma non trovano difficoltà a rimanere. Mons. Bianchi si reca a S. Giuseppe, p. Pagani a Tea Tsai, mentre p. Aletta rimane a Swa Bue.

Così cominciano la vita sotto il nuovo regime. Nei primi tempi possono lavorare senza noie in mezzo alla gente ed essere di incoraggiamento a tutti con la loro presenza e assistenza [68] . Nel gennaio 1950 anche p. Della Nina, già da qualche giorno rientrato dall’Italia, raggiunge l’Hoi Fung senza difficoltà particolari. Dopo la celebrazione della festa di S. Giuseppe e della Pasqua, mons. Bianchi si reca a visitare le cristianità del Wai Yeung. La situazione rimane abbastanza pacifica. A volte i missionari ricevono persino trattamenti speciali dalle autorità governative, ma, dopo circa un anno, la politica cambia. “Pare proprio che vogliano occuparsi di noi – scrive mons. Bianchi. – Il capo di Ko Tong ci informa dell’ordine di non uscire, altre voci che saremo mandati a Canton...” [69] . Vengono imposte restrizioni ai movimenti dei missionari, che, uno dopo l’altro, e qualcuno anche con brutte maniere, sono messi sotto sorveglianza nella propria residenza: p. Aletta il 9 dicembre 1950, p. Pagani il 6 febbraio 1951, p. Della Nina e mons. Bianchi subito dopo. Il sabato santo, il 23 marzo 1951, tutti e quattro sono radunati nella città di Hoi Fung e rinchiusi insieme in una stamberga. Dopo tre giorni vengono trasferiti a Wai Chow e messi insieme agli altri confratelli di quel distretto, i pp. De Ascaniis e Cantore, per la “registrazione” già menzionata sopra. Il 26 aprile seguente, i quattro padri dell’Hoi Fung sono riportati nel loro distretto e detenuti nella stanza di un piccolo albergo. Il 4 giugno 1952 i pp. Della Nina, Aletta e Pagani vengono rilasciati e due giorni dopo arrivano a Hong Kong [70] , mentre mons. Bianchi resta detenuto. Ai confratelli che partono affida una lettera per il vicario generale, p. Riganti, che può considerarsi un testamento: “Il primo stadio del mio Calvario è finito. Finora, eravamo in quattro a portare la croce e quindi sembrava più leggera. Ora rimango solo, o meglio sento il Signore più vicino e Lui mi darà la forza e il coraggio di soffrire con Lui e con il Suo Corpo mistico...” [71] . Sarà liberato solo il 17 ottobre 1952, e così si concluderà la presenza del PIME in Hoi Fung [72] .  

La problematica e la vita comunitaria del PIME in Hong Kong (1946-1952)  

La Convenzione stipulata nel 1933 continuava a creare problemi. Le occasioni per dispute non mancavano. In primo luogo, il vescovo desiderava sviluppare la proprietà accanto a S. Teresa, ma ciò suscitava una serie di quesiti non previsti dalla Convenzione passata [73] . In seguito si pose la questione da che fondo si dovessero ricavare i pagamenti dei viaggi dei membri della Procura [74] . Roma sottolineava che non aveva mai ricevuto il famoso 6% convenuto [75] . Mons. Valtorta si preoccupava di trovare finanziamenti per la riorganizzazione della diocesi, per cui diffidava della Procura dell’Istituto e dei “guadagni” della chiesa di S. Margherita come se si intendesse defraudarlo di quanto gli era urgentemente necessario.

P. Riganti si sfogava: “… il vescovo pare che abbia piacere a mettere in rilievo che noi ci stimiamo degli aristocratici, degli indipendenti, qui a S. Margherita, che siamo del PIME e quasi non della Missione… Tutte cose falsissime, dato che ci teniamo unitissimi agli altri padri che tanto volentieri vengono da noi e con i quali ci troviamo in ottime relazioni” [76] . Le dispute riguardo alla Convenzione daranno ancora del filo da torcere, anche dopo la morte di mons. Valtorta.  

Nel giugno 1946 giunse a Hong Kong la richiesta di sottoporre i nominativi per l’elezione della nuova Direzione generale del PIME. Fu necessario eleggere anche i delegati di Hong Kong per la 4° Assemblea generale del 1947: venne scelto p. Liberatore. La comunità voleva anche essere informata dalla commissione preparatoria sugli argomenti e sull’agenda in modo da far portare dal delegato i pareri di tutti i padri [77] . P. Liberatore partì per nave nell’aprile 1947. Anche mons. Valtorta partecipò all’Assemblea generale (15 luglio - 9 agosto 1947), in cui p. Luigi Risso venne eletto superiore generale e p. Antonio Riganti tra i suoi assistenti. Il quale, come si è già visto, assunse la carica nell’autunno del 1948, solo quando fu sostituito nella parrocchia di S. Giuseppe, e la mantenne fino al novembre 1949, quindi diede le dimissioni e ritornò a Hong Kong.  

In quel periodo dovette essere risolta anche la questione della nomina del nuovo superiore della Regione Cina. Nell’ottobre 1946 fu nominato p. Bianchi, che però aveva forti difficoltà ad accettare [78] . Il suo rifiuto venne, alla fine, accettato con suo grande sollievo. In seguito, l’evolversi della situazione portò la Direzione generale a prendere un altro tipo di decisione. Poiché la proposta fatta a p. Liberatore di recarsi nel nord della Cina come visitatore delle missioni del PIME non era andata in porto [79] , il nuovo superiore generale p. Luigi Risso intraprese lui stesso il compito. E a Hong Kong, alla fine della visita canonica di questa Missione (29 settembre - 25 ottobre 1948), in cui aveva incontrato personalmente tutti i padri presenti per gli esercizi spirituali, annunciò la decisione che “la Diocesi di Hong Kong, finché dureranno le attuali circostanze, abbia un suo particolare Superiore Regionale”. A tale carica fu nominato p. Ottavio Liberatore, allora rettore di S. Margherita e procuratore dell’Istituto [80] .

Alla fine del 1949 p. Riganti ritornò a Hong Kong con la nomina di rettore di S. Margherita e di procuratore del PIME al posto di p. Liberatore. Questi, pur sporgendo reclami ufficiali persino a Roma, accettò infine di fare il sovrintendente della Procura della Missione e il direttore del Centro cattolico, oltre a proseguire nell’incarico di superiore regionale.  

Un altro elemento significativo della vita comunitaria del PIME in questi anni fu l’accoglienza e l’ospitalità ai confratelli espulsi dalla Cina: alcuni solo per un passaggio, più o meno breve, altri per un servizio più lungo e persino per l’assegnamento definitivo a questa missione. Dal 1947 al 1952 passarono decine e decine di confratelli – compresi i loro vescovi – usciti o espulsi dalle quattro diocesi che l’Istituto aveva in Cina: Kaifeng, Weihui, Nanyang e Hanzhong. Il superiore regionale di Hong Kong doveva prendersi la responsabilità anche di tutti loro [81] . E p. Risso precisava a mons. Valtorta: “La Direzione generale ha deciso che siano trasferiti in Giappone tutti i missionari giunti in Cina dopo la guerra…” [82] . Ci furono obiezioni sulla scelta del Giappone [83] . Di fatto, come si vedrà, non tutti i confratelli designati vi andarono, e quindici vennero trattenuti a lavorare nella diocesi di Hong Kong.  

La morte di mons. Enrico Valtorta e il suo contributo  

La salute di mons. Valtorta, sfiancata dalle privazioni della guerra, si era ripresa un po’ durante la vacanza del 1946-47. Ma rimanevano strascichi non leggeri, sebbene il vescovo non smettesse di lavorare. Si concesse un’altra breve sosta, dalla fine di ottobre alla metà di dicembre 1950, quando gli fu pagato il viaggio a Roma per assistere alla solenne proclamazione del dogma dell’Assunta. Verso la fine del gennaio 1951, mons. Valtorta lamentò un parziale oscuramento della vista, e dal marzo seguente la sua salute peggiorò gravemente. Subì un’emorragia cerebrale, per cui fu ricoverato nell’ospedale delle Suore Canossiane a Wanchai [84] . Ebbe un lieve miglioramento, ma provava ancora dolori e fitte alla testa. Mons. Bianchi, informato dell’accaduto, chiese alle autorità locali dell’Hoi Fung il permesso di tornare a Hong Kong, ma non ricevette risposta.

Il vescovo si ristabilì abbastanza da poter celebrare il suo giubileo episcopale alla metà di giugno. Ricevette così una solenne testimonianza di venerazione da parte di tutta la popolazione: ricchi e poveri, cattolici e non cattolici gli si affollarono attorno durante le cerimonie liturgiche e i ricevimenti pubblici. Il suo amore per i poveri fu premiato con ricche donazioni, anche da parte del S. Padre, da distribuire ai rifugiati [85] .

“In questa occasione apparve quanto mons. Valtorta fosse stimato dal pubblico altolocato e dal semplice popolo. Tutti ricordarono quello che egli aveva fatto durante l’occupazione giapponese e nell’immediato dopoguerra per alleviare le sofferenze di quanti ricorrevano a lui… Monsignore, sebbene di recente uscito dall’ospedale, non sembrava soffrire per tali eccessivi impegni; era assai commosso per tante manifestazioni e soprattutto riconoscente per la cospicua somma raccolta come fondo di carità, che gli avrebbe dato modo di provvedere a varie opere di beneficenza e di assistenza” [86] .

Verso la metà di agosto, il vescovo subì un attacco cardiaco e fu nuovamente ricoverato nell’ospedale di S. Francesco. Soffriva intensamente. Quando si rese conto che la sua vita attiva era giunta al termine, si preparò diligentemente a fare una buona morte. Il terzo attacco fu fatale e lo fece cadere in uno stato di incoscienza quasi continua, fino alla morte, avvenuta il 3 settembre. Non appena si diffuse la notizia della scomparsa del vescovo, vi fu un andirivieni continuo per venerarne la salma. La Messa per le esequie fu celebrata da mons. Giobbe Chen, vescovo di Zhengding, Hebei, mentre la processione al cimitero si svolse nel pomeriggio, con la partecipazione delle più alte autorità della colonia, di tutto il clero e personale religioso, oltre ad una massa di fedeli che si allungava per ben tre miglia [87] .

“Sotto il governo di mons. Valtorta, Hong Kong vide fiorire numerose istituzioni, le cui attività si estesero a tutte le classi… La sua perspicacia, la sua arte di governo, in cui era maestro, lo mettevano in posizione di poterlo fare. Egli era un uomo di finissimo tatto diplomatico. Monsignore non solo sapeva evitare di urtare le suscettibilità nazionalistiche, non solo sapeva disciplinare le più disperate tendenze alla sua volontà, ma (quel che è più ammirabile) sapeva cattivarsi la sincera stima e ammirazione di tutti… La sua umiltà era sentita e profonda. Conoscendo il suo carattere energico, piuttosto impetuoso, di fronte a offese irriverenti ognuno si sarebbe aspettato una giusta, dignitosa reazione. Egli invece le riceveva in silenzio, senza perdere la calma. Di più, non conservava rancore. La sua dignità e le sue doti non lo esaltavano; le lodi sembrava che neppure lo sfiorassero… Monsignore aveva un cuore d’oro, che nascondeva sotto una scorza abitualmente piuttosto ruvida. Dico abitualmente, perché coi piccoli e coi poveri lo mostrava senza ombra di ruvidezza. Coi poveri, coi sofferenti era proprio un padre” [88] .

“Emergevano in lui – scriverà il suo successore, mons. Bianchi, – la bontà, la carità che sbocciava da un cuore d’oro che non rifiutava nulla a nessuno, specie durante l’occupazione giapponese, quando gli occupanti tagliavano viveri alla popolazione civile, per costringerla ad evacuare la colonia. Ma Mons. Valtorta era pure un uomo di grandi vedute, aperto, realizzatore: i 25 anni del suo episcopato sono stati di ammirabile progresso della missione. Il rapido sviluppo di Hong Kong come centro commerciale, accentuatosi dopo la seconda guerra mondiale, aveva richiesto misure adeguate anche nel campo religioso. Mons. Valtorta vi aveva risposto chiamando ad Hong Kong numerosi ordini e congregazioni maschili e femminili, oltre che fondando il seminario regionale, il Centro cattolico (per le attività di stampa e animazione), la ‘Catholic Truth Society’ (editrice cattolica) e poi numerose istituzioni scolastiche, caritative e assistenziali. Le autorità civili, a cominciare dal governatore inglese, lo consideravano un uomo di eccezione: qualunque petizione egli facesse, veniva accolta. La sua personalità così elevata e così popolare dava alla Chiesa cattolica di Hong Kong una stima talmente universale da far sembrare il Cattolicesimo religione maggioritaria, invece che solo di una piccola minoranza e per di più in una colonia inglese, in cui la religione ufficiale era quella anglicana!” [89] .  

Se per i poveri e i fedeli era molto comprensivo, il carattere risoluto del vescovo non gli permetteva di essere troppo indulgente con i confratelli, quando soprattutto si trattava di doveri. Se aveva cose da dire non le tratteneva a lungo: le esprimeva schietto e chiaro, a voce o per iscritto, anche su pezzetti di carta. Rimproverava e minacciava pure castighi giuridici, quando il diritto canonico lo richiedeva e la condotta di alcuni sacerdoti era poco esemplare. Alcuni confratelli, ugualmente forti di carattere, si trovarono a volte a disagio nel trattare con lui e scrissero giudizi non tanto positivi: gli mandarono lettere anche dure [90] , che lui ponderava e a cui rispondeva con calma, senza legarsela al dito. Mons. Valtorta non chiudeva mai la porta a nessuno; e anche quando dovette allontanare alcuni confratelli per condotta deplorevole o per squilibri psichici, cercò sempre di riprendere i rapporti. Con il clero cinese, il comportamento del vescovo si mantenne più o meno sulla stessa linea, se non fu addirittura più aperto e comprensivo, forse anche perché i rapporti erano più riservati. Egli nutriva un profondo apprezzamento per molti tra i sacerdoti cinesi.

Una valutazione complessiva dei 25 anni dell’episcopato di mons. Valtorta deve prendere in considerazione parecchi aspetti: i suoi eccezionali contributi alla lotta per la sopravvivenza di molta gente durante i quattro anni dell’occupazione giapponese; i suoi ripetuti sforzi, prima e dopo la guerra, per provvedere di strutture efficienti e di chiese le nuove aree che stavano crescendo nella colonia, e per sviluppare i servizi educativi e caritativi impegnandovi anche altre congregazioni religiose; i contatti e gli incoraggiamenti con chi viveva e lavorava nei distretti continentali, a cui era legato anche affettivamente; il suo contributo e la sua apertura mentale nella pianificazione del dopoguerra e nell’organizzazione della nuova diocesi, nonostante la salute ormai debilitata. Indubbiamente mons. Valtorta è stato, tra i predecessori, il vescovo più aperto e lungimirante, che ha preparato bene la diocesi di Hong Kong per il futuro.

Mons. Valtorta, alla sua morte, lasciava il successore già pronto con il diritto di successione ma la sede impedita, essendo mons. Bianchi ancora detenuto nell’Hoi Fung e persino impossibilitato a comunicare con Hong Kong.

La popolazione cattolica, dai 20.500 prima dell’occupazione giapponese, ridotti a 3.000 nel 1945, era cresciuta a 34.000 nel 1948 (inclusi gli 11.000 nei distretti cinesi), a 37.146 al giugno 1949 [91] , e, alla morte del vescovo, a circa 40.000. I sacerdoti del PIME di Hong Kong erano 32, più due fratelli, mentre i preti cinesi diocesani erano 22.  

Sede impedita  

Alla morte di mons. Valtorta, p. Riganti veniva dapprima eletto vicario capitolare (4 settembre), poi, date le circostanze speciali, fu riconfermato dalla Santa Sede vicario generale con tutti i poteri giuridici di vescovo, pur rimanendo parroco della chiesa di S. Margherita e procuratore del PIME (8 settembre) [92] . Dovette immediatamente affrontare i problemi urgenti e complessi della diocesi. L’8 settembre stesso accolse a Hong Kong l’internunzio mons. Antonio. Riberi, espulso dalla Cina [93] .

P. Brookes continuava a lavorare come cancelliere di curia, p. Liberatore come procuratore. P. Riganti nominò nel frattempo i consultori, ma non vedeva l’ora che mons. Bianchi potesse riapparire in Hong Kong, e, dal momento che ritardava, indisse a questo scopo un triduo di preghiera (3-5 aprile 1952).

