PREGHIERE  ALFABETO EBRAICO
LETTERE PER MEDITARE

Tau Sin Res Qof Sade Pe Ain Samec Nun Mem Lamed Kaf Yod Tet Het Zain Vau He Dalet Ghimel Bet Alef

Salmo 119

(VAV)
41 Mi raggiunga la tua bontà, o SIGNORE,
e salvami, secondo la tua parola;
42 e avrò di che rispondere a chi mi offende,
perché confido nella tua parola.
43 Non togliere mai dalla mia bocca 
la parola giusta,
perché spero nei tuoi giudizi.
44 Io osserverò sempre la tua legge, 
per l'eternità.
 

45 Sicuro proseguirò nella mia strada,
perché ricerco i tuoi precetti.
46 Parlerò delle tue testimonianze davanti ai re
e non avrò da vergognarmi.
47 Troverò gioia nei tuoi comandamenti,
perché li amo.
48 Alzerò le mie mani 
verso i tuoi comandamenti che amo
e mediterò sui tuoi statuti.

Vav

Pronuncia: V oppure O (quando c'e’ un puntino sopra) oppure U (quando il puntino e’ in mezzo).

Esempio: VADAI (certamente), TOV (buono), TUV (bontà)

Il valore numerico (Ghematria) della VAV e’ 6.

La lettera VAV rappresenta completezza, redenzione e trasformazione

La sesta lettera dell'alfabeto ha il valore di sei, il numero che rappresenta il completamento: il mondo fisico e’ stato completato in sei giorni e così un oggetto che si autocontiene ha sei lati: sopra e sotto, destra e sinistra, davanti e dietro (Maharal) In maniera analoga il popolo ebraico e’ completo, autocontenuto ed unico; al momento di ricevere la Tora’, il popolo ebraico fu censito e risultarono esserci 600.000 anime., corrispondenti alle 600.000 lettere della Tora’ (Maharal)

La lettera VAV e’ la congiunzione: essa unisce concetti molteplici ed anche opposti. Essa rappresenta il legame tra cielo e terra, ed ha la forma di un gancio. La VAV unisce le parole per formare frasi, unisce le frasi per formare paragrafi, unisce i paragrafi per formare capitoli ed unisce i capitoli per formare libri. La vav implica relazione tra eventi e continuità tra le generazioni. L'assenza di una VAV all'inizio di un nuovo capitolo della Tora’ indica l'inizio di una nuova era o di un nuovo soggetto.

Quando si mette la VAV davanti ad un verbo nelle Scritture, essa cambia il tempo da passato a futuro o viceversa. Uno degli esempi più classici nella Tora’ e’ VAYEDABER . La parola YEDABER significa "dirà", mentra VAYEDABER significa "disse". Realizzando l'interscambio tra passato e futuro, la VAV implica assenza di tempo, portando l'uomo ad una più vicina comprensione del Divino, del Quale viene detto: "Mille anni nei Tuoi occhi sono ieri" (Salmi 90:4)

Due usi molto frequenti di questo tipo di VAV sono nella conversione di HAYA', (era - passato) in VEHAYA' (sarà - futuro); e di YEHI' (sarà - futuro) in VAYEHI' (era - passato). In questo esempio la VAV non solo cambia il tempo, ma trasforma anche il modo delle parole. Il Talmud dice: (VAYEHI', era) esprime tormento, VEHAYA' (sarà) esprime gioia. ( Meghillah 10b). Quando avviene qualcosa di piacevole nel passato e noi speriamo che si ripeta in futuro, usiamo HAYA' (era) e lo convertiamo con la VAV in VEHAYA' (sarà) (Shoresh Yshai, Ruth). Viceversa, se sappiamo che qualcosa di triste debba avvenire, qualcosa che non possiamo modificare ma che speriamo sia già avvenuto - "fai che sia già passato!" Allora le Scritture usano il futuro YEHI' (sarà) e lo converte in passato VAYEHI' (era). (Kol Hatorah, Bereshit p. 625)