Giuseppe Brondino - Mauro Marasca
AUTOSTIMA
La riscoperta del proprio valore
FOSSANO 2003
| L'autostima Che cos'è l'autostima Fattori della formazione dell'idea di sé Reazione emozionale Predisposizione comportamentale |
Tipologia
Bassa autostima Sintomi indiretti o mascherati Teorie sulla nascita del senso di sé |
Formazione
dell'autostima Valutazione dell'autostima Le cause della disistima di sé |
Autostima e modestia |
| Autostima e umiltà | La stima di sé nella prospettiva della REBT | Come
sviluppare una sana autostima I genitori e gli educatori Interventi su di sé |
Perdonarsi
Alcuni consigli Conclusione |
è sacerdote cappuccino della Provincia di Torino. Laureato in Psicologia a
Padova, è iscritto al libro degli Psicologi, membro della SIMP (Società
Italiana di Medicina Psicosomatica) e della Società di Psicologia della
religione. Per diversi anni ha insegnato discipline psicologiche nelle scuole
di Infermieri professionali di Torino e presso
sacerdote cappuccino della Provincia di Trento, si è laureato in Psicologia
presso l'Università romana "
Discutendo
spesso su questo argomento con diverse persone ed in diversi contesti, ci siamo
accorti che in troppi casi - specie nel mondo religioso - si confonde l'umiltà
con il senso di inferiorità e l'autostima con l'orgoglio e la vanità. Nel
nostro lavoro di terapeuti abbiamo dovuto riscontrare che molte ferite,
sofferenze e disagi interiori in realtà hanno come denominatore comune - o come
conseguenza obbligata la disistima di sé, che si manifesta con sensi di
colpa, rifiuto di assumere la responsabilità della propria vita, bisogno di
seguire pedissequamente un leader, depressione e incapacità di realizzare un
progetto personale di vita.
Con
questo nostro modesto lavoro speriamo di poter contribuire a chiarire i termini
del problema, a suscitare l'interesse sull'argomento e, soprattutto, a proporre
strumenti di miglioramento nella stima di sé.
Ringraziamo
in modo del tutto particolare i con fratelli che abbiamo incontrato nella nostra
attività e che ci hanno stimolato a compilare questo modesto contributo al
miglioramento di noi stessi e dei nostri rapporti interpersonali.
Ala,
26 luglio 2003
Festa di s. Gioacchino e s. Anna.
La nostra esperienza di psicoterapeuti ci fa
constatare quotidianamente come la maggior parte delle persone che avviciniamo
soffrono di disistima di sé, di senso di inferiorità e di inadeguatezza. Anche
persone che apparentemente sembrano sicure, dominanti, perfino aggressive e
prepotenti, in realtà spesso mascherano con il loro comportamento esteriore una
profonda insicurezza. Si tratta quindi di un disturbo generalizzato.
In un recente sondaggio (1) organizzato
dall'Istituto Riza Psicosomatica di Milano, su un campione di 300 persone di età
tra i 25 e i 60 anni, il 65% degli intervistati dichiara di sentirsi
profondamente a disagio a causa di una bassa autostima. I motivi principali
addotti sono attribuiti a fallimenti nelle relazioni interpersonali (48%), sensi
di colpa (31 %), insoddisfazione per il lavoro svolto (11 %), incapacità a fare
le cose che si vorrebbero realizzare (10%). Le conseguenze di tale situazione
provocano scontentezza interiore (39%), rancori molto intensi (28%), difficoltà
a prendere decisioni (19%), sudditanza nei confronti degli altri (14%).
"Tutto questo ci viene ampiamente
confermato dal boom delle richieste di corsi di auto stima, organizzati dal
nostro Istituto, che nel solo mese di settembre si sono decuplicate. Che cos'è,
un sintomo di disagio collettivo? Oppure la sfiducia nella psicoterapia, nella
sua lentezza e la ricerca invece di strumenti rapidi, capaci di dare le regole
fondamentali del gioco della felicità e dell' autostima ?" (2) Tra i segni
più evidenti della notevole diffusione di questa patologia ci sono sicuramente
l'organizzazione in varie parti d'Italia di molti corsi di auto stima e il
moltiplicarsi delle pubblicazioni che trattano questo tema e si rivolgono a
categorie particolari quali le donne, gli adolescenti e gli omosessuali (3).