Uno degli impegni maggiori di p. Riganti fu iniziare il coordinamento dei servizi ai profughi. Egli affidò a p. Amelio Crotti l’ufficio di Ispettore generale dei rifugiati per ottenere una migliore organizzazione del lavoro (19 maggio 1952) [94] . P. Crotti, nel giugno 1952, riferisce l’apertura, oltre al centro rifugiati presso la cattedrale, di un secondo presso la Ricci Hall. In luglio anche p. Narciso Santinon iniziò ad aiutarlo. Quindi, in agosto, il personale responsabile di questo settore era formato da una decina tra sacerdoti, catechisti e maestri. Nel novembre 1952 i neobattezzati raggiungevano i 270, con 130 catecumeni. P. Crotti era pronto a iniziare altrove: “Ora lascio questa comunità in mano a P. Santinon (venuto quattro mesi fa da Hanchung) ed io mi reco a Kowloon, in località di Cheung Sha Wan ad aprire un nuovo centro… ho già costruito due casette per il personale, due padri e due catechisti. Di più anche un altro padre, P. Valeriano Fraccaro, si ferma per lavorare in mezzo ai rifugiati e la Missione sta anche contrattando per un pezzo di terreno a North Point” [95] .

Il lavoro tra i rifugiati residenti nell’ambito delle parrocchie già esistenti, però, faceva nascere equivoci o dubbi sul comportamento da adottare, soprattutto a riguardo della frequenza alla chiesa parrocchiale da parte dei rifugiati neobattezzati, della possibilità di amministrare i battesimi nelle cappelle dei centri, e dell’autonomia del responsabile dei centri stessi [96] .. P. Riganti decise, nel luglio 1952, di fissare le condizioni generali del lavoro e della cooperazione tra diocesi e istituti o congregazioni in questo settore: la diocesi avrebbe passato una certa somma per la fondazione e il funzionamento del centro; la proprietà e le costruzioni dovevano rimanere a nome della diocesi stessa, che aveva quindi il diritto di riprenderle qualora la congregazione le lasciasse o chiudesse; infine, il personale e gli operatori dovevano seguire le direttive dell’ordinario della diocesi. Si permetteva di celebrare la Messa di precetto e di amministrare il battesimo nelle cappelle dei centri, mandando però la lista dei nomi dei neobattezzati affinché fossero registrati nella parrocchia. I missionari che lavoravano in un centro potevano organizzare altre attività religiose in vista del suo sviluppo futuro [97] .  

Oltre alle disposizioni sull’apostolato tra i rifugiati, p. Riganti pubblicò delle direttive per le scuole cattoliche (8 giugno 1952), sottolineando la preferenza assoluta che queste dovevano avere verso l’accoglienza dei figli di cattolici: lanciava lo slogan “ad ogni studente cattolico un posto in una scuola cattolica”, in modo da provvedere loro un’adeguata istruzione religiosa [98] . Nell’autunno 1952 i cattolici della diocesi superavano i 43.000, con circa 2.000 catecumeni.  

Il 17 ottobre 1952 p. A. Poletti, “il portinaio della Cina rossa”, da Tai Po fu chiamato d’urgenza dalla polizia doganale di Lo Wu. Come al solito, inforcò la sua moto e corse subito al posto di dogana. “Giunto al confine, trovo un sergente cinese – scrisse lo stesso padre – il quale mi mostra un passaporto di colore verde, cioè italiano. Lo apro e dò un grido: ‘Ma questo è il mio vescovo! Dov’è?’. ‘Ancora al di là in zona comunista, dietro il filo spinato della sbarra di confine’. Mi precipitai sul ponte di confine e vidi subito Mons. Bianchi. Lì per lì non spiegai nemmeno alla polizia inglese chi fosse quello straniero vestito come un facchino cinese; dissi solo: ‘È il mio Vescovo!’ e lo feci entrare immediatamente in territorio libero. Ci abbracciammo sul ponte. Io credo che quel momento è stato per me la migliore ricompensa del mio diuturno e non facile lavoro al confine...” [99] .

Nel giro di due ore dalla diffusione della notizia della liberazione di mons. Bianchi, una folla giubilante, con alla testa p. Riganti, si raduna alla stazione di Tsim Sha Tsui a manifestargli il suo entusiasmo e ad accompagnarlo alla cattedrale. Qui si intona il Te Deum di ringraziamento e mons. Bianchi prende possesso della sede lasciata vacante da mons. Valtorta da più di un anno.  

 

Sviluppo della Diocesi ed Episcopato di mons. Lorenzo Bianchi (1952-1968)  

Contesto politico ed ecclesiale in Cina e in Hong Kong (1952-1969).  

In Cina, durante tutto questo periodo, si sviluppa con un notevole vigore il processo di ricostruzione e di socializzazione del paese. L’euforia verso l’ideale comunista spinge Mao Zedong ad accelerare i tempi riducendo al minimo il programma verso il “comunismo totale”. Nel 1957 egli lancia il Grande Balzo in avanti, seguito nel 1958 dall’imposizione del sistema delle comuni. Viene meno, però, la cooperazione delle masse, soprattutto rurali. A ciò si aggiunge una serie di gravi disastri e calamità naturali che getta l’intero paese in una situazione di carestia e di fame: milioni di persone muoiono di stenti. Migliaia di abitanti delle regioni limitrofe a Hong Kong cercano rifugio nella colonia inglese e il loro flusso raggiunge l’apice nei primi mesi del 1962, quando, per un certo periodo, le stesse frontiere doganali sono lasciate incustodite.

A causa di questo disastro, Mao Zedong viene messo un po’ da parte dagli altri dirigenti più tecnocratici, dietro l’iniziativa di Liu Shaoqi e di Zhou Enlai, che cercano di revocare tutte le misure estreme adottate precedentemente. Ma Mao aspetta l’occasione della vendetta. Con l’aiuto della moglie Jiang Qing e del capo dell’esercito Lin Biao, nell’estate 1966 lancia la “Rivoluzione culturale”, strumentalizzando l’esercito e la gioventù (le “Guardie rosse”) contro gli altri dirigenti, oppositori della sua linea, al grido di “bombardate i quartieri generali”. Seguono tre anni di disordini, di vendette e di spargimenti di sangue. Questo clima si affievolisce gradualmente, ma continuerà fino alla morte di Mao, nel 1976; sono i dieci anni che verranno definiti “catastrofici”.

Gli estremismi della Rivoluzione culturale in Cina (soprattutto dal 1966 al 1969) provocano un’amplissima e inquietante distruzione del patrimonio culturale e religioso cinese. Nel 1967 il fanatismo trasborda anche nella colonia di Hong Kong con disordini e violenze, che però sono presto domati grazie al fermo intervento della polizia inglese in pieno accordo con Pechino.  

Appartiene a questo periodo la storia più dolorosa della Chiesa cattolica in Cina. La politica ufficiale propugna, nell’ambito delle organizzazioni religiose, il Movimento patriottico per le Tre Autonomie (di amministrazione, di finanziamento e di propagazione) e, di conseguenza, aumenta gli attacchi contro la Chiesa. Nel 1952 Pio XII, con la lettera apostolica “Cupimus in primis”, denuncia la persecuzione e il tentativo di imporre una “Chiesa nazionale”, mentre le autorità cinesi richiedono per i cattolici l’allontanamento di tutto il personale straniero e la separazione dalla S. Sede, con il riconoscimento del loro pieno controllo. Nell’agosto 1953 si raduna un primo “congresso” di sacerdoti a Nanchino che lancia il “movimento riformista”. Pio XII dimostra ancora una volta la sua preoccupazione con l’enciclica “Ad Sinarum Gentium” (7 ottobre 1954), che condanna il movimento separatista.

Le autorità cinesi si affrettano ad espellere il personale straniero e a stringere il controllo sui cattolici cinesi. Nel marzo 1955 rimangono in Cina solo 54 missionari esteri; nella notte dell’8 settembre vengono arrestati il vescovo di Shanghai, Kung Pin-Mei (Gong Pinmei), con una ventina di sacerdoti e centinaia di fedeli. Numerosi altri arresti sono seguiti da grandi processi popolari. Alla fine del 1956 sono arrestati un altro centinaio di sacerdoti e circa 3 mila cattolici cinesi. Il governo riesce a costituire l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi solo il 2 agosto 1957. Vi fa seguito l’ordinazione dei primi due vescovi senza il consenso di Roma (13 aprile 1958), dichiarata illecita da Pio XII (enciclica “Apostolorum Principis”, 29 giugno 1958).

Lo scoppio della Rivoluzione culturale nel 1966 segna la condanna radicale di ogni religione: tutti gli operatori religiosi delle varie tradizioni, anche quelli legati alle associazioni patriottiche, sono perseguitati e messi in prigione; i templi e le chiese vengono chiusi, distrutti o adibiti ad altro uso; è proibita ogni manifestazione esterna di fede. Solo nel 1971 sarà riaperta una chiesa cattolica a Pechino per il servizio religioso ai membri del corpo diplomatico, che resterà l’unica fino a dopo il lancio della liberalizzazione di Deng Xiaoping (fine 1978).  

A livello internazionale, la vita della Chiesa cattolica è puntualizzata dalla celebrazione dell’Anno Mariano nel 1954, dalla morte di Pio XII nel 1958, seguita dall’elevazione al pontificato di Giovanni XXIII (1958-1963), che indice il Concilio Vaticano II (1962-1965), portato a termine da Paolo VI (1963-1978). Il clima di aggiornamento, le riforme lanciate dal Concilio e messe in atto da Paolo VI portano in tutta la Chiesa e anche in Hong Kong ventate di aria fresca e una sostanziale urgenza di rinnovamento.  

A causa della situazione disastrosa in Cina descritta sopra, la popolazione di Hong Kong aumenta con il flusso di rifugiati da 2.015.300 nel 1951 a 3.129.648 nel 1961 e si avvicina ai 4 milioni nel 1971. Anche la Rivoluzione culturale è fonte di disordini violenti per Hong Kong (soprattutto dal 6 maggio fino ad agosto 1967) e di grosse preoccupazioni per la stessa Chiesa cattolica locale. Mons. Bianchi pubblica in maggio una breve dichiarazione, appellandosi a tutti i cattolici affinché si dissocino da ogni manifestazione illegale e violenta. Il nunzio mons. Giuseppe Caprio richiede un raduno dei superiori maggiori in Hong Kong, che si svolge il 23 giugno seguente, per valutare la gravità della situazione. Anche se vengono suggerite proposte eccessivamente prudenziali, mons. Bianchi esorta a evitare ogni iniziativa ispirata dal panico, e tanto meno un esodo, bensì a contribuire al mantenimento dell’ordine e della stabilità [100] .

In genere, la vita della Chiesa di Hong Kong in questo periodo è caratterizzata, da un lato, dagli impegni relativi all’afflusso di profughi e dagli avvenimenti della Rivoluzione culturale; dall’altro, dalle sfide interne derivate dal nuovo clima di rinnovamento che va diffondendosi con lo svolgimento e l’attuazione delle decisioni del Concilio Vaticano II.  

Il dilemma dell’accoglienza delle congregazioni religiose  

La situazione sociale ed ecclesiale degli anni 1950-60 in Hong Kong si manifestava abbastanza diversificata e stimolante. Agli sforzi di ristrutturazione diocesana del dopoguerra, si aggiungeva la problematica posta dai profughi dalla Cina continentale. I servizi immediati richiesti da questi ultimi assorbivano quasi tutta l’attenzione e l’impegno della diocesi e dei padri del PIME. Furono anni entusiasmanti per i missionari che si sentivano pienamente assorbiti nel lavoro e raccoglievano i frutti immediati del loro apostolato.

Con i profughi, come si è visto, arrivavano anche i membri delle varie congregazioni religiose, espulsi dalla Cina: fin quando il loro numero si mantenne limitato, le difficoltà erano ridotte. La S. Sede affidò a mons. Bianchi l’impegno di assistere non solo i missionari profughi, ma anche le opere delle loro Missioni sul continente cinese. Il vescovo, nel luglio 1953, riferì che, con l’assistenza dei vari procuratori, “abbiamo cercato di venire loro in aiuto nel modo più equo possibile…” [101] .

Ma la crescita in numero delle congregazioni che si stabilivano nella colonia e, con il passare del tempo, la fine del loro impegno originale di assistenza ai confratelli che uscivano dalla Cina posero mons. Bianchi in un dilemma non facile. Le istruzioni dell’Internunziatura proponevano di ospitare il personale religioso e di aiutarlo ad “attraversare la Colonia nel tempo più breve possibile” e anche lo stesso governo coloniale spingeva nella stessa direzione. La permanenza prolungata dei religiosi senza nessun beneplacito esplicito e altri fattori cominciavano a far nascere difficoltà. Il vescovo tergiversava rivolgendosi a Propaganda [102] , la quale rispondeva, sottolineando il diritto dell’Ordinario nei territori di missione e la necessità del beneplacito della S. Congregazione stessa a riguardo della loro permanenza [103] . D’altronde, l’apostolato si faceva sempre più ingente e necessitava molto personale. Mons. Bianchi, sempre in contatto con Propaganda Fide [104] , giunse a un compromesso pratico: decise insieme a tutti i parroci, sulla stessa linea intrapresa da mons. Valtorta, di accettare ufficialmente le congregazioni che intendevano impegnarsi nel lavoro pastorale della diocesi:

“Dato il continuo sviluppo della Diocesi, l’aumento dei Cattolici, ecc., si sente più urgente il bisogno di aprire nuove parrocchie. Siccome sembra che il PIME, l’Istituto a cui la Diocesi è affidata, non possa far fronte al problema, sia per la mancanza di personale sia per la limitazione dei fondi disponibili, Mons. Bianchi domanda se si possa e si debba approvare come principio generale la chiamata di Religiosi a prendere queste Parrocchie che si dovrebbero pur stabilire. Questo principio viene approvato alla quasi unanimità” [105] .

Così, mentre nel 1947 operavano, oltre al clero cinese diocesano e al PIME, sei congregazioni religiose maschili con un totale di 68 sacerdoti e 10 fratelli, ed otto congregazioni femminili con 270 suore, nel 1957 queste erano salite rispettivamente a 13 congregazioni maschili con 190 sacerdoti e 89 fratelli, e 20 femminili con 565 religiose. L’espulsione di così tanto personale dalla Cina rese un ottimo servizio a Hong Kong, permettendo il moltiplicarsi di chiese, di scuole, di contatti personali, di servizi e di conversioni [106] , il tutto concentrato nella sola colonia inglese, dato che la parte continentale della diocesi era ufficialmente staccata e resa autonoma dalle autorità cinesi (17 giugno 1958) .

Nel 1958, in occasione delle celebrazioni del centenario della presenza del PIME in Hong Kong, mons. Bianchi poteva vantarsi: “Poche diocesi missionarie nel mondo possono presentare un totale di oltre una trentina di Ordini e Congregazioni religiose... tanto che fuori di Hong Kong, non pochi sono coloro che trovano un po’ difficile indovinare a chi la Diocesi sia effettivamente affidata... Ma possiamo dire chiaramente che questa nostra attitudine non è stata dovuta solo ad un senso di ospitalità e di carità cristiana, ma specialmente alla coscienza che abbiamo del nostro dovere apostolico. Perché ci sentiamo Chiesa Cattolica, prima di essere un particolare Istituto” [107] .  

Avvicendamento del personale del PIME (1952-1969)  

Con la liberazione e il ritorno a Hong Kong di mons. Bianchi, la situazione della diocesi si regolarizza. P. Riganti è confermato vicario generale, ma dal momento che era sempre stato restio a questo compito e necessita anche un vicario cinese, gli viene affiancato un secondo nella persona di p. Felice Shek (31 dicembre 1952). Questa nomina costituisce l’inizio del processo di localizzazione, a cui l’Istituto, pur rimanendo ancora in pieno controllo della direzione diocesana, si sta gradualmente sensibilizzando. Con la normalizzazione, il lavoro riprende con maggior impegno.  

La composizione dei membri del PIME in questi anni è costituita, oltre che dal richiamo di p. Ricciardi dal seminario di Macao nel 1956, dall’assegnamento di membri provenienti delle missioni della Cina continentale e dall’arrivo di nuovi destinati dall’Italia, e, come primo esperimento, anche dagli USA.

I confratelli provenienti dall’interno della Cina e assegnati alla Diocesi di Hong Kong sono: da Kaifeng, p. Amelio Crotti (dall’8 ottobre 1951 fino al 1954) e fr. Vittorio Polo (dal 24 ottobre 1953); da Nanyang, i pp. Angelo Bacchin (dal 14 febbraio 1954), Giovanni Viganò (dal 2 gennaio 1954), Giuseppe Carrà (dal 2 dicembre 1953), fr. Luigino Brambilla (dal 22 settembre 1952) e Francesco De Maestri (dal 26 marzo 1955); da Weihui i pp. Domenico Maringelli (dal 25 febbraio 1954) e Ferruccio Tettamanzi (dal 26 maggio 1954); e da Hanzhong, i pp. Valeriano Fraccaro (dall’11 ottobre 1952), Narciso Santinon (dal 7 aprile 1952), Luigi Bolis (dal 6 gennaio 1953) e Pietro Martinelli (dal 5 marzo 1953).

Dall’Italia, nel 1953 vengono assegnati a Hong Kong i pp. Pietro Bonaldo e Luigi Gambaro, seguiti nel 1954 dai pp. Secondo Einaudi, Antonio Formenti, Giulio Busato e Antonio Garaventa. Nell’autunno 1955 vi giungono i pp. Vincenzo Carbone e Giuseppe Viganò e, dopo Natale, p. Francesco Lerda, ma, durante l’anno, p. Busato deve rimpatriare definitivamente per malattia [108] . Nel 1956 vi sono destinati i pp. Angelo Lazzarotto, Egidio Giussani e Filippo Comissari, seguiti l’anno seguente dai pp. Fernando Galbiati, Enea Tapella e Angelo Negri. Nell’agosto 1958 vi arriva p. Luigi Maria Monti, mentre verso la fine dello stesso anno seguono i pp. Gianni Giampietro e Italo Baffioni, di cui il primo destinato a S. Margherita. P. Baffioni, purtroppo, dopo solo qualche mese di studio, si esaurisce gravemente ed è costretto al rimpatrio definitivo nella primavera del 1959 [109] .

Nel 1959 sono destinati a Hong Kong i pp. Arturo Daviddi e Dino Doimo, quest’ultimo per S. Margherita.

Il 30 settembre 1960 partono per Hong Kong i pp. Benito Bottigliero, Mario Marazzi e Antonio Uda. Nel 1961 vi arrivano i pp. Luigi Colombo, Domenico Cozzolino, Piero Galbiati, Carlo Monteverdi e fr. Andrea Causa, mentre nel 1962 p. Carlo Tei e nel 1963 p. Guido Meneghetti. Nel 1964 vi sono mandati i pp. Edoardo Fazzioli, Tommaso Ferrarese, Armando Magnacca, Ivano Salonia e Sandy Garzarelli (quest’ultimo dagli USA), mentre p. Carbone è richiamato per un servizio in Italia. Seguono nel 1965 i pp. Amedeo Barbieri, Robert Grothaus, Vittorio Beretta e Adelio Lambertoni, ma p. Grothaus, che viene dagli USA, rimpatria nel maggio seguente [110] . Nel 1966 è destinato a Hong Kong p. Giacomo Girardi, seguito nel 1967 dai pp. Franco Gritti, Giosuè Bonzi, Giuseppe Salaroli e Piero Zambarbieri. Nel 1968 vi si aggiungono i pp. Emilio Leoni e Vittorio Grioni.

Dal 1953 alla fine del 1968 i membri del PIME che lavoravano a Hong Kong erano saliti da 46 (un vescovo, 41 padri e 4 fratelli) a 68 (un vescovo, 62 padri e 5 fratelli).  

Attività dei membri del PIME nelle istituzioni centrali diocesane (1952-1969)  

Gli impegni dei membri del PIME a livello direttivo e centrale della Diocesi vedono in questi anni la seguente evoluzione.

In curia, nel 1952, come cancelliere continua p. Brookes fino all’ottobre 1953, quando viene sostituito da p. Bruzzone, che ha il compito di riorganizzare l’ufficio, assistito da p. Osvaldo Pisani, mentre p. Mencarini è segretario del vescovo e p. Liberatore procuratore, aiutato dal fr. Colleoni [111] . L’anno seguente diventa procuratore p. Mencarini, mentre, nel 1956, p. Pagani sostituisce p. Pisani come vice-cancelliere. Nell’agosto 1959 p. Riganti dà le dimissioni da vicario generale e p. Mencarini ne prende il posto sempre di fianco a mons. F. Shek, mentre è sostituito in procura da p. Giuseppe Viganò. Con la morte di mons. Shek alla fine del 1962, è nominato vicario generale p. Leone Chan. Nel 1965 p. G. Viganò rimpatria per malattia [112] , e il posto di procuratore è ripreso da p. Mencarini, che rimane anche vicario generale. Nel 1967, con l’ordinazione a vescovo ausiliare di mons. Hsu  Chen-Ping e la sua nomina a vicario generale, entrambi i vicari pp. Mencarini e L. Chan scadono dalla carica (20 novembre); p. Mencarini però rimane procuratore e segretario del vescovo.  

Il Seminario regionale continua sotto la responsabilità dei padri Gesuiti irlandesi. Nel seminario minore diocesano dello Spirito Santo, invece, p. De Ascaniis prende il posto di p. Shek come rettore, dal 1953 fino al 1955. Poi, dopo un anno di pro-rettorato di p. Giuseppe Mak Yi Cho, la direzione del seminario ritorna sotto la responsabilità del PIME, con p. Bonaldo come rettore e p. Alessio come padre spirituale. Nel 1957 il seminario viene trasferito da Sai Kung nei nuovi locali di Pokfulam. Qui nell’autunno del 1957 p. Bonaldo, richiamato in Italia [113] , viene sostituito da p. Einaudi, mentre l’anno seguente p. Gambaro assume il posto di padre spirituale. Nel 1959 vi si aggiunge, del PIME, anche p. Luigi M. Monti come insegnante, e l’anno seguente p. Fernando Galbiati. Nel 1962 p. Bazzo ne diventa rettore.

Nel settembre 1964, con la chiusura del Seminario regionale [114] , quello diocesano diventava unico (minore e maggiore insieme) e si trasferisce ad Aberdeen [115] . Ai pp. Bazzo e Gambaro si unisce anche p. E. Beretta come insegnante. L’anno seguente si aggiunge fr. Andrea Causa, in carica dell’economia. Nel 1966 il corpo insegnante è rinforzato da altri due padri del PIME, i pp. Barbieri e Tei. Nel 1967 come rettore al posto di p. Bazzo viene nominato un sacerdote cinese, p. Giuseppe Fung, mentre p. Tei diventa vice-rettore: nel corpo insegnante si aggiungono, del PIME, i pp. Bruzzone e Giampietro, mentre p. Barbieri diventa prefetto degli studi. Nel 1968 p. Tei diventa pro-rettore, mentre p. Comissari sostituisce p. Gambaro come padre spirituale.  

Riguardo al Centro cattolico, nel 1952 ne è direttore p. Liberatore, aiutato da p. Mencarini e, dall’agosto, anche da p. Carlo Herman Vath. Alle dimissioni di p. Liberatore, p. Mencarini viene nominato direttore, ma, ammalatosi, è sostituito da p. Carl H.Vath (febbraio 1953).

Il vescovo è preoccupato per la stampa cattolica. La “Catholic Truth Society”, con la “Hwa Min Press” fondata recentemente a Taipei, sono le due sole case editrici cattoliche rimaste attive nel mondo cinese di quegli anni [116] . Nel 1958, finito lo studio delle lingue, p. Lazzarotto è nominato assistente di p. C. Vath. Diventa direttore del Centro nel 1964, ma nel 1965 è richiamato in Italia e viene sostituito da p. Hsu Chen Ping. Intanto, nel 1963 è stato aggiunto come assistente anche p. Marazzi, e nel 1966 p. S. Garzarelli. Nel 1967, mentre mons. Hsu Chen-Ping è presidente del Centro, p. Marazzi ne viene nominato direttore e p. Garzarelli suo assistente; quest’ultimo vi lavora fino al 1968 [117] .  

Nel campo dell’apostolato dei laici, p. Speziali fornisce un notevole contributo allo sviluppo della Legione di Maria [118] e della Commissione catechetica [119] . Quando, nel 1958, viene formato il Consiglio diocesano per l’apostolato dei laici, p. G. Carrà ne è nominato delegato vescovile, con l’obiettivo di coordinare e di stimolare la presenza e l’apostolato delle associazioni laicali in ogni parrocchia. Nel 1962 il posto di p. Carrà viene preso da p. Einaudi, sostituito da p. Pisani nel 1964, fino al 1968.

Nel campo finanziario e dello sviluppo edilizio della diocesi, i membri del PIME hanno continuato ad essere notevolmente presenti, non solo nel lavoro tradizionale della procura, ma anche nelle nuove commissioni che si andavano formando, in collegamento con i servizi sociali e scolastici: come il Comitato diocesano per le Chiese e per le Scuole (nel 1956) e la Conferenza cattolica di Assistenza sociale di Hong Kong (nel 1958), di cui p. Lerda diventa vice-presidente nel 1959. Nel 1960 da questa si divide la Caritas-Hong Kong, della quale sempre p. Lerda diviene vice-presidente [120] .

Nel 1962 anche p. Mencarini, vicario generale e delegato vescovile per le attività sociali e caritative, entra nel corpo direttivo della Caritas-Hong Kong, di cui nel 1968 p. Lerda svolge le funzioni di presidente.

Nello stesso 1962 viene formata anche la Commissione vescovile dell’Ufficio di coordinamento tra le agenzie volontarie cattoliche internazionali, nel cui consiglio direttivo figurano i pp. Mencarini, Lerda e Lazzarotto. Nel 1967 si stabilisce anche la Commissione per la pianificazione finanziaria con p. Mencarini come presidente, fr. Colleoni come segretario e p. Lerda membro.

Nel settore dell’educazione un contributo notevole è offerto specialmente dai pp. Mencarini e Carrà. Nel 1964, nel nuovo Consiglio per l’Educazione cattolica, questi due padri sono membri dell’esecutivo, insieme a p. Bruzzone [121] .  

Maggior coordinamento dei servizi ai profughi  

Il primo problema che mons. Bianchi dovette affrontare fu il servizio ai profughi dalla Cina. Nell’ottobre 1952, per il milione e più di rifugiati in Hong Kong, la chiesa aveva aperto otto centri di assistenza sociale e religiosa, in cui lavoravano una ventina tra missionari stranieri e cinesi, insieme ad alcuni gruppi di suore.

“Assillato da questo problema ‑ ricorda mons. Bianchi, ‑ subito dopo la mia liberazione ho deciso di aprire altri due nuovi centri e nel medesimo tempo ho lanciato un appello sul nostro settimanale chiedendo il concorso dei cristiani per aprirne altri. La Divina Provvidenza mi venne visibilmente incontro con la visita del cardinal Spellman, il quale sentendo dei miei progetti promise 54.000 dollari per stabilire nove centri” [122] .

La visita a Hong Kong del cardinale Spellman era avvenuta l’8-10 gennaio 1953; egli aveva apprezzato molto i servizi organizzati per i profughi. L’aumento dei battesimi era straordinario: nel giugno 1952, i cattolici erano 48.260. Occorrevano sussidi ordinari e straordinari: quello di Propaganda era quasi del tutto assorbito dalle spese per il mantenimento del clero direttamente incaricato del lavoro apostolico della diocesi. La donazione del cardinale Spellman permise di intraprendere nuove iniziative [123] .

Nel febbraio 1953, i centri di assistenza sono dieci. “Di questi, sei sono forniti di cappella ‑ informa il vescovo. ‑ Tre hanno una scuola elementare; quattro hanno scuole di lavoro con ricreatorio; tre il dispensario… vorrei farvi lavorare gli altri padri del PIME che man mano vengono espulsi: di questi 5 sono già in azione e aspetto altri” [124] .

Si intraprende subito l’avvio di altri centri. “A Cheung Sha Wan P. Crotti ha iniziato un bel movimento di conversioni usando la cappella annessa al cimitero. A Fan Ling, vicino al confine con la Cina rossa, vi lavora il nostro P. Poletti con due suore cinesi… Ho aperto due nuovi centri nei sobborghi di Shau Ki Wan e Aberdeen ove avevamo già due cappelle... A North Point, godo di poter dire che finalmente dopo mesi di ricerche e delusioni abbiamo potuto comperare una casa e vi ho già destinato due dei miei padri e un prete cinese rifugiato…”. E aggiunge la lista dei 14 centri già aperti, di cui 8 erano affidati al PIME o al clero diocesano [125] .

Nell’area di Sham Shui Po, nella notte di Natale del 1953 scoppia un grande incendio che getta sul lastrico 60.000 persone. Governo e cittadini si sforzano tutti di provvedere misure di soccorso. Il S. Padre stesso fa pervenire un’offerta sostanziale che viene usata per costruire 50 abitazioni per i disastrati [126] .

Nel 1955 i centri per rifugiati sono 16. Oltre a distribuire vestiti, medicine e cibarie, istruiscono 4.000 bambini nelle loro scuole e curano 5.000 pazienti al mese nei dispensari [127] .

Sotto la direzione e la supervisione di mons. Bianchi, “il vescovo del più grande centro di rifugiati nel mondo” [128] , si fornisce un vasto programma di servizi: “Tutte le parrocchie della Diocesi, vecchie e nuove, hanno tassato le loro risorse per fare tutto il possibile a venir in soccorso ai bisognosi provvedendo loro aiuto spirituale e materiale, costruendo scuole, organizzando, consigliando, aiutando a trovare lavoro e portando avanti centinaia di impegni imprevisti che la presenza di rifugiati ha imposto”. Uno dei risultati più visibili sono le 4.000 abitazioni costruite, i 55 centri di distribuzione di cibo e di vestiario e le 17 cliniche [129] .

Con l’aumento dei centri e del lavoro tra i profughi, cresce anche l’urgenza di un maggior coordinamento. Nella primavera del 1953, mons. Bianchi lo sollecita caldamente sotto la sua responsabilità, spinto in questo anche dalle stesse autorità governative [130] . Un passo ulteriore per superare ogni tipo di improvvisazione e per migliorare il coordinamento dei servizi è compiuto nel 1955, quando il vescovo sente la necessità di formare un “Comitato per l’espansione delle chiese e delle scuole” [131] . Conseguentemente, gli sforzi in questa direzione portano dapprima a inserire tutte le iniziative pastorali per i profughi nello sviluppo strutturale della diocesi e delle parrocchie.

Tuttavia si sente sempre più l’urgenza, non solo di un coordinamento più effettivo, ma anche di una programmazione più ordinata. Il vescovo e alcuni padri del PIME vi si impegnano a fondo, soprattutto i pp. Lerda, Mencarini e Carrà. A causa di malintesi e di difetti di cooperazione tra i vari organismi locali e internazionali impegnati nei servizi sociali e le parrocchie, mons. Bianchi decide di formare la Conferenza cattolica di Assistenza sociale di Hong Kong (Hong Kong Catholic Social Welfare) nel dicembre 1957, per coordinare meglio i servizi assistenziali nella diocesi. Essa viene convocata e approvata nel giugno 1958 come “Hong Kong Catholic Social Welfare Conference ‑ Diocesan Caritas Organization”. Nel 1961 avviene una divisione anche pratica: la “Caritas-Hong Kong” è responsabile dei servizi sociali della diocesi, mentre la Conferenza coordina gli impegni sociali delle congregazioni religiose. A partire dal 1962, la “Caritas-Hong Kong” apre istituzioni e centri sociali con una grande varietà di servizi, in molti dei quali sono coinvolti membri del PIME.

Nel campo sociale, infine, merita una menzione particolare l’iniziativa di p. Brookes. Quando era cancelliere, nel 1953, egli scrisse al Governatore sollecitando l’apertura di un centro per lebbrosi da parte della Chiesa cattolica, ma il piano non fu realizzato. Personalmente, però, contribuì alla “Mission to the Lepers” e all’assistenza spirituale nel lebbrosario di Hay Ling Chau per parecchi anni.  

Pianificazione complessiva e impegni generali dell’apostolato diocesano (1952-1962)  

I progetti in discussione nei primi mesi dell’episcopato di mons. Bianchi erano la costruzione della chiesa di S. Francesco a Sham Shui Po, una nuova chiesa e scuola di S. Giuda a North Point, un centro a Chuk Yuen, un ‘Centro diocesano’ per uffici di coordinamento dell’apostolato dei laici e delle attività delle varie associazioni, una chiesa e un centro parrocchiale a Stanley, dove fino ad allora si era fatto uso della chiesetta del Carmelo e un Istituto per la formazione dei laici [132] .

Nel 1954, l’intera Diocesi partecipa con entusiasmo all’apertura dell’Anno Mariano e in tutte le chiese si svolgono solenni funzioni. Le celebrazioni mariane durante l’anno assumono un carattere eccezionale, grazie a un comitato dinamico e pieno di iniziative e alla Legione di Maria. La funzione di chiusura risulta particolarmente maestosa e spettacolare con la partecipazione di quasi 40.000 fedeli, tra cui lo stesso Governatore [133] .