Questi dati evidenziano come l' autostima
sia un fattore determinante per la serenità interiore e per l'autorealizzazione
personale.
Fin dalla prima infanzia abbiamo un assoluto
bisogno di sviluppare una sana auto stima, per evitare l'insuccesso e
l'insoddisfazione della propria vita.
Chess S. e Thomas A. scrivono che
l'autostima è un elemento chiave del buon funzionamento psicologico
dell'individuo sia bambino che adulto.
Il bambino che ha una buona auto stima
riesce ad affrontare con fiducia le difficoltà della vita. Con uno scarso
livello di auto stima il bambino crescerà con un onnipresente senso di sfiducia
ed inadeguatezza verso di sé e le proprie capacità.
"Il bambino, adolescente o adulto, con
un senso solido e preciso delle proprie capacità saprà mobilitarsi
efficacemente in vista di un compito nuovo, prenderlo di petto e garantirsi così
una riuscita che a sua volta rinforzerà la sua autostima” (4).
Una sana auto stima agevola notevolmente i
rapporti interpersonali e la realizzazione professionale, rende più facile
incontrare il partner adatto e costruire la propria famiglia, essere dei buoni
genitori o educatori, sostanzialmente dunque raggiungere una profonda
soddisfazione personale.
Leggendo attentamente i dati sopra riportati
c'è da chiedersi come mai la disistima è così diffusa e come mai se ne parla
così poco. A nostro parere uno dei motivi più importanti della diffusione di
questo disagio è innanzi tutto la mancanza di chiarezza nel definire e
delineare nettamente i tratti dell' autostima. In altri termini nel linguaggio
comune l'autostima sembra coincidere con l'orgoglio e la vanità personale, che
in realtà sono agli antipodi della vera autostima.
Di conseguenza si teme che l'invito a
sviluppare una sana autostima equivalga a favorire l'orgoglio.
Che cos'è l'autostima
E' difficile comprendere esattamente il
concetto di autostima in quanto finora sono stati utilizzati diversi termini per
indicare concetti simili, come ad esempio: buona opinione di sé, amore di sé,
amor proprio, orgoglio, vanità, stima....
Leggendo i vari libri sull' argomento
troviamo molte definizioni. Ne riportiamo alcune. “Considerazione che
l'individuo ha di se stesso. (...) Dal punto di vista psicoanalitico,
l'autostima si spiega come un appoggio di natura narcisistica che 1'Io riceve
dal Super-io, per cui il soggetto non teme punizioni o riprovazioni” (5).
“L'autostima è la valutazione che il
soggetto dà di se stesso, delle sue capacità e dei suoi limiti” (6).
“Possiamo considerare l'autostima come il
concetto che ogni persona ha di se stessa: essa può essere eccessivamente alta,
eccessivamente bassa, oppure realistica ed aderente alla realtà” (7).
Noi proponiamo di considerare l' auto stima
come un atteggiamento interiore che si realizza nel comportamento esterno
abituale. L' auto stima è un processo psichico, relativamente stabile, composto
da più elementi, dei quali i più importanti sono:
. l'idea di sé;
. la reazione emozionale collegata a tale idea;
. la predisposizione a comportarsi di conseguenza.
L'idea
di sé.
Ciascuno di noi ha una certa fotografia
mentale di se stesso, costruita soprattutto in base ai tasselli, frammenti di
giudizi, etichette, valutazioni, che gli adulti significativi (genitori,
insegnanti, educatori...) fin dalla nostra primissima infanzia hanno detto e
ripetuto su di noi.
Se l'identità è ciò che uno è, l'idea di
sé riguarda ciò che egli "pensa di essere". Non sempre fra identità
e idea di sé c'è piena coincidenza. Si può essere convinti di avere certi
tratti di personalità che in realtà non si possiedono, o viceversa. Ad
esempio, un individuo potrebbe pensare di essere un grande giocatore di calcio,
mentre in realtà non è che un mediocre calciatore. All'opposto una persona
potrebbe essere convinta di non possedere molte doti intellettive, mentre in
realtà manifesta alte doti di intelligenza.