Nell’aprile 1955 mons. Bianchi fa il punto della realizzazione di alcuni dei progetti sopramenzionati, sottolineando il bisogno di finanziamenti [134] . Sono i primi passi per adeguarsi alla nuova situazione e alle nuove esigenze: l’aumento e la diversificazione della popolazione stimolano la Chiesa a coinvolgersi sempre di più nel provvedere servizi appropriati, soprattutto nel settore dell’assistenza sociale e delle scuole, mentre l’aumento del numero dei battezzati richiede la costruzione di nuove chiese, la preparazione e la diffusione di strumenti più adatti per l’istruzione e la formazione religiosa, per il culto e per la guida di fronte ai nuovi problemi sociali.

Nell’anno 1955-56, i battesimi di adulti superano i seimila. Viene diffuso il messale quotidiano in cinese, pubblicato dalla Catholic Truth Society, di cui una copia è mandata al S. Padre [135] .

La Prima Conferenza dei Vescovi dell’Estremo Oriente, a cui partecipa anche Mons. Bianchi, sotto la presidenza del card. Grigor P.Agagianian, prefetto di Propaganda Fide, svoltasi a Manila nel dicembre 1959, segna un primo passo verso un maggior coordinamento regionale della Chiesa [136] .  

Con il sostegno dello stesso governo coloniale, la Chiesa aumentava sempre di più i suoi impegni nei tre settori religioso, scolastico e sociale. Era favorita da facilitazioni per la concessione di terreni (spesso gratis, se adibiti a scopo educativo o sociale) e di sussidi per la costruzione degli edifici. Le autorità ecclesiastiche, su impulso soprattutto di p. Mencarini, sfruttarono la buona occasione, a volte provocando comprensibili apprensioni, dal momento che richiedevano finanziamenti notevoli da parte della Chiesa stessa.

In un primo tempo, gli impegni sono inevitabilmente provvisori e lasciati all’iniziativa dei singoli responsabili. Attorno alle vecchie chiese i servizi di assistenza spuntano come funghi, insieme a iniziative scolastiche. Anche i centri per profughi concentrano tutti i generi di servizi, dalla distribuzione di viveri e medicine, alla scuola, ai corsi per i catecumeni, alla messa domenicale e all’amministrazione dei sacramenti. Poiché l’educazione è diventata una priorità, il governo invita tutte le istituzioni interessate ad aprire scuole, favorendo in particolare le Chiese cristiane e permettendo di far uso dei locali scolastici anche come residenza dei responsabili e per attività religiose. La Chiesa cattolica risponde attivamente e dà pieno appoggio al programma pubblico dei servizi educativi.

Nel corso degli anni ‘50 mons. Bianchi incoraggia l’apertura delle scuole nelle parrocchie, coinvolgendovi così quasi tutti i parroci. Nel 1964, il Comitato diocesano per l’estensione delle chiese e delle scuole viene sostituito dal nuovo “Diocesan Board of Education”, sotto la presidenza del vicario generale, p. Mencarini. Inoltre, con il passare degli anni la Chiesa avverte l’urgenza di coinvolgersi più direttamente nella gestione dell’educazione medio-superiore, in concorrenza positiva con le congregazioni religiose, che fino ad allora hanno avuto il monopolio dell’istruzione cattolica a questo livello. Così nel 1958 p. Carrà, a nome della diocesi, apriva il Collegio Raimondi, poi seguito da altre istituzioni simili.

Chiesa, scuola e centro sociale formano spesso un tutt’uno. Gradualmente, però, con il passare del tempo e con il crescere dell’esperienza, si sente l’esigenza di una maggiore professionalità e specializzazione nei servizi. Gli impegni di assistenza sociale, come si è visto, erano assunti e coordinati dalla Caritas nei suoi centri sociali, tutte le attività di culto e di catechesi religiosa si concentravano nelle chiese, mentre le scuole si curavano specificamente dell’istruzione scolastica.    

L’apostolato dei membri del PIME sull’isola di Hong Kong (1952-1969)  

Nella parrocchia della cattedrale, il lavoro pastorale tradizionale alla fine del 1952 prosegue sotto la direzione di p. Bazzo, aiutato nelle sue molteplici iniziative da assistenti italiani e cinesi. Egli rimane parroco fino al 1961, quindi l’incarico passa al clero cinese. Come assistenti, parecchi padri del PIME operarono a lungo nella cattedrale e tra loro meritano speciale menzione i pp. Giuseppe Alessio (fino al 1965, quando rimpatriò definitivamente) [137] , Angelo Bacchin (dal 1959 fino alla morte, nel 1963) [138] , Luigi Maria Monti (1960-1971; dotato di talento musicale, era responsabile speciale del coro), Adolfo Ramacciotti (dal 1962 alla fine del 1965, cioè al rimpatrio definitivo) [139] e Baldassare Pilenga (dal 1966 fino alla morte nel 1968) [140] . Dalla fine del 1954 fino al 1958 vi dava una mano anche p. Page, fin quando la malattia lo portò alla tomba [141] . Dal 1955 fino al 1967 risiedeva nell’episcopio anche p. Cantore, che aiutava saltuariamente, fino al suo rimpatrio definitivo [142] . P. Grampa, anch’egli residente in episcopio, rimase cappellano del convento delle Canossiane fino alla sua morte nel 1957 [143] .

Per i servizi ai rifugiati attorno alla cattedrale, la responsabilità era nelle mani di p. N. Santinon che si preoccupò soprattutto dell’educazione dei figli dei profughi, aprendo la scuola di S. Tarcisio. Il suo lavoro continuò fino alla fine del 1954, quando i servizi ai profughi furono assorbiti nelle strutture parrocchiali tradizionali e portati avanti dal clero della cattedrale con l’aiuto di personale profugo.  

A S. Giuseppe, nel 1952, con p. Granelli come parroco, si portò a termine il piano di riparazioni della chiesa, abbandonando invece la ricostruzione del Club S. Patrizio. Le attività pastorali religiose e caritative presero vigore. Si intraprese il progetto di una chiesa nuova; nel 1966 la vecchia chiesa in stile gotico venne abbattuta per iniziare la costruzione di una moderna. Nello stesso anno p. Granelli lasciò il posto di parroco a p. Einaudi che celebrava le funzioni liturgiche temporaneamente nel Collegio S. Giuseppe, finché fu benedetta la nuova chiesa (1° giugno 1968).  

A Wanchai, nella chiesa delle Anime purganti, dov’era parroco p. Zilioli che continuava a fare la spola ogni giorno dall’episcopio, avvenne l’omicidio dei due assistenti cinesi che vi abitavano, i pp. Pietro Ngai Wan Fai e Giovanni Battista Cheng (notte 6-7 settembre 1953) [144] . P. Zilioli continuò ancora qualche mese in quella chiesa, ma verso la fine del 1953 venne sostituito da p. O. Calzini che vi lavorò fino al luglio 1958. Gli succedette come parroco p. Ricciardi, che vi rimase fino al 1964, sostituito a sua volta da p. Giuseppe Mak.  

Nella chiesa di S. Margherita, continuava a lavorare come parroco e procuratore dell’Istituto p. Riganti, coadiuvato dai pp. Pittavino e Bonaudo e dal fr. Radice. Nel gennaio 1954 p. Bonaudo dovette rimpatriare per malattia [145] . Il suo posto fu preso da p. Bolis nel 1955.

P. Riganti riferiva che le messe domenicali erano state aumentate “ma la chiesa è sempre piena, nonostante che circa un migliaio di fedeli vadano ora alla Cappella di S. Giuda…” [146] . Nel frattempo fu costruito il salone parrocchiale, ridipinta la chiesa e rimessa a nuovo la casa parrocchiale. Alla fine del 1957 i cristiani dal migliaio dell’anteguerra erano saliti a 7.000. Il 16 giugno 1959 crollò il muro dietro la chiesa, danneggiando anche la sacrestia. Nell’estate 1959 per il lavoro pastorale si aggiunse p. Giampietro, e l’anno seguente p. Doimo. Nell’estate 1961 venne approvato il progetto per una scuola primaria e secondaria della parrocchia, che furono aperte sotto la responsabilità dapprima di p. Pittavino e poi di p. Bolis. In agosto avvenne il cambio del parroco: p. Pittavino sostituì p. Riganti, che tuttavia rimase come procuratore dell’Istituto fino alla morte, nel 1965 [147] . Nel 1967 p. Doimo passò a lavorare per la diocesi. Alla fine del 1966 si aggiunse al personale p. Fazzioli, mentre nel 1968 anche p. Giampietro lasciò la parrocchia per impegni diocesani. Poco dopo, anche p. Fazzioli venne trasferito al collegio Raimondi, mentre arrivavano a S. Margherita i pp. Cozzolino, Gambaro e Meneghetti. P. Pittavino conservò l’ufficio di parroco fino al 1968, quando gli succedette p. Gambaro.

Nell’ambito della parrocchia di S. Margherita risedette e operò anche p. Maglioni, dal 1951 fino alla morte nel 1953, come cappellano del cimitero S. Michele, abitando nella nuova palazzina al suo interno: aveva accettato questo impiego tranquillo per dedicarsi meglio alle sue ricerche archeologiche [148] . I suoi reperti archeologici e manoscritti furono donati all’Università di Hong Kong che il 30 maggio 1955 inaugurò nel suo museo la “Maglioni Hall”.  

Sempre nell’ambito della chiesa di S. Margherita, a causa dell’afflusso dei rifugiati nell’area di Pak Kok (North Point), nel 1953, vi fu comperata una casa che venne adattata a cappella capace di accogliere circa 150 persone. Era dedicata a S. Giuda e ne fu rettore p. Caruso. Dal momento che i catecumeni continuavano ad aumentare, urgeva costruirvi una chiesa più ampia. Poiché p. Caruso era insegnante di cinese, vi abitavano anche alcuni padri studenti. Nel febbraio 1955 p. Liberatore prese il posto di p. Caruso: rimasero con lui p. Gambaro e un assistente cinese. Il governo aveva concesso il terreno per la futura chiesa e scuola, la cui posa della prima pietra venne benedetta nel giugno 1957. La chiesa fu aperta il 25 novembre seguente e subito dopo eretta in parrocchia, con p. Liberatore in carica. Nel 1965 ne fu nominato parroco p. Formenti, mentre p. Liberatore si ritirava in episcopio.  

A Shau Ki Wan, nella parrocchia della S. Croce, p. Page dovette rimpatriare temporaneamente per malattia, perciò il 22 ottobre 1953 gli succedette l’assistente p. Ovidio Calzini; ma solo per poco, perché fu trasferito a Wanchai. Da allora, la parrocchia venne affidata al clero cinese.  

A S. Pietro, Aberdeen, al posto di p. Gioacchino Chan, che era aiutato da p. Fraccaro nel 1953, fu trasferito da Wanchai come rettore p. Zilioli (aprile 1954) aiutato da due padri cinesi. Si continuava a promuovere le associazioni cattoliche. Nel frattempo, però, Aberdeen era diventato un centro importante per il mercato del pesce, e la popolazione aumentava.

“Nel 1954 P. Zilioli… vide la crescita che stava avanzando tutto intorno e comprese che la prima cosa che occorreva era la fondazione di una scuola parrocchiale. Fece il piano con cura, da eseguire in quattro stadi: primo, la costruzione della strada di approccio; secondo, la costruzione della scuola, terzo la demolizione della chiesa attuale e il trasferimento in un locale provvisorio e infine la costruzione di una chiesa più ampia. Essendo un grosso progetto, P. Zilioli si mise a raccogliere fondi. La strada fu completata nel 1956. Poi si cominciò la costruzione della scuola. Questa era finita nel 1957 con i maestri e gli allievi già registrati, quando fu trovato che l’edificio aveva dei gravi difetti per cui si dovette demolirlo e ricostruirlo di nuovo. La scuola fu ospitata nel frattempo presso i vecchi locali della scuola delle Suore Canossiane per un anno. Il nuovo edificio scolastico fu completato e inaugurato nel 1958. P. Zilioli si mise poi raccogliere i fondi per la nuova chiesa…” [149] .

Ma, purtroppo, non ne vide la conclusione perché morì improvvisamente il 18 luglio 1960 [150] . Il suo posto di parroco fu preso da p. Diego D’Ayala Valva. Nel luglio 1961 la carica fu assunta da p. Bazzo che l’anno seguente, il 17 febbraio 1962, faceva benedire la nuova chiesa, ma subito dopo cedeva il posto a p. Giussani (24 febbraio). Tra i vari assistenti del PIME vi lavorò p. Magnacca, dal 1966 fino al 1967, quando dovette rimpatriare definitivamente [151] . Nel frattempo, nel gennaio 1967, p. Tettamanzi divenne parroco al posto di p. Giussani [152] .

Nell’ambito della parrocchia di S. Pietro si aprì il centro della Caritas di Tin Wan, dove nel 1965 fu destinato come responsabile p. A. Uda che vi lavorò fino alla fine del 1966 [153] .  

L’apostolato dei membri del PIME in Kowloon  

Alla chiesa del S. Rosario, alla fine del 1952 lavoravano p. Speziali come parroco e p. Frare come assistente. Nel novembre 1955 quest’ultimo fece le veci di parroco e intraprese la costruzione della canonica, continuando a lavorare fino alla sua morte improvvisa (13 aprile 1956) [154] . Nel giugno seguente gli succedette p. Enrico Beretta, aiutato da altri padri del PIME.

Nel 1964 ritornò come parroco p. De Angelis e rimasero al S. Rosario come assistenti solo un sacerdote cinese e p. Piero Galbiati. L’anno seguente vi si aggiunse p. Daviddi. Quest’ultimo, nell’estate 1966, si scambiò il posto con p. De Ascaniis di S. Teresa. Nel frattempo si metteva in atto il piano di ampliamento della chiesa [155] .

Nella zona di Yau Ma Ti, dove la cappella con la scuola per i pescatori era stata distrutta durante l’occupazione giapponese, le attività religiose ripresero nel 1958 quando si aprì la cappella di S. Giuseppe Lavoratore in Nathan Road. Ma fu nel 1967 che p. Doimo, mandato come rettore della cappella del Collegio Newman, diede inizio a una nuova comunità che avrebbe formato la parrocchia di S. Paolo, eretta come tale il 23 dicembre 1969.

Ancora nell’ambito della parrocchia del S. Rosario e precisamente nell’area di Hung Hom, nell’estate 1956 iniziarono a lavorare i padri missionari di Scheut (CICM). Nel novembre 1959 essi costruirono la chiesa dedicata a S. Maria, separandosi come parrocchia autonoma.

 Nella parrocchia di S. Teresa, nel 1953 lavoravano i padri del PIME insieme a sacerdoti cinesi, con p. Orlando come parroco. Dal maggio al dicembre 1956, quando p. Orlando si recò negli USA per predicare e raccogliere fondi, p. Brookes ne fece le veci, mentre p. Carrà curava le finanze. Nel 1966 p. Orlando lasciò il posto di parroco a p. Luigi Colombo.

Nell’ambito di questa parrocchia si svilupparono altre aree che gradualmente si resero autonome. A Tung Tau Tsuen, come si è detto, il lavoro pastorale fu iniziato nel 1952 dai padri di Maryknoll, che lo estesero anche a Kowloon Tsai: entrambi i luoghi divennero parrocchie autonome nel 1957. Così pure, la zona di sviluppo era King’s Park, con il centro di assistenza delle Suore di Maryknoll, dove nel 1952 era stato costruito un centro con cappella, dedicato alla memoria di mons. Valtorta.

Sempre nell’area della parrocchia di S. Teresa, nel luglio 1952 p. Aletta fu nominato responsabile della cappella della Sacra Famiglia, a Diamond Hill. Lo aiutavano altri padri del PIME, a partire da p. Pagani. P. Aletta si prendeva cura in particolare delle associazioni e dei gruppi della Legione di Maria, formando anche le prime laiche che si votarono al servizio della diocesi.

Nel 1966 si dovette trasportare il titolo della Sacra Famiglia nella nuova scuola di Choi Hung, mentre i locali a Diamond Hill furono adibiti a scuola; questo accomodamento durò fino al 1968 quando Diamond Hill divenne la parrocchia autonoma di S. Cecilia.  

A Tsuk Yuen l’offerta del terreno da parte del governo fu fatta nel 1953 per servire una zona dove si sarebbero insediati circa 40-50 mila abitanti, per lo più poveri, vittime di incendi. Il 25 novembre 1954 si svolse l’apertura ufficiale del centro e della scuola, pagati per metà dal governo. Vi fu destinato p. Santinon. La chiesetta, dedicata a S. Pio X, fu benedetta nel 1955 ed eretta a parrocchia nel maggio 1957. Alla fine del 1956 p. Santinon venne sostituito da p. Lerda. Due anni dopo, nel giugno 1959 fu nominato parroco p. Calzini, che vi rimase però solo sette mesi, sostituito da p. Carbone che, a sua volta, nel marzo 1962 venne rimpiazzato da p. Fernando Galbiati.

Nel frattempo, a poca distanza, si sviluppava il centro di Wong Tai Sin con scuola e chiesa, assumendo maggiore importanza. Nell’ottobre 1962 vi si stabilì la parrocchia di S. Vincenzo, inglobando la chiesa di S. Pio X, dove rimase a lavorare un sacerdote cinese, finché essa non fu demolita nel 1980. P. F. Galbiati assunse la responsabilità di Wong Tai Sin. Quando nel luglio 1965 egli dovette spostarsi a San Po Kong, divenne parroco p. Tapella che già aveva lavorato a S. Vincenzo come assistente.

 A San Po Kong, nelle vicinanze di Wong Tai Sin, il 19 febbraio 1966 fu benedetta la chiesa della Madre del Buon Consiglio. Il 14 aprile seguente p. Galbiati aprì ufficialmente la scuola annessa. Vi lavorò come assistente anche p. Monteverdi, per circa un anno [156] .

Altri sviluppi pastorali della zona si concentrarono nelle aree vicine, verso nord e verso est, per opera dei padri di Maryknoll, e attorno al centro profughi di Rennie’s Mill per opera dei padri di Scheut.  

Nella zona di Sham Shui Po il centro dell’apostolato era la parrocchia del Prezioso Sangue, dove p. Pilenga tornò a fare il parroco nei primi mesi del 1952. Egli si impegnò nella costruzione della nuova chiesa e scuola di S. Francesco d’Assisi, con l’aiuto di numerosi benefattori. La cerimonia della posa della prima pietra avvenne il 25 marzo 1955. Subito dopo, in aprile, fu nominato il nuovo parroco, p. De Angelis, di ritorno a Hong Kong dopo due anni di assenza. La chiesa venne aperta nel dicembre 1955. Fu in questa zona che, alla celebrazione della festa nazionalista del Doppio Dieci (10 ottobre 1956), scoppiò una rivolta per il malcontento contro il governo britannico e l’ostilità contro gli stranieri in genere. Anche p. De Angelis corse pericoli. Le autorità intervennero imponendo il coprifuoco per alcuni giorni [157] . Nonostante ciò, la nuova chiesa fu benedetta il 21 ottobre seguente, in sostituzione della cappella dell’ospedale delle Suore. Nel 1964 p. De Angelis lasciò il posto di parroco a p. Ruggiero. Nel 1967 lavoravano qui i pp. Ruggiero e Ferrarese.  

Nell’ambito di questa parrocchia, a Cheung Sha Wan presso il cimitero cattolico, p. Crotti, come si è detto, sviluppò dalla fine del 1952 il centro per rifugiati, con scuola e cappella dedicata a Nostra Signora Mediatrice. Nel 1954, però, venne richiamato per un servizio in Italia [158] e fu sostituito da p. Maringelli. Quest’ultimo richiese l’ampliamento della scuola, un dispensario medico e un locale per la catechesi; ma anche lui nel febbraio 1955 fu trasferito a Tai Po e sostituito dai p. Martinelli. Intanto, nei pressi, si andava formando una nuova comunità cristiana negli agglomerati di Li Cheng Uk, dove si costruì una scuola. Il 2 ottobre 1960 la nuova chiesa, dedicata a S. Lorenzo, fu benedetta e contemporaneamente eretta a parrocchia, assorbendo quella di N.S. Mediatrice. P. Martinelli vi si trasferì come parroco, mentre nella cappella presso il cimitero fu mandato p. Garaventa, dove, nel 1962, venne nuovamente sostituito da p. Maringelli fino al 1970, quando il governo requisì e demolì la chiesa. A S. Lorenzo, nel 1967, fu nominato parroco p. Negri, con p. Vittorio Beretta come assistente.  

Il lavoro del PIME nei Nuovi Territori  

Nel distretto di Sai Kung, nel 1953, dopo p. Caruso fu nominato rettore p. G. Famiglietti, che già vi aveva fatto il primo rodaggio e il primo apostolato dalla fine del 1947. P. Q. De Ascaniis, rettore del Seminario minore a Sai Kung, curava anche la scuola Sung Tsan. Nel 1953 p. Famiglietti propose il progetto per una chiesa e scuola a Sha Tsui, perché la vicina Long Ke si stava spopolando e nei dintorni viveva gente Tanka [159] . Ma p. Famiglietti fu richiamato per un servizio temporaneo in Italia e venne nominato rettore p. De Ascaniis (7 luglio 1955). In quello stesso anno da Sai Kung fu ufficialmente staccato il distretto di Mao On Shan.

A Sai Kung la chiesa al centro dell’abitato era in cattive condizioni e non più adatta alla crescente popolazione. Quindi p. De Ascaniis intraprese la costruzione di una nuova, a fianco della scuola. L’apostolato intanto progrediva anche in altri villaggi: vennero terminate una cappella a Sha Tsui (23 settembre 1956) e una seconda a Wo Mei (20 gennaio 1957). La nuova chiesa di Sai Kung, dedicata al Sacro Cuore, fu benedetta il 20 luglio 1959.

Dal gennaio 1959 venne affidata a p. De Ascaniis anche la cura del distretto di Tai Long, ma in compenso l’anno seguente veniva resa autonoma da Sai Kung l’area di Hang Hau curata dai padri missionari di Scheut (CICM).

P. De Ascaniis lasciò il distretto nell’ottobre 1961. A Sai Kung ritornò p. G. Famiglietti, che vi lavorò fino al 1964. Dal 1964 al 1966 ne divenne rettore p. Maurizio Wong. Nel febbraio 1966 vi fu mandato p. Fraccaro, coadiuvato dapprima da un prete cinese e poi da p. Lambertoni (1967-1974).

Nel distretto di Tai Po, Fan Ling e Sha Tin, alla fine del 1952 lavorava p. Poletti, con la residenza a Tai Po. Per i suoi servizi di accoglienza a migliaia di missionari espulsi, già menzionati, il “portinaio della Cina rossa” ricevette dalle mani del console italiano in Hong Kong la Croce di Cavaliere della Repubblica d’Italia (7 luglio 1955).

A Fan Ling, nel 1950 p. Poletti prese in affitto due stanze, e le usava una come cappella e l’altra come residenza di due suore cinesi. Un benefattore locale, il Sig. Chu Yan Kit, gli donò il terreno per una chiesa. La nuova chiesa di S. Giuseppe fu finita e benedetta il 14 aprile 1954 e p. Poletti vi si trasferì. Da là si recava a Tai Po a celebrare la Messa domenicale, mentre l’ottantina di cattolici di Sheung Shui frequentavano Fan Ling. A Sha Tin, intanto, dal 1954, p. Fraccaro continuava l’apostolato in un capannone militare [160] .

Alla fine del 1954 a Tai Po venne mandato p. Maringelli. Qui, nel 1953, lo stesso benefattore di Fan Ling donò un altro pezzo di terreno per costruirvi una scuola media in memoria di suo padre. La diocesi, che in quel momento non aveva disponibilità di fondi, dovette dilazionare l’offerta, nonostante p. Poletti spingesse in direzione contraria [161] .

Il 31 maggio 1957 tutta la zona fu divisa in tre distretti autonomi: Fan Ling, Tai Po e Sha Tin.

A Fan Ling il responsabile, fino all’inizio del 1973, fu p. Poletti.

Tai Po, di fatto, era già autonomo dall’inizio del 1956 con la presenza di p. Maringelli: “P. Poletti mi scrisse – informava questo padre – che con il gennaio 1956 incominciava la divisione. Naturalmente gli chiesi i registri da ricopiare caso mai, e mi disse che non ne aveva. Ho dovuto fare il censo, adagio, adagio, per poter verificare. Era un vero lavoro. Per ora, credo di aver in mano qualche punto positivo. Grazie al Welfare che ha agevolato il lavoro, risvegliando la Fede di tanti che, se non altro, si sono rivelati cristiani, dopo anni di assenza” [162] .

A Tai Po nel 1956 le Piccole Sorelle di Gesù iniziarono una fraternità nel luogo della vecchia chiesetta di S. Andrea, sulla cima della collina sopra la stazione ferroviaria. Si costruiva intanto la nuova chiesa, che, dedicata al Cuore Immacolato di Maria, fu benedetta l’11 giugno 1961.

Nel 1962 al posto di p. Maringelli venne nominato rettore p. Santinon con la responsabilità anche di Tai Long; fu aiutato  per un anno da p. Garaventa e poi da sacerdoti cinesi.  Mancava la scuola [163] , e il padre riuscì ad aprirne una elementare nei locali stessi della residenza. Si diede da fare anche per risolvere i vari problemi che sorgevano frequentemente nelle scuolette dei numerosi villaggi.  

A Sha Tin, p. Fraccaro lavorava, con l’aiuto di un prete cinese, nel capannone militare usato come cappella, ma iniziò anche le pratiche per avere un lotto di terreno. La chiesa del Sacro Cuore venne benedetta il 2 luglio 1956. Alla fine del 1958 vi fu mandato P. Giovanni Viganò, dapprima come assistente, poi nel 1960 come successore, quando p. Fraccaro fu trasferito a Castle Peak.  

Il distretto di Tsuen Wan fu reso autonomo da Yuen Long nel 1952. Continuava ad esserne responsabile p. D’Ayala. Nel 1953 il padre si lamentava che, a causa dell’aumento della popolazione locale cresciuta dai 5.000 abitanti dell’anteguerra a 40.000, la scuola e la chiesa si dimostravano insufficienti. Nel marzo 1954 p. Martinelli fu mandato in aiuto a p. D’Ayala, il quale ne approfittò per rimpatriare per un periodo di riposo. Nel 1956 p. G. Viganò prese il posto di assistente, sostituito da p. De Maestri nel 1959. L’anno seguente p. D’Ayala venne rimpiazzato da p. Pietro Cham, sempre aiutato da p. De Maestri. La crescita veloce della “città satellite” dava loro molto da lavorare [164] . L’11 febbraio 1962 p. De Maestri moriva improvvisamente [165] . Dal 1960 al 1965 il responsabile di Tsuen Wan fu sempre p. Pietro Cham, succeduto poi da p. Filippo Chan Chi Yan, fino al 1967, quindi dal 1967 al 1968 da p. Filippo Comissari che iniziò il movimento dei lavoratori cattolici, e infine da p. Martinelli (1968-1969). Questi sollecitò la costruzione di una nuova chiesa con finanziamenti tedeschi e, nell’aprile 1969, estese l’apostolato nella zona di Shek Yam.  

Il distretto di Yuen Long, reso autonomo nel 1952, comprendeva Yuen Long, Kam Tin, Castle Peak, fino a Tai Lam Chung: era sotto la cura del sacerdote cinese p. Giovanni Battista Wong, aiutato da vari assistenti, tra i quali p. Fernando Galbiati (dal 1959 al 1960).

In seguito in questo distretto iniziò il processo verso l’autonomia di tre aree: Castle Peak, Kam Tim e Hung Shui Kiu.

L’autonomia di Castle Peak fu completata nel 1960, quando, oltre alla cappella di S. Anna a Leung Tin Tsuen e a quella di S. Giuseppe a Tai Lam Ching, venne costruita la chiesa del S. Redentore a San Hui, alle pendici del monte Ching Shan (Castle Peak). In maggio vi fu assegnato come responsabile p. Fraccaro.

“Il mio distretto è più lungo che largo – scriveva il padre nel 1963. – Affittai tre stazioni in tre villaggi come centri di avvicinamento, di propaganda e di beneficenza; a Tai Lam Tsung, dove ci sono una quindicina di famiglie cattoliche, presi in affitto l’ex-cappella allungata e rialzata, in Siu Lo (a metà strada da San Hui e Tai Lam) un’altra casetta come asilo infantile, a Pak Nai a circa 9 miglia a NO di San Hui c’è una scuoletta-asilo…” [166] . P. Fraccaro vi lavorò fino al 1966, quando fu sostituito da p. Calzini.  

Il processo di autonomia da Yuen Long del distretto di Kam Tin iniziò nel settembre 1962, sotto la responsabilità del clero cinese, con la nuova chiesa, dedicata a S. Giuda, benedetta nel febbraio 1967.

Il distretto di Hung Shui Kiu venne diviso da Castle Peak e da Yuen Long nel 1964, e vi fu assegnato p. Famiglietti. Il padre usava un capannone militare come cappella, e contattava i cristiani con frequenti visite alle famiglie; vi aprì anche un asilo e una scuola elementare [167] .  

Nel distretto delle isole, nel 1952, come si è detto, cominciò a lavorare p. Ruggiero che risiedeva a Cheung Chau, dove curava una cappella e una scuola elementare. A Natale del 1957 entrò in funzione la cappella del S. Bambino di Praga a Silver Mine Bay, Lantao. All’inizio del 1959, due anziani offrirono a p. Ruggiero una loro casa a Peng Chau, che divenne la cappella della Regina della Pace (aperta nel febbraio 1959). Il 13 novembre 1961 fu benedetta la nuova chiesa dedicata a N.S. di Fatima a Cheung Chow, che diventò presto meta di pellegrinaggi diocesani, mentre l’altra nuova chiesa di Tai O, dedicata alla N.S. del Perpetuo Soccorso, venne benedetta l’11 giugno 1962. Qui andò a lavorare nel 1963 p. Garaventa. Nell’agosto 1964 p. Ricciardi prese il posto di p. Ruggiero a Cheung Chau. Nel 1965 l’area fu divisa nei distretti autonomi di Cheung Chau e di Tai O; i responsabili erano rispettivamente i pp. Ricciardi e Garaventa [168] . A Cheung Chau p. Ricciardi rimase fino al febbraio del 1969, mentre p. Garaventa lavorò sull’isola di Lantao fino alla primavera del 1970.  

Vita comunitaria del PIME (1951-1968)  

In questo periodo è portato finalmente a soluzione il conflitto sulla Convenzione del 1933, ma non senza controversie. L’Istituto continua la gestione della propria Procura e della parrocchia di S. Margherita, di entrambe le quali, negli anni 1950, è responsabile p. Riganti. Ma la Convenzione del 1933 suscita ancora un forte malcontento, soprattutto, questa volta, da parte della Direzione generale. Infatti, la Procura ha cominciato nel 1948 ad avere un attivo sufficiente per dare all’Istituto la percentuale del 6% richiesta dalla Convenzione e inoltre un certo avanzo per la diocesi. Negli anni seguenti l’attivo continua a crescere, tanto che nel 1953 la somma da passare alla diocesi supera quella per l’Istituto [169] . Roma quindi chiede fin dal 1951 di rivedere le condizioni della Convenzione del 1933, sottolineando la mancanza del versamento degli interessi a lei dovuti negli anni precedenti [170] . La Direzione generale, intanto, ordina al suo procuratore di trattenere il pagamento alla diocesi. A Hong Kong ciò provoca grande irritazione. Vengono avanzate proposte e contro-proposte, ma l’intesa risulta molto difficile [171] .

A mons. Bianchi preme soprattutto il progresso della diocesi; il fabbisogno finanziario richiesto dalle sue istituzioni è notevole [172] . Anche la proposta di una nuova divisione uguale dei beni e un nuovo comune accordo sul Fondo straordinario di riserva è oggetto di scambi di opinioni, ma senza risultati definitivi [173] . Entrambe le parti manifestano ripetutamente la volontà di “arrivare ad una conclusione a riguardo della spinosa questione della Convenzione” [174] , ma non riescono a raggiungere un’intesa.

Nel 1957 e 1958 il procuratore non paga la somma dovuta alla Diocesi, con la risentita protesta di mons. Bianchi, che si dimostra, quindi, propenso a sottoporre la vertenza a Propaganda Fide [175] . La Direzione generale però l’ha preceduto, consegnando al card. Agagianian, che era in procinto di visitare Hong Kong, un pro-memoria sulla questione [176] . Con la mediazione di Propaganda, nel luglio 1959, Hong Kong accetta la divisione delle proprietà in due parti con la soluzione della questione del Fondo PIME [177] . Infine, in data 5 agosto 1959, si giunge a un nuovo Accordo tra PIME e Diocesi di Hong Kong, firmato a Roma dal superiore generale p. Augusto Lombardi e da mons. Bianchi. In esso, l’Istituto e la Diocesi si dividono la proprietà in due parti: l’Istituto passa alla Diocesi la parte delle proprietà in Caine Road e Gleanealy (case e terreno) e parte del terreno libero da fabbricati in Waterloo Road, mentre conserva a pieno diritto la parrocchia di S. Margherita, insieme alla proprietà vicino alla chiesa di S. Teresa con i due blocchi di fabbricati e il Terrazzo di S. Giuseppe.