La frattura fra l'identità e l'idea di sé
può essere maggiore o minore nei vari individui a seconda della loro capacità
di auto-osservazione e di lettura della realtà e dell'atteggiamento degli
altri. Questa frattura può diventare patologica come nei deliri di grandezza o
negli stadi di grave depressione.
Mentre la formazione del senso di identità
è un processo che inizia verso i 2/3 anni, quando il bambino si rende conto di
essere un'entità distinta dalla madre, l'idea di sé nasce alcuni anni dopo e
si sviluppa progressivamente in modo più o meno aderente alla realtà; ma è
soprattutto nell'adolescenza che tale processo viene vissuto in modo
conflittuale e sofferto, in quanto si presenta in forme complesse che le età
precedenti non conoscono.
Nella formazione dell'idea di sé
distinguiamo tre fasi:
1. Un'idea di sé "pensata" e "vissuta" in modo
frammentario.
Questa fase si sviluppa nell'infanzia e nella fanciullezza e potrebbe essere
chiamata l'idea di sé vissuta come tratti non articolati fra di loro. La
consapevolezza di avere certe qualità e di non averne altre viene acquisita dal
bambino nel corso di attività o esperienze che gli vengono proposte dagli
adulti; inoltre queste qualità che vengono vissute ognuna per proprio conto, in
modo "singolo", non giungono a comporsi in un'immagine unitaria di sé.
2. Un'idea di sé "cercata".
Questo avviene nella preadolescenza. Il ragazzo ricerca esperienze e situazioni
in cui possa "provare se stesso" e "confrontarsi con gli
altri".
3. Un'idea di sé "riflessa".
Coincide con l'adolescenza, quando il ragazzo è sempre più impegnato in un
costante sforzo di riflessione sulla sua persona, una riflessione che ha come
obiettivo principale quello di elaborare un'immagine unitaria di sé in cui le
varie qualità sono in rapporto dinamico e coerente fra di loro.
Per esempio, un ragazzo può pensare di sé:
"Sono intelligente, capace e simpatico...".
Anche da adulti la nostra idea di sé si
fonderà e si manterrà sostanzialmente su queste coordinate acquisite.
Fattori della formazione dell'idea
di sé
I fattori che intervengono nella formazione
dell'idea di sé sono due:
1- Il
giudizio della realtà.
Un adolescente ogni volta che intraprende
un'attività
Per esempio: un adolescente che ritiene di
aver appreso bene da un amico come si utilizza un certo programma al computer e
quando prova ad usarlo da solo non riesce a cavarsela, riceve "dai
fatti" un giudizio negativo, cioè si rende conto di non possedere ancora
in grado sufficiente l'abilità richiesta.
2- Il
giudizio degli altri.
Un ragazzo riceve continuamente dei giudizi
da persone che occupano un posto rilevante nella sua vita, come genitori,
educatori, insegnanti...
Essi gli dicono, di volta in volta, che è
"abile" o che "non sa fare niente", che è allegro, tenace,
testardo, bravo, pauroso, ecc. Nell'adolescenza ai giudizi degli adulti si
affiancano quelli dei coetanei: dell'amico, dei membri del gruppo. Talvolta
certi giudizi si cristallizzano e si stabilizzano nella forma dei nomignoli che
possono mettere in risalto aspetti fisici spiacevoli, come ad esempio:
"Tappo", "Brufalo Bill"... o tratti della personalità
spesso non lusinghieri, come ad esempio: "Gattamorta, manolesta,
santarellina..." e possono provocare sofferenza in coloro ai quali vengono
attribuiti. .