Propaganda Fide approva l’Accordo, con decreto di esecuzione in data 6 giugno 1960. La “historia dolorum”, come è stata chiamata l’intera controversia, cominciata appena era passato il pericolo del ‘disastro finanziario’ nel 1934, risulta così finalmente risolta. Il decreto di possesso in pieno diritto della chiesa e della parrocchia di S. Margherita al PIME fu firmato da mons. Bianchi cinque anni dopo, in data 1° luglio 1964 [178] .  La conflittualità dei rapporti con la Direzione generale non aveva precluso altri contatti e visite, né la partecipazione alle iniziative usuali di tutto l’Istituto, anche se l’atmosfera rimaneva non ideale. Nell’aprile 1953 p. Augusto Lombardi, allora vicario generale dell’Istituto, si reca in visita a Hong Kong e incontra tutti i confratelli. Nel gennaio 1957, a delegato della 5° Assemblea generale viene eletto p. Bazzo. Nell’aprile seguente i pp. Riganti e Bazzo partono per l’Italia per partecipare all’assemblea. In essa viene eletto superiore generale p. A. Lombardi. In tale veste egli ritorna in visita canonica a Hong Kong nel giugno 1958 e nel giugno 1961, in un clima di non “troppa comprensione né troppo affetto” [179] .

I delegati di Hong Kong alla 6° Assemblea generale del 1965 sono i pp. Lazzarotto ed Einaudi. Ne esce eletto come superiore generale mons. Aristide Pirovano, e come uno degli assistenti generali p. Lazzarotto. Nel dicembre 1966 mons. Pirovano compie la visita canonica a Hong Kong.  

A riguardo dell’organizzazione della vita comunitaria, nel 1954 p. Liberatore giunge a fine mandato come superiore regionale e gli succede p. Riganti [180] . Nell’ottobre 1959 Hong Kong viene unita al Giappone formando la Regione Cino-giapponese con la nomina a superiore di p. Salvatore Martino. Questi compie dal Giappone la prima visita nel febbraio 1960, quando p. Riganti effettua il trapasso formale dell’ufficio. Dal momento che p. Martino risiede generalmente a Tokyo, ha bisogno di un vice-regionale in Hong Kong; nel 1961 è nominato a questo posto p. Bazzo. Tale situazione facilita gli scambi tra Hong Kong e Giappone: i padri di Hong Kong che hanno bisogno di cure e di riposo si recano in Giappone, mentre padri destinati al Giappone, se necessario, si fermano un po’ di tempo in Hong Kong per lo studio dell’inglese.

Nel 1965, nell’inchiesta per il nuovo superiore regionale, l’opinione più comune è che “se Hong Kong e Giappone rimanevano uniti, era naturale che il superiore risiedesse ad Hong Kong” [181] . Perciò Hong Kong ritorna regione autonoma con la nomina di un proprio regionale nella persona di p. Einaudi (27 luglio). Nel gennaio 1966 si registra l’inizio dei raduni comunitari, di cui il primo si svolge il 31 gennaio nella chiesa di Sham Shui Po, che decide di radunare la comunità ogni tre mesi. Il contenuto dei vari raduni regionali varia dalla problematica delle riforme proposte dal Concilio alle varie istanze della vita comunitaria. Nel frattempo, si percepisce la necessità di avere una casa regionale e se ne intraprende la ricerca. Si richiede a Roma il permesso di disporre della proprietà dell’Istituto presso S. Teresa. Il 29 luglio seguente viene firmato lo scambio di questa proprietà con il “Clear Water Bay Hotel”, che diventa così la casa regionale del PIME di Hong Kong, dove si svolgono i raduni comunitari, fungendo inoltre da residenza dei confratelli appena arrivati per lo studio delle lingue e di alcuni padri anziani a riposo.

La casa di studi a Cheung Chau [182] denominata “Sedes Sapientiae” era entrata in funzione nel 1954 con p. Bonaldo come rettore e studente insieme ad altri 4 padri appena arrivati. Proseguì le attività per una decina d’anni e gli insegnanti sono stati dapprima p. Caruso, poi p. Carbone.

Alla comunità di Hong Kong, infine, sono legate in questi anni alcune iniziative che interessano l’intero Istituto. La prima è l’apertura della casa per lo studio dell’inglese a Watford, Inghilterra, dove viene mandato p. Orlando come rettore e organizzatore dei corsi, oltre che per la cura pastorale della comunità cinese di Londra (nell’aprile 1966). La seconda è l’arrivo delle Suore dell’Immacolata, nonché il loro impegno nel settore scolastico, avviato con la visita della loro Superiora generale in Hong Kong (17 maggio 1967). P. Fazzioli, in particolare, le aiuta a trovare un collegio in cui impegnare il primo gruppo di suore (1968). La terza iniziativa si svolge nel dicembre 1966, quando p. Einaudi accompagna mons. Pirovano nelle Filippine e a Taiwan, e nel gennaio 1968 quando lo stesso p. Einaudi con p. Piero Gheddo, di passaggio a Hong Kong, è mandato dalla Direzione generale nelle Filippine per concordare le ultime offerte di nuovi impegni del PIME in quel paese [183] .  

L’impatto del Concilio Vaticano II e le sue riforme in Hong Kong (1962-1969)  

Nell’ambito della Chiesa universale e locale, in questi anni si va sviluppando una forte urgenza di rinnovamento e di aggiornamento che viene ufficializzata dal Concilio Vaticano II (1962-1965). Le ondate del movimento di riforma promosso dall’atmosfera conciliare toccano anche le sponde di Hong Kong. Si registrano reazioni opposte, che creano un clima di tensione e di divisione. Tuttavia mons. Bianchi, tornando in Hong Kong tra le varie sessioni conciliari, cerca di far da mediatore e nello stesso tempo spinge verso le riforme proposte dal Concilio.

La prima riforma è quella liturgica con l’uso della lingua cinese. La Commissione liturgica inizia la sua attività nel maggio 1964, presieduta da mons. Leone Chan, ma con una notevole presenza di padri del PIME.. Nel 1965 si aggiunge anche p. Gianni Giampietro, che nel 1968 ne diventa presidente. L’impegno principale è l’attuazione della riforma liturgica, con la traduzione in cinese dei testi, la preparazione di un volume di canti liturgici, gli adattamenti architettonici, ecc. Dal 1966 la Commissione si avvale del contributo di un Comitato per l’arte nelle nuove chiese e per le modifiche dei luoghi di culto esistenti.

Inoltre, si propugna un nuovo modo di considerare la Chiesa, basato su una maggiore corresponsabilità da parte dell’intero presbiterio e del laicato stesso. Nel 1966 si sottopone ai consultori uno schema di proposte per la riforma dell’organizzazione centrale diocesana in conformità con le direttive del Vaticano II: si tratta di formare un insieme di comitati e commissioni, in particolare il Consiglio pastorale, le commissioni per la Pianificazione, per le Finanze, del Personale, l’Ispettorato per le scuole, la Commissione per il Seminario ecc. [184]   “Cerchiamo di attuare le decisioni del Concilio – dichiara lo stesso vescovo –. Abbiamo diviso la diocesi in sei decanati e i decani fanno parte del Consiglio presbiterale. Entrerà molto presto in funzione il Consiglio Pastorale, composto da sacerdoti diocesani, religiosi, religiose e laici. Il laicato è ben attivo con fiorenti associazioni…” [185] .

Di conseguenza, vengono formati questi nuovi organismi. Il 16 marzo 1967 si tiene il primo raduno del Consiglio presbiterale, o Senato dei preti, con il rapporto sullo stato della Diocesi e sul ruolo delle varie Commissioni. Tra i suoi membri figurano cinque padri del PIME [186] . Segue l’istituzione delle altre commissioni della curia. Nel 1966 è formata anche la Commissione ecumenica per stimolare qualsiasi iniziativa che possa favorire l’unità dei cristiani; del PIME vi partecipano tre padri.

Per concentrare tutte le iniziative viene decisa l’attuazione di un sinodo o Convenzione diocesana. Nel settembre 1968 è presentato un programma dei lavori preparatori con l’elezione del segretario, il gesuita p. John Russel. Si programmano tre stadi: consulta (raccolta di idee e suggerimenti), valutazione e preparazione delle bozze dei documenti, raduni dei delegati della Convenzione per la discussione e finalizzazione dei documenti.

La nuova atmosfera conciliare favorisce anche una maggiore cooperazione ecumenica. Nel settore dell’Apostolato del mare, già nel 1950 si era stabilito un Consiglio con un cappellano del porto per l’assistenza spirituale dei marinai, che si dimostrava molto attivo pur nella ristrettezza di mezzi [187] . Nell’ottobre 1969 si giunge alla cooperazione con la Missione ai marinai della Chiesa Anglicana e un confratello del PIME, p. Fedele Giannini (1927-2002), è chiamato dal Giappone per servire come cappellano cattolico del porto [188] .

Tutte queste iniziative di riforma e di rinnovamento vengono stimolate da mons. Bianchi, anche se non mancano contrasti e paure, dall’interno e dall’esterno della Chiesa. Il contesto politico, infatti, è assai problematico, soprattutto nel 1967 quando le attività violente della Rivoluzione culturale in Cina hanno ripercussioni anche in Hong Kong, creando panico anche tra gli operatori religiosi. Ma a mons. Bianchi non viene mai meno la fiducia nella Provvidenza e l’impegno di rinnovamento per il futuro. La sua fiducia viene premiata e la vita della Chiesa può continuare sulla via dell’aggiornamento e dello sviluppo, giungendo a un maggior grado di localizzazione e di maturità della Chiesa locale, con il passaggio della direzione della Diocesi nelle mani di un vescovo cinese.  

Passaggio della direzione della Diocesi di Hong Kong al vescovo locale (1967-1969)  

I fattori politici, sociali ed ecclesiali degli anni precedenti favoriscono anche i cambiamenti che stanno maturando nella Chiesa cattolica in Hong Kong. I notevoli impegni urgenti a servizio delle grandi ondate di rifugiati sono ormai alla fine: vanno diversificandosi e professionalizzandosi soprattutto nell’ambito e per iniziativa della Caritas. La Chiesa ha bisogno di rinnovamento e di riorganizzazione strutturale. Questo è anche l’impulso che il Concilio Vaticano II infondeva in tutta la Chiesa. Mons. Bianchi se ne convince sempre più: percepisce il nuovo spirito di rinnovamento in seno alla Chiesa stessa, e, nello stesso tempo, la trepidazione di molti, perché sembra che tutto sia messo in discussione, creando una continua fonte di confusione e di divisione. Il vescovo, inoltre, si sente sempre più inadeguato ad affrontare la nuova situazione.

Anche la vita comunitaria del PIME di Hong Kong nei primi anni del dopo-Concilio ne subisce l’influsso. Essa è caratterizzata da una tensione chiaramente percettibile, espressa in categorie mentali comuni come “divergenza tra giovani e anziani”, o “divisione tra conservatori e innovatori”. Queste “divergenze” non indicano semplicemente fattori psicologici relativi alle diversità generazionali, ma soprattutto differenze di atteggiamenti pratici nei confronti della vita, attaccata alla tradizione o protesa verso il futuro, e, a livello ecclesiale, la ricezione o la diffidenza verso le direttive e novità proposte dal Vaticano II (diverse concezioni di Chiesa, di missione, di evangelizzazione, di Istituto, ecc., che la preparazione al Capitolo di Aggiornamento del PIME, 1971-72, va ulteriormente acutizzando). Oltre a queste differenze, non infrequentemente subentrano anche tensioni e conflitti personali tra membri della comunità, che vengono a volte camuffati sotto diatribe teoriche o con giustificazioni ideologiche.

In questo clima di tensione e di divisione si attua un importante evento nella storia della Chiesa cattolica e del PIME di Hong Kong: il passaggio della direzione della diocesi al primo vescovo cinese. Le preoccupazioni accennate sopra e presenti in tutti i membri del PIME, determinano il grado di comprensione, il modo di accettazione e gli impegni di attuazione di questo avvenimento.

Mons. Bianchi, grazie alla sua umiltà e avvedutezza, appare il primo e il più sensibile all’urgenza di favorire l’autonomia della Chiesa locale e di consegnare la direzione della Diocesi a un vescovo cinese. Fin dal 1967 sottopone le sue dimissioni alla S. Sede, ma poi le ritira poiché gli viene concesso un ausiliare in mons. Francis Xavier Hsu Chen-Ping (nomina 1° luglio 1967, sua consacrazione episcopale il 7 ottobre seguente). Mons. Bianchi presenta nuovamente le dimissioni nel 1968, volendo lasciare tutta la responsabilità della diocesi a mons. Hsu Chen-Ping, ma, dietro insistenza di quest’ultimo, è pronto a ritirarle di nuovo purché si nomini mons. Hsu Chen-Ping suo vescovo coadiutore con diritto di successione. Entrambe le proposte, però, non sono ben accette al nunzio, mons. Luigi Accogli, e a Propaganda Fide, appena riorganizzata da Paolo VI nella Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (SCEP), probabilmente sotto l’influsso di voci contrarie in Hong Kong. Le autorità supreme si dimostrano quindi restie a queste soluzioni e, pur accettando le dimissioni di mons. Bianchi, giungono alla decisione di nominare mons. Hsu Chen Ping soltanto Amministratore apostolico (19 dicembre 1968). La successione risulta così un’impresa non tanto pacifica.

I contatti con la S. Sede e il nunzio, insieme alla corrispondenza tra la S. Sede, i due vescovi, la Direzione generale del PIME, il Superiore regionale e altri individui, inclusi alcuni padri del PIME, si incrociano disordinatamente. Alla base di tutti questi scambi vi è l’insoddisfazione a riguardo del processo della successione, che causa molte perplessità in tutti i cattolici, per primo lo stesso mons. Bianchi. I punti di domanda si concentrano sui motivi della dilazione della notizia delle dimissioni di mons. Bianchi e sulla nomina di mons. Hsu Chen Ping non a vescovo ordinario, ma solo ad amministratore della diocesi, fatti oggetto di alcune proteste da parte del Senato, del Consiglio pastorale e di studenti nella diocesi.

Nell’aprile 1969 mons. Bianchi lascia definitivamente Hong Kong [189] e in maggio anche mons. Hsu Chen Ping parte per l’Europa per partecipare a un’assemblea della Caritas Internationalis, di cui viene eletto vice- presidente per l’Asia. Mentre si trova a Roma, la S. Sede lo nomina vescovo ordinario della diocesi di Hong Kong (29 maggio 1969), mettendo così fine a tutte le perplessità precedenti. Il 26 ottobre seguente, il suo solenne insediamento a primo vescovo cinese di Hong Kong segna la fine ufficiale della commissio del PIME su Hong Kong.  

Valutazione dell’episcopato di mons. Lorenzo Bianchi  

Per una valutazione complessiva dell’episcopato di mons. Bianchi si deve puntualizzare, innanzitutto, che si rivelò un periodo di sviluppo formidabile per la Chiesa di Hong Kong. Il successo enorme fu dovuto non tanto alle capacità direttive eccezionali del vescovo, ma soprattutto alla sua coscienza dei propri limiti, alla sua prontezza nell’accettare le proposte suggerite da altri e nel decidere di farle sue, alla fiducia che dimostrava a tutti e alla sua capacità di scegliere buoni collaboratori, oltre che alla sua affabilità di trattamento verso tutti. Tante iniziative della Diocesi portavano la sua impronta e non sarebbero state realizzate senza questi suoi atteggiamenti di fondo. La sua personalità e il suo modo di operare scaturivano dalla sua profonda pietà e semplicità. Ma alla pietà egli univa un’azione decisa. Gli stessi uomini di governo restavano meravigliati della sua capacità di passare subito ai fatti. Incoraggiò e sostenne tutte le opere di bene che sorsero in Diocesi. La sua era una disponibilità silenziosa, frutto di fede illuminata e carità profonda, che si era venuta maturando negli anni di dura prova in Hoi Fung.