Il giudizio della persona adulta pesa molto
all'adolescente. Ci sono due pericoli da parte dell'adulto nel dare giudizi: il
primo è quello del dare al proprio giudizio solo delle connotazioni negative,
creando così nell' adolescente un sentimento di depressione, frustrando
gravemente il bisogno di valorizzazione che è in lui molto vivo. Il secondo
pericolo consiste nel dare al giudizio un carattere etichettante, il carattere
di una sentenza definitiva: "Tu queste cose non le sai fare", "Tu
sei un ragazzo egoista"... Un giudizio di questo tipo non stimola un
ragazzo a tentare di cambiare, di migliorarsi e può creare uno stato d'animo
depressivo, un atteggiamento di rassegnazione. E' possibile lasciare al giudizio
il suo carattere realistico, ma dargli anche un tono dinamico, aggiungendo
semplicemente l'avverbio "ancora": 'Tu queste cose non le sai ancora
fare" e dando subito dopo alcune indicazioni concrete su come lavorare per
colmare la carenza.
Concludendo possiamo affermare che l'idea di
sé si costruisce in base: al giudizio degli adulti significativi, ai giudizi
dei coetanei e alla realtà.
Reazione emozionale
Se l'idea di sé che ciascuno ha fosse
asettica e neutrale senza alcuna reazione emozionale, non vi sarebbe alcun
problema nell'autostima. Essa non sarebbe altro che una semplice constatazione
che non ferisce. Ma l'idea di sé non è un puro ragionamento o una immagine
virtuale: essa è fortemente colorata di reazioni emozionali positive o
negative. In altre parole alcuni tratti dell'idea di sé evocano delle
sensazioni gratificanti e positive. Come non sentirsi piacevolmente orgogliosi
nel riconoscere in se stessi delle doti apprezzate e ammirate, quali ad esempio
il coraggio, l'intuizione, l'intelligenza, la costanza, la bellezza...? Come non
sentirsi amaramente colpiti da giudizi negativi, quali ad esempio la
vigliaccheria, la falsità, l'incapacità, la bruttezza, l'incostanza, i cattivi
risultati nello studio o nel lavoro... ?
La parola stima indica chiaramente una
valutazione che coinvolge ed evoca delle reazione affettive. La reazione
emozionale è direttamente collegata al confronto con l'Io ideale, cioè con la
persona che il soggetto vorrebbe o dovrebbe essere (8).
Il sentirsi bene o sentirsi male, il senso
di autorealizzazione o di soddisfazione o insoddisfazione personale dipendono
in larga misura dallo scarto che noi rileviamo fra l'Io ideale e l'Io reale.
Se la persona non provasse alcun disagio nel
constatare la sua distanza dall'Io ideale si sentirebbe tranquilla nonostante la
presa di coscienza dei suoi difetti. Purtroppo l'educazione ricevuta ha
insistito continuamente sulla essenzialità di alcuni valori, per cui il
sentirsi distanti da questo lo ideale provoca una situazione psichica più o
meno forte o più o meno patologica.
Predisposizione comportamentale
L'immagine di sé con la relativa risposta
emozionale predispone automaticamente a comportarsi in un modo invece che in
un altro. La persona che si valuta in modo positivo manifesterà questo suo
atteggiamento interiore nei suoi comportamenti e nelle sue relazioni
interpersonali. Ad esempio si sentirà tranquilla e sicura nel rapporto con gli
altri, eseguirà il suo lavoro con entusiasmo e con la coscienza del suo valore.
All'opposto una persona che ha una scarsa auto stima, si sentirà in sicura ed
impacciata nelle relazioni, nelle decisioni e cercherà di mascherare i suoi
limiti, sentendosi scoperta se qualcuno glieli fa notare. Basterà una semplice
critica o giudizio negativo e il soggetto si sentirà annullato e privo di
valore.
[1] Riza
Psicosomatica, 1996, 188, p. 3-8.
[2] Morelli R., in o.c.p. 12.
[3]
Stein G. Riza Psicosomatica, 1996, 188, p. 5.
[4] Chess S. - Thomas A.,
Conosci tuo figlio. Un'autorevole guida
per i genitori di oggi, Giunti, Firenze 1989, p. 199.
[5] Ga1imberti D., Enciclopedia di
psicologia, Garzanti, Torino, 1999, p. 133.
[6] Gallo G., Manuale di psicologia,
IAR, Milano, 1999, p. 201.
[7] Feromonte a., Autostima e
percezione di sé, "Rassegna psichiatrica", 2000, 87, p. 42.
[8] Cfr. Homey K., I nostri conflitti
interni, Martinelli, Firenze 1971, p. 84 ss.