Il suo atteggiamento aperto e recettivo lo rese capace anche di cogliere la sfida del rinnovamento e aggiornamento lanciata dal Concilio Vaticano II. Anche se non capiva o non condivideva tutte le idee nuove, lasciava però fare agli esperti nei limiti permessi. Molto sensibile e delicato verso il clero cinese, fu uno dei primi a comprendere che era ormai maturo per assumersi la responsabilità di dirigere la propria Chiesa. “I profeti di sventura si attendevano nel 1952 – ricordava p. Mencarini nel discorso funebre a Hong Kong nel 1983 – un’immensa catastrofe per Hong Kong e alcuni pensavano che era per nulla saggio e prudente buttarsi in un vasto programma di sviluppo pastorale e sociale, data l’incertezza di quei giorni. A coloro che lo ammonivano di attendere tempi migliori e più sicuri, mons. Bianchi rispondeva: ‘Se noi attendiamo di fare qualcosa quando tutte le condizioni sono favorevoli, non faremo mai nulla. Noi lavoriamo per Dio, Lui si preoccupi e ci aiuti!’. Oppure diceva: ‘Noi lavoriamo per l’oggi e fidiamo in Dio per il domani’… Era un uomo di grande apertura mentale, che seppe leggere i segni dei tempi e lottò per mettere in atto i decreti del Vaticano II con la massima rapidità e il minimo di disturbo. Soprattutto egli eccelleva in umiltà, semplicità e povertà. Aveva un fascino personale che ha toccato il cuore di migliaia di persone, in un modo quieto e senza farsi notare… Quando capì che il tempo era venuto di passare la diocesi nella mani del clero locale, fece questo mentre era all’apice della sua fama e se ne tornò in Italia senza rumore, passando i suoi ultimi anni in un attivo ritiro, aiutando dove e come poteva, amministrando i sacramenti, consigliando, predicando e soprattutto pregando…” [190] .  

La prima presa di coscienza comunitaria della nuova situazione  

Come comunità locale del PIME, una prima presa di coscienza della nuova situazione e della problematica derivante risale a un mese prima delle dimissioni definitive di mons. Bianchi. Fu compiuta nel raduno comunitario del 21 novembre 1968. Il superiore regionale uscente, p. Einaudi, sottolineò la necessità di una riflessione sul “futuro ritiro di mons. Bianchi, sulla cooperazione con il clero locale, sui posti di responsabilità. I tempi cambiano. Il Senato dei preti non è più il PIME”. Questa problematica fu ripresa in parte dall’intervento del nuovo superiore p. Giuseppe Carrà e dalla successiva discussione [191] .

All’inizio di dicembre, p. Carrà sottopose a tutti un questionario allo scopo di raccogliere le opinioni di ciascuno. Le domande chiedevano la puntualizzazione delle questioni prioritarie della comunità, il parere sul ruolo specifico del PIME in Hong Kong e sul tipo di rapporto con la diocesi ormai ceduta al clero locale. Le risposte furono raccolte, sintetizzate, distribuite e presentate alla comunità nel gennaio 1969 [192] . Le questioni più pressanti risultavano i rapporti tra PIME e Diocesi e il ruolo specifico del PIME in Hong Kong. Si registrarono opinioni divergenti: alcuni sottolineavano il ruolo specificamente missionario con lavoro di penetrazione negli strati pagani della popolazione, altri la pastorale nelle parrocchie e nelle associazioni cattoliche, altri ancora un lavoro pastorale per la maggioranza e servizi specializzati adeguati alle esigenze moderne di Hong Kong.

Anche a proposito della relazione del PIME con la Diocesi nella nuova situazione e la problematica conseguente, le opinioni raccolte variavano: da un rapporto come quello degli altri Istituti, a una relazione particolare o alla dipendenza completa dal Vescovo; dal campo di lavoro separato con opere proprie al lavoro insieme al clero cinese; dalla piena disponibilità di tutti alla diocesi, al riservare alcuni padri ad opere e istituzioni proprie all’Istituto, ecc. In tale contesto, anche la vita interna e la forma di governo tradizionale della comunità erano messe in discussione. Il sistema del Superiore regionale, nominato dalla Direzione generale su una terna di nomi sottoposta dai membri della comunità locale, che decidesse tutto direttamente con il vescovo e con i propri consiglieri, creava perplessità specialmente tra i giovani padri che arrivavano con una formazione e una mentalità diverse. Per cui, nel maggio 1968, all’approssimarsi dello scadere del mandato di p. Einaudi, la comunità propose a maggioranza assoluta alla Direzione generale di fare una votazione segreta e lo scrutinio delle schede in loco. Roma modificò solo un poco la procedura, lasciando all’incombente Capitolo generale di prendere una decisione adeguata [193] .

La problematica era vivace nel seno della comunità e avrebbe richiesto qualche tempo per trovare una soluzione praticabile.  

 

 

 

   



[1] G.B. Endacott, o.c. pp. 261-273.

[2] Si vedano ulteriori dettagli in G.B. Endacott, o.c., pp. 280-281.

[3] Far Eastern Economic Review, “The Political Changes in China and the Status of Hong Kong”, 9-2-1949.

[4] Si veda il testo in HK-CDA, III-18-2.

[5] Si vedano le opinioni dettagliate dei pp. Riganti e Bruzzone, in S. Ticozzi, o.c., pp. 167-169.

[6] Pubblicato sul “Catholic Directory 1946”, riportato anche in S. Ticozzi, o.c. pp. 168-169.

[7] N. Maestrini, Cina: Missione fallita?, EMI, Bologna , 1993, pp. 251-263. Secondo Maestrini, il Centro cattolico e il Club S. Nicola sono stati inaugurati insieme il 4 ottobre (p. 257), mentre secondo M.C. 1955, p. 22 il 6 novembre.

[8] Valtorta > Padri di Ka Ying, 9-10-1945 (HK-CDA, I-25-3).

[9] Rapporto senza data (HK-CDA, III-20-1).

[10] P. Giuseppe Yeung Cheuk Wah (1878-1945). Ordinato sacerdote il 17-10-1909, lavorò come assistente dapprima in cattedrale, poi a Sai Kung e nel Po On, di cui diventò rettore nel 1921. In seguito fu responsabile di altri distretti: Nam Tau e Sai Lo dal 19-11-1927; Sai Kung dal 22-10-1929; Sham Chun dal 26-2-1931; Nam Tau dal 1936. Il 26-10-1941 divenne cappellano della casa per anziani a Ngau Chi Wan. Ammalatosi, nel 1943 si recò in famiglia a Wai Chow. Tornato a Hong Kong, morì nell’ospedale del Prezioso Sangue.

[11] Valtorta > Costantini, 13-2-1946 (HK-CDA, II-15-9).

P. Alessandro Cometti (1902-1978) e P. Luigi Pulit (1912-?): cfr. Appendice 4.

[12] Primo Internunzio fu Mons. Antonio Riberi (dal dicembre 1946 al 1959); nel maggio 1951 venne accusato di essere pedina dell’imperialismo e il 5 settembre 1951 fu espulso dalla Cina, rifugiandosi in Hong Kong; nel gennaio 1952 si trasferì poi a Taipei.

[13] Riganti > Valtorta, 3-12-1946. (HK-CDA, II-15-1).

[14] Valtorta > Riganti, 16-6-1946, dalla nave Marine Star (ibid.).

[15] Riganti > Valtorta, 18-8-1946 (ibid.).

[16] Valtorta > Riganti, 24-8-1946 (ibid.).

[17] Fu mandato a Trento per la cura e non tornò più a Hong Kong. P. Feroldi Alfredo (1906-1962): cfr. Appendice 4.

[18] Riganti > Brookes, 25-9-1946 (HK-CDA, V-14-5). Riganti > Cantore, 22-10-1946 (ibid., V-15-1).

[19] P. Antonio Rossellò (1899-?): cfr. Appendice 4.

[20] P. Umberto Galbiati (1892-1976): cfr. Appendice 4.

[21] La visita al Po On durò circa una settimana: “P. Liberatore eletto visitatore dei distretti per poter dar un’idea esatta dei bisogni di riparazioni e dell’ammontare da spendersi, intendeva dapprima recarsi all’Hoi Fung; ma per mancanza di tempo e di mezzi veloci di trasporto, stimò meglio far la sua prima visita al Po On.. E tornato, ha subito presentato al Consiglio le due relazioni in iscritto. Se avesse potuto fare visite di tale genere anche negli altri distretti sarebbe stato certo un gran bene. Però mi ha subito detto che, nonostante la sua buona volontà, mostrata anche nell’accettare l’incarico, non se la sente più di procedere in simile lavoro. Dice che ha dovuto soffrire troppo e che la sua salute ne ha subito risentito. Ha avuto febbre; il pus ha ricominciato ad uscire dalle sue orecchie ed egli è ridiventato sordo. Perciò, si sente obbligato in coscienza a chiedere l’esonero da simile incarico…” (Riganti > Valtorta, 16-12-1946, HK-CDA, IV-5-1).

[22] Resoconto dell’anno 1946-47 (ibid., I-6-1).

[23] Valtorta > Risso, 16-4-1948 (ibid., V-10-1).

[24] Balconi > Riganti, 29-3-1947: “Mons. Valtorta ha chiesto sei missionari indicando lui i nomi che preferiva e l’ho accontentato. Solo uno non è di quelli indicati da lui perché voleva uno che sapesse musica e suonare e fra quelli non c’era. Voleva anche due fratelli, ma al momento non mi fu possibile designarli... Ai sei nomi per la diocesi, ne aggiungo uno per S. Margherita [P. Ramacciotti]...” (ibid.).

[25] HK-CDA, I-7-2.

[26] “Mentre si attendevano le iscrizioni degli aspiranti diocesani, il locale servì per vari mesi di alloggio ad una cinquantina di seminaristi venuti dal nord, dove l’occupazione rossa impediva il proseguimento dei loro studi” (M.C., 1950, p. 66).

[27] HK-CDA, III-20-1: del PIME era membro p. N. Maestrini.

[28] Ibid.

[29] Valtorta > Riganti, 23-10-1949 (ibid., II-25-3).

[30] Relazione del 1950-51, pubblicata in M.C., 1950, p. 134. Si veda copia anche in HK-CDA, I-7-3.

[31] Bianchi > Fumasoni-Biondi, 8-2-1953 (HK-CDA, II-31-3).

[32] Santinon N., “Apostolato tra i rifugiati di Hong Kong”, in M.C., 1953, p. 105.

[33] Valtorta > Riganti, 19-5-1949 (HK-CDA, II-25-3).

[34] Resoconto annuo, 20-12-1949 (HK-CDA, I-6-2), pubblicato anche in M.C., 1950, pp. 66-67.

[35] I successori di mons. Antonio Riberi nel periodo considerato furono mons. Giuseppe Caprio (dal 1959 al 1967: nominato nunzio il 24-12-1966, quando l’internunziatura divenne nunziatura) e mons. Luigi Accogli (nunzio dal 1967 al 1970).

[36] P. Ambrogio Poletti ricordava: “Dal ponte di Lowu sono passati più di tremila missionari e missionarie e li ho accolti quasi tutti personalmente, portandoli a Hong Kong, alcuni anche in autoambulanza perché avevano bisogno di cure immediate in ospedale”.. [Bibl.: G. Gatti, Padre Ambrogio, personaggio straordinario, Cattaneo Grafiche, Oggiono, Como, 1997].

[37] Resoconto annuale del 1952-53, riportato in M.C., 1954, p. 31.

[38] Riganti > Pilenga, 6-12-1946 (HK-CDA, V-14-2, cartella Pilenga).

[39] La “Legio Mariae” (Legione di Maria) è stata fondata originalmente in Irlanda nel 1921. Nel 1969 operava in più di 1.300 diocesi. Nel maggio 1969 in Hong Kong aveva 3.765 membri (1.262 uomini e 2.503 donne), raggruppati in 250 Presidia, suddivisi in 12 Curiae sotto un Comitium (articolo di P. C. Speziali, il direttore spirituale del Comitium in PIMEHK-AR, cartella anno 1969).

[40] P. Giovanni Michele Spada (1867-1950): cfr. Appendice 4.

[41] P. Antimo Boerio (1911-1998): cfr. Appendice 4.

[42] P. Nicola Maestrini (1908-2006): cfr. Appendice 4.

[43] P. Giuseppe Strizoli (1904-1980): cfr. Appendice 4.

[44] Vescovo > Zilioli, 10-7-1950 (HK-CDA, V-15-1).

[45] W.P. Mulcahy > K.M.A. Barnett, 4-8-1952 (HK-CDA, IV-8-3).

[46] De Angelis > Vescovo, 12-4-1948 (ibid., IV-9-3).

[47] De Angelis > Vescovo, 1-7-49 (ibid.).

[48] De Angelis > Vescovo, 7-9-49 (ibid.).

[49] Valtorta > Governo, 29-11-1950 (HK-CDA, IV-11-2).

[50] Francis Festing > Maestrini, 20-1-1946 (ibid., IV-14-1).

[51] Riganti > Caruso, 19-4-1952 (ibid.).

[52] D’Ayala > Vescovo, 25-10-1945 (ibid., IV-15-1).

[53] Vescovo > D’Ayala, 29.30-10-1945 (ibid.).

[54] Cantore > Vescovo, 13-7-1948, in cui descrive le visite che ha compiuto e le condizioni non ideali che vi ha trovato (HK-CDA, V-15-1).

[55] HK-CDA, IV-5-1 e IV-16-1.

[56] Cantore > Riganti, 20-2-1952 (HK-CDA, V-15-1).

[57] Dalle “Memorie” di P. Q. De Ascaniis (PIMEHK-AR).

[58] Rientra a Hong Kong il 7 settembre 1947. “I distretti sono minacciati dai comunisti e almeno in due distretti non ci si può andare perché ci si lascerebbe la pelle inutilmente e senza alcun profitto per i cristiani” (Valtorta > Rossi, 20-10-1947, in HK-CDA, V-14-2).

[59] “Memorie” di P. Q. De Ascaniis, p. 20.

[60] Cantore > Vescovo 25-11-1949 (HK-CDA, V-15-1).

[61] Ma > Brookes, 17-5-1950 (ibid.).

[62] Cantore > Vescovo, 13-7-1950 (ibid.).

[63] Cantore > Confratelli, 19-12-1950 (ibid.).

[64] Lettera in data 31-12-1950, riportata da M.C. 1951, p. 41, M.C. 1951, pp. 115-118 sulla riforma agraria: perquisizione della casa e della chiesa il 14-2-1951, seguita da un interrogatorio, e inizio delle forti restrizioni.

[65] Dai Ricordi di P. Zago (PIMEHK-AR).

[66] P. Michele Robba (1878-1948): cfr. Appendice 4.  In data 18-8-1948, p. Zago scrisse a Hong Kong: “Ho visto P. Robba, dopo sette mesi, è diventato uno scheletro ambulante…”.

[67] P. Antonio Zago (1910-1984): cfr. Appendice 4.

[68] M.C., 1950, p. 56.

[69] Bianchi > Valtorta, 27-11-1950 (HK-CDA, II-15-2).

[70] Da “I Ricordi dell’Hoifung”, fascicolo di p. Aletta che si trova negli archivi del PIME di Hong Kong. Mentre i pp. Aletta e Pagani rimanevano in Hong Kong, p. Della Nina il 6 settembre seguente ritornava definitivamente in Italia.

P. Raffaele Della Nina (1904-1972): cfr. Appendice 4.

[71] Si veda l’originale in italiano in HK-CDA,II-27-5, una traduzione non completa in Sunday Examiner, 13 giugno 1952, e quella completa in S. TICOZZI, o.c., pp. 178-179.

[72] Da allora, sebbene alcuni sacerdoti cinesi rimanessero a lavorare, la sezione continentale della diocesi di Hong Kong sotto la Cina comunista fu tagliata fuori dal resto e dal suo centro nella colonia inglese. La separazione ufficiale avvenne il 17 giugno 1958, quando, secondo il rapporto della stampa ufficiale comunista, “le chiese dei territori delle città di Wai Yeung (Huiyang) e di Kaoyao, che erano sotto il controllo delle diocesi straniere di Hong Kong e di Macao, si sono sbarazzate del controllo di queste diocesi e hanno creato le due diocesi indipendenti e libere di Wai Yeung e di Kong Mun (Jiangmen) eleggendosi esse stesse i propri vescovi e vicari generali”.. Vescovo di Wai Yeung fu nominato p. Giuseppe Yip.

[73] Valtorta > Riganti, 3-5-1950 (PIME-AG, XXIV, 8, pp. 679-683).

[74] Valtorta > Risso, 17-1-1951 (ibid. p. 733) e Riganti > Risso, 18-1-1951 (ibid. p. 739).

[75] De Battista > Riganti, 3-2-1951 (ibid. p. 787).

[76] Riganti > Risso, 25-1-1951 (ibid. p. 753).

[77] Riganti > Valtorta, 11-2-1947 (HK-CDA, II-15-01). Sulle proposte da discutere in Capitolo, si veda Riganti > Valtorta, 13-6-1947 (ibid.).

[78] Riganti > Valtorta, 3-12-1946 (HK-CDA, II-15-1).

[79] Risso > Liberatore, 4-7-1948 (PIME-AG, XXIV, 10, p. 1)

[80] Risso > Confratelli di HK, 25-10-1948 da Hong Kong (ibid., pp. 3-4). P. Risso si recò poi ad Hankou, dove destinò p. Boerio a Hong Kong per aiutare nel Centro cattolico.

[81] Risso > Liberatore, 6-1-1951 (PIME-AG, XXIV, 10, p. 19).

[82] Risso > Valtorta, 6-2-1951 (HK-CDA,V-10-1). Non appare nella documentazione disponibile che si sia concepita la possibilità di mandare i confratelli espulsi dalla Cina a lavorare tra i profughi cinesi anche a Taiwan dove molti di essi cercavano rifugio. Sembra che la preoccupazione di provvedere alle missioni del Giappone abbia impedito di scorgere questa soluzione molto più logica.

[83] Si veda lettera Liberatore > Superiore, 233-5-1951 (PIME-AG, XXIV, 10, p. 25).

[84] In data 13 marzo 1951 mons. Valtorta, nel caso della propria morte o di un suo eventuale impedimento ad esercitare le funzioni vescovili, nominò vicario generale p. Giorgio Caruso (HK-CDA, III-18-3). A morte avvenuta, p. Caruso fu informato della volontà di mons. Valtorta, ma alla sua rinuncia si seguì la procedura solita (Mencarini > Risso, 12-3-1951, HK-CDA, V-10-1).

[85] Se ne legga la descrizione in M.C., 1951, pp. 211-212.

[86] Riganti, resoconto annuale, in ibid., 1953, p. 135.

[87] M.C., 1951, pp. 334-337 e Sunday Examiner (edizione speciale), 7 settembre 1951.

[88] P. O. Calzini, in M.C., 15-11-1951, pp. 334-335.

[89] Mons. L. BIANCHI, “La mia vita con i cinesi”, in Mondo e Missione (MeM) maggio 1978, p. 319.

[90] Esistono negli archivi diocesani alcune lettere di questo genere, che a volte tradiscono i difetti dello scrivente; sono in genere scusabili, perché scritte in condizioni di forte tensione psicologica, provocata dalle privazioni della guerra e dall’emotività delle persone.

[91] Sono le prime statistiche del dopoguerra, pubblicate sul Catholic Directory 1950.

[92] Si veda la documentazione in HK-CDA, II-31-6.

[93] Si veda la relazione dell’avvenimento in M.C., 1951, p. 267.

[94] Seduta Consultori, 19-5-1952 (HK-CDA, III-18-3).

[95] Crotti > Gilligan, 29-11-1952 (HK-CDA, IV-1-3/1d).

[96] Si veda al riguardo la richiesta di delucidazioni a p. Riganti da parte del superiore dei Maryknollers, p. Thomas J. Malone, e la risposta di p. Riganti del 15 luglio 1952, in HK-CDA, V-29-3.

[97] HK-CDA, V-30-2.

[98] Si veda copia delle disposizioni in ibid., V-45-1.

[99] A. Poletti, “I primi 5 minuti di libertà”, in M.C. 1954, p. 103.

[100] Bianchi > Agagianian, 24-7-1967 (HK-CDA, I-9-4).

[101] Bianchi > Fumasoni Biondi, 20-8-1953 (HK-CDA, II-31-3). Propaganda Fide avrebbe voluto che non si passasse tramite i procuratori, ma per mons. Bianchi questo risultava impossibile (Bianchi > Fumasoni Biondi, 23-9-1953, ibid.).

[102] Bianchi > Fumasoni Biondi, 2-7-1953 (ibid.).

[103] Corrispondenza tra Bianchi > Fumasoni Bondi, 26-8-1954 e risposta della SCPF del 26-10-1954 (ibid., II-31-3).

[104] Si veda la documentazione a questo riguardo in ibid., II-31-3.

[105] Il raduno con i parroci e altri padri del PIME avvenne l’ 8-2-1955 (HK-CDA, III-19-1).

[106] Crotti A., “L’attuale movimento di conversioni”, in M.C., 1958, p. 206.

[107] Citato in M.C., 1958, p. 219.

[108] P. Giulio Busato: nato il 20-2-1922 a Maerne Martellago, Venezia, entrò nell’Istituto il 15-10-1936, fu ordinato sacerdote il 29-6-1947, partì per Hong Kong il 29-9-1954. Rimpatriato il 22-11-1955, uscì dall’Istituto nel 1963 e ottenne la secolarizzazione il 25-11-1965.

[109] P. Italo Baffioni (1933-): ordinato sacerdote il 21-6-1958, è partito per Hong Kong il 30-9-1958. Ristabilitosi in salute, è stato destinato in Brasile nel 1967, da dove è rientrato per servizi in Italia nel 1986.

[110] P. Robert Grothaus (1927-): è entrato nell’Istituto nel settembre 1956. Ordinato sacerdote negli USA il 6-6-1962, è uscito dall’Istituto nel 1975.

[111] Bianchi > Risso, 14-12-1953 in HK-CDA, V-10-1.

[112] P. Giuseppe Vigano (1929-): ritornato in Italia, si ristabilì in salute e fu mandato a lavorare a Watford, Inghilterra, dal 1969 al 1975, e in Brasile dal 1976 al 1990, per poi rientrare in Italia.

[113] Il rimpatrio risultava definitivo. P. Pietro Bonaldo (1915-1973): cfr. Appendice 4.

[114] A riguardo della storia del Seminario regionale, si veda M. McLoughlin, “The Regional Seminary, Aberdeen (1931-1964)”, in Theology Annual, 1980, pp. 83-99.

[115] Si veda l’accordo del trasferimento dell’amministrazione della proprietà, firmato da p. John Foley, S.J., e p. D. Bazzo, il 21-7-1964, in HK-CDA, V-30-3.

[116] Bianchi > Bernardini, segretario SCPF, 31-10-1953 (HK-CDA, II-31-3).

[117] P. Sandy Garzarelli (1926-): nato a Philadelphia, USA, è entrato nel PIME nel gennaio 1954. Ordinato sacerdote il 18-3-1961, è partito per Hong Kong il 4-1-1964. Ritornato negli USA nel 1968, è stato incardinato nella diocesi di Philadelphia. Nel luglio 1995, si è recato a Bombay per un servizio missionario, unendosi due mesi dopo nuovamente al PIME come associato e lavorando anche in Papua-Nuova Guinea e di nuovo in India.

[118] HK Catholic Directory 1957.

[119] Pubblicava anche catechismi e altro materiale catechetico.

[120] HK Catholic Directory 1961.

[121] Id. 1965.

[122] Bianchi > Fumasoni-Biondi, 8-2-1953 (HK-CDA, II-31-3). Card. Francis Joseph Spellman (1889-1967), Arcivescovo di New York dal 1939 al 1967.

[123] Bianchi > Fumasoni Biondi, 9-1-1953 (ibid., II-31-3).

[124] Bianchi > Fumasoni-Biondi, 8-2-1953 (ibid.).

[125] Bianchi > Fumasoni-Biondi, 19-3-1953 (ibid.), pubblicata anche in M.C., 1953, p. 143.

[126] Bianchi > Dell’Acqua, 14-3-1955 (HK-CDA, II-31-1).

[127] HK Catholic Directory 1955, pp. 273-275.

[128] Sunday Examiner, 26 giugno 1959.

[129] Id., 10 giugno 1960.

[130] Bianchi > lettera circolare ai sacerdoti, 21/22-5-1953 (HK-CDA, III-1-1).

[131] Bianchi > J.J. Brennan, 20-1-1955 (ibid., III-20-2).

[132] Si veda il rapporto in ibid.

[133] Relazione di mons. Bianchi > S. Santità, 30-4-1954, in cui chiedeva di istituire una festa liturgica della Regalità di Maria come l’aveva chiesta mons. Valtorta nel 1946 (ibid., II-31-1).

[134] Bianchi > Fumasoni Biondi, 4-4-1955 (ibid., II-31-3).

[135] In data 7-3-1956, curato dai pp. G. Merchand MEP, Tommaso Chen e Giacomo Cheung (ibid., II-31-1).

[136] M.C., 1959, p. 35.

[137] P. Giuseppe Alessio (1909-1967): cfr. Appendice 4.

[138] Nel novembre 1962 veniva ricoverato all’ospedale Canossa per cancro al fegato, e vi moriva il 12-2-1963.

P. Angelo Bacchin (1906-1963): cfr. Appendice 4.

[139] P. Adolfo Ramacciotti (1919-1994): cfr. Appendice 4.

[140] P. Baldassare Pilenga (1890-1968): cfr. Appendice 4.

[141] P. Daniele Page (1882-1959): cfr. Appendice 4.

[142] P. Michele Cantore (1900-1983): cfr. Appendice 4.

[143] P. Angelo Grampa (1882-1957): cfr. Appendice 4.

[144] Il duplice assassinio fu opera, molto probabilmente, di malintenzionati che volevano sottrarre i soldi e gli oggetti preziosi che p. Cheng teneva in custodia per parenti e amici.

P. Pietro Ngai Wan Fai (Ngai Yuk Wah, 1900-1953). Nato il 14-2-1900 a Sheung Yong Wai, Tam Tong, un villaggio Hakka, fu ordinato sacerdote il 19-4-1930. Venne mandato dapprima nell’Hoi Fung (20-7-1930), ma ben presto fu richiamato a fare da assistente nella chiesa di S. Margherita. Durante l’occupazione giapponese passò anni difficili, ancora nell’Hoi Fung. Dopo la guerra nel 1946 fu richiamato in Hong Kong come coadiutore della chiesa delle Anime purganti.

P. Giovanni Battista Cheng Shu Seng (Cheng Kwok Cheung, 1918-1953). Nato a Hong Kong il 5-7-1918, fu ordinato sacerdote a Macao il 26-7-1944 e ritornò a Hong Kong il 7-7-1946. Dal 1947 al 1953 fu editore, poi direttore dal gennaio 1952, del Kung Kao Po. Fondatore e direttore della rivista per studenti “Modern Students”. Era anche direttore spirituale della Curia della Legione di Maria per la sezione Juniores. Si trovarono anche liste di conti di soldi che p. Cheng custodiva (HK-CDA, V-2-3).

[145] P. Lorenzo Bonaudo (1922-1973): cfr. Appendice 4.

[146] Riganti > Risso, 11-4-1955 (PIME-AG, XXIV, 10, p. 393).

[147] P. Antonio Riganti (1893-1965): cfr. Appendice 4.

[148] P. Raffaello Maglioni (1891-1953): cfr. Appendice 4.

[149] Discorso di p. T. Ryan, all’inaugurazione della scuola nel 1958 (HK-CDA, IV-7-1).

[150] P. Giacomo Zilioli (1898-1960): cfr. Appendice 4.

[151] P. Armando Magnacca (1925-): nato a Mugnano, Napoli, il 14-5-1925, entrò nel PIME l’11-12-1943, ordinato sacerdote il 24-10-1951, partito per Hong Kong il 18-10-1964. In Italia, è impegnato nella regione dell’Italia meridionale.

[152] Il motivo della sostituzione era perché p. Egidio Giussani lasciava il posto e il sacerdozio. Nato a Lainate (Milano) il 4-5-1931, è entrato nell’Istituto l’8-10-1952. Ordinato sacerdote il 26-5-1956, è partito per Hong Kong l’1-12-1956.

[153] Nel dicembre 1966 p. Antonio Uda lasciò Aberdeen e l’Istituto, riducendosi allo stato laicale. Nato a Borore (Nuoro) il 23-8-1933, è entrato nell’Istituto il 31-8-1954. Ordinato sacerdote il 21-6-1959, è partito per Hong Kong il 30-9-1960.

[154] P. Domenico Frare (1913-1956): cfr. Appendice 4.

[155] Souvenir of the Golden Jubilee of Rosary Church, 1904-1954 (HK-CDA, IV-0-3).

[156] P. Carlo Monteverdi: Cfr. Appendice 4.

[157] “Con 53 morti e un 300 feriti… 5.200 sospetti furono detenuti durante la legge marziale” (Riganti > Risso, 12.15. 19-10-1956, PIME-AG, XXIV, 10, pp. 637-641).

[158] P. Amelio Crotti (1913-2004): cfr. Appendice 4.

[159] Famiglietti > Vescovo, 27-6-1953 (HK-CDA, IV-14-1).

[160] Poletti, 10-9-1954 (ibid., IV-15-1).

[161] Poletti > Vescovo, 3-8-1995 (ibid., IV-15-2).

[162] Maringelli > Bruzzone, 17-9-1956 (ibid.).

[163] Santinon > Mencarini, 4-9-1962 (ibid.).

[164] Cham > Vescovo, 10-10-1960 (ibid., IV-15-3).

[165] P. De Maestri Francesco (1904-1962): cfr. Appendice 4.

[166] Fraccaro > Vescovo, 1-4-1963 (HK-CDA, IV-15-3).

[167] La nuova chiesa, dedicata al Rosario, fu benedetta il 12 dicembre 1976 e il distretto eretto in parrocchia il primo luglio 1979. Questa parrocchia venne incorporata nella nuova parrocchia di S. Gerolamo, Tin Shui Wai, nel 1995.

[168] Entrambi i distretti vennero eretti a parrocchia il primo luglio 1979.

[169] Riganti, Statini comparativi dal 1948 al 1954 (30 giugno), in PIME-AG, XXIV, 10, p. 233.

[170] PIME-AG, XXIV, 25, pp. 885-905.

[171] Risso > Bianchi, 13-5-1956 (ibid., 27,02, p. 108).

[172] Bianchi > Risso, 18-12-1955 (ibid., 25, p. 939).

[173] Si veda verbale del raduno in HK-CDA, III-9-1.

[174] Bianchi > Risso, 24-3-1956 (ibid.).

[175] Si veda Morelli > Bianchi 4-2-1959: “… ora però prendo atto della decisione presa da V.E. di recedere del tutto dalle trattative e di sottoporre la vertenza a Propaganda” (citando lettera di Bianchi del 3-1-59) in ibid. 10, p. 945 o 24-27, 02, p. 120.

[176] Morelli > Bianchi, 15-1-1959 (ibid. p. 937).

[177] Verbale in ibid. XXIV, 10, p. 1009.

[178] Copia del documento in ibid. 27-02, p. 151.

[179] Bazzo > Morelli, 26-5-1964 (XXIV, 10, p. 1169).

[180] Ibid., p. 235.

[181] Giannini > Mencarini e Mencarini > Giannini, 10-7-1965 (PIMEHK-AR, anno 1965).

[182] P. Ruggiero ricorda che nel 1953, quando era rettore del distretto di Cheung Chau, mons. Bianchi insieme ai pp. Riganti e Liberatore lo portò a vedere una casa trascurata, donata tempo addietro alla diocesi e di cui il governo per la terza volta sollecitava il restauro entro un mese.

[183] Verbale del VI Raduno comunitario, 18-1-1968 (ibid., anno 1968).

[184] HK-CDA, III-19-1.

[185] Bianchi > Agagianian, 24-7-1967 (ibid., I-9-4).

[186] Kung Kao Pao, 1-1-1986, 12-1-1968.

[187] Bianchi > Card. Confalonieri, segretario S. Congregazione Concistoriale, 9-4-1965 (HK-CDA, II-31-2).

[188] HK Catholic Directory 1970.

[189] Mons. Lorenzo Bianchi (1899-1983): cfr. Appendice 4.

[190] Discorso di p. Lido Mencarini alla cerimonia funebre nella cattedrale di Hong Kong il 19-4-1983, dopo la morte di mons. Bianchi in Italia, riportato in P. Gheddo, Lorenzo Bianchi di Hong Kong…, o.c., p. 226-227.

[191] Verbale del Raduno del 21/11/1968 (PIMEHK-AR, cart. anno 1969).

[192] Si veda il testo completo del sommario delle risposte al questionario (ibid.).

[193] Lettera di 47 firmatari (su 60 presenti in HK) del 5-7-1968, con risposta di mons. A. Pirovano, del 22-7-1968: “L’attuale nostra legislazione stabilisce che il Superiore Regionale di Missione sia nominato dal Superiore Generale col suo Consiglio, previa terna indicativa, e non eletto dalla base… Il prossimo Capitolo, se crede, potrà cambiare, mutuando dagli ordini monastici e religiosi la regola che i superiori locali siano eletti dalle singole comunità....” (PIMEHK-AR, Corrispondenza con DG 1).