PICCOLI GRANDI LIBRI   Giuseppe Brondino - Mauro Marasca
AUTOSTIMA
La ris
coperta del proprio valore

    EDITRICE ESPERIENZE
FOSSANO 2003

L'autostima
Che cos'è l'autostima
Fattori della formazione dell'idea di sé
Reazione emozionale
Predisposizione comportamentale
Tipologia
Bassa autostima
Sintomi indiretti o mascherati
Teorie sulla nascita del senso di sé
Formazione dell'autostima
Valutazione dell'autostima
Le cause della disistima di sé
Autostima e modestia
Autostima e umiltà La stima di sé nella prospettiva della REBT Come sviluppare una sana autostima
I genitori e gli educatori
Interventi su di sé
Perdonarsi
Alcuni consigli  

Conclusione
Bibliografia

 

GIUSEPPE BRONDINO
è sacerdote cappuccino della Provincia di Torino. Laureato in Psicologia a Padova, è iscritto al libro degli Psicologi, mem­bro della SIMP (Società Italiana di Medicina Psicosomatica) e della Società di Psicologia della religione. Per diversi anni ha in­segnato discipline psicologiche nelle scuole di Infermieri pro­fessionali di Torino e presso la "Scuola superiore di psicologia" del Rebaudengo di Torino. Dal 1992 è collaboratore presso l'U­niversità di Torino, dapprima nel corso di Laurea in Psicologia (Psicologia dinamica), in seguito nel corso di Laurea in Scien­ze della formazione (Psicologia sociale), con regolare attività di­dattica e seminariale. Ha scritto diversi libri e numerosi articoli su varie riviste italiane.

MAURO MARASCA,
sacerdote cappuccino della Provincia di Trento, si è laureato in Psicologia presso l'Università romana " La Sapienza " ed è i­scritto nel libro degli Psicologi e Psicoterapeuti. Socio della SI­PS (Società italiana di Psicologia scientifica) e della Società di "Psicologia della religione", è specializzato nel campo della preadolescenza e della adolescenza. Consulente psicologo del tri­bunale dei minorenni e per vari anni consulente nell'ambito della tossicodipendenza, ha insegnato discipline psicologiche in diverse scuole superiori. Attualmente è docente di Psicologia presso I1stituto teologico "Laurentianum" di Venezia, associato all'Università Pontificia ''Antonianum'' di Roma, e presso il Biennio teologico-filosofico di Villafranca (VR).

Prefazione

Da molti anni si sente nell'aria un forte bisogno di recuperare la conoscenza e la stima di sé. La letteratura su questi argomenti si è quasi improvvisamente moltiplicata: segno evidente del forte interesse e della nuova sensibilità dell'uomo di oggi. E' come se si trattasse di una ri­vendicazione o di un recupero di un elemento molto prezioso, troppo a lungo trascurato.

Discutendo spesso su questo argomento con diverse persone ed in diversi contesti, ci siamo accorti che in troppi casi - specie nel mondo religioso - si confonde l'umiltà con il senso di inferiorità e l'autostima con l'orgoglio e la vanità. Nel nostro lavoro di terapeuti abbiamo do­vuto riscontrare che molte ferite, sofferenze e disagi interiori in realtà hanno come denominatore comune - o come conseguenza obbligata ­la disistima di sé, che si manifesta con sensi di colpa, rifiuto di assumere la responsabilità della propria vita, bisogno di seguire pedissequa­mente un leader, depressione e incapacità di realizzare un progetto per­sonale di vita.

Con questo nostro modesto lavoro speriamo di poter contribuire a chiarire i termini del problema, a suscitare l'interesse sull'argomento e, soprattutto, a proporre strumenti di miglioramento nella stima di sé.

Vista l'importanza del tema, abbiamo deciso di fare uno stacco nel­la nostra vita frenetica, di fermarci e di scrivere queste pagine nel piccolo convento di Ala nel Trentino, gustando le idee che ci venivano in mente o che scoprivamo leggendo diversi autori e riscoprendo in vecchi testi la saggezza del passato.

Ringraziamo in modo del tutto particolare i con fratelli che abbiamo incontrato nella nostra attività e che ci hanno stimolato a compilare questo modesto contributo al miglioramento di noi stessi e dei nostri rapporti interpersonali.

 

Ala, 26 luglio 2003
Festa di s. Gioacchino e s. Anna.

 

L'autostima  

La nostra esperienza di psicoterapeuti ci fa constatare quotidianamente come la maggior parte delle persone che avviciniamo soffrono di disistima di sé, di senso di inferiorità e di inadeguatezza. Anche persone che apparentemente sembrano sicure, dominanti, perfino aggressive e prepotenti, in realtà spesso mascherano con il loro comportamento esteriore una profonda insicurezza. Si tratta quindi di un disturbo generalizzato.

In un recente sondaggio (1) organizzato dall'Istituto Riza Psicosomatica di Milano, su un campione di 300 persone di età tra i 25 e i 60 anni, il 65% degli intervistati dichiara di sentirsi profondamente a disagio a causa di una bassa autostima. I motivi principali addotti sono attribuiti a fallimenti nelle relazioni interpersonali (48%), sensi di colpa (31 %), insoddisfazione per il lavoro svolto (11 %), incapacità a fare le cose che si vorrebbero realizzare (10%). Le conse­guenze di tale situazione provocano scontentezza interiore (39%), rancori molto intensi (28%), difficoltà a prendere decisioni (19%), sudditanza nei confronti degli altri (14%).

"Tutto questo ci viene ampiamente confermato dal boom delle richieste di corsi di auto stima, organizzati dal nostro Istituto, che nel solo mese di settembre si sono decuplicate. Che cos'è, un sintomo di disagio collettivo? Oppure la sfiducia nella psicoterapia, nella sua lentezza e la ricerca invece di strumenti rapidi, capaci di dare le regole fondamentali del gioco della felicità e dell' autostima ?" (2) Tra i segni più evidenti della notevole diffusione di questa patologia ci sono sicuramente l'organizzazione in varie parti d'Italia di molti corsi di auto stima e il moltiplicarsi delle pubblicazioni che trattano questo tema e si rivolgono a categorie particolari quali le donne, gli adolescenti e gli omosessuali (3).  

Questi dati evidenziano come l' autostima sia un fattore determinante per la serenità interiore e per l'autorealizzazione personale.

Fin dalla prima infanzia abbiamo un assoluto bisogno di sviluppare una sana auto stima, per evitare l'insuccesso e l'insoddisfazione della propria vita.

Chess S. e Thomas A. scrivono che l'autostima è un elemento chiave del buon funzionamento psicologico dell'individuo sia bambino che adulto.

Il bambino che ha una buona auto stima riesce ad affrontare con fiducia le difficoltà della vita. Con uno scarso livello di auto stima il bambino crescerà con un onnipresente senso di sfiducia ed inadeguatezza verso di sé e le proprie capacità.

"Il bambino, adolescente o adulto, con un senso solido e preciso delle proprie capacità saprà mobilitarsi efficacemente in vista di un compito nuovo, prenderlo di petto e garantirsi così una riuscita che a sua volta rinforzerà la sua autostima” (4).

Una sana auto stima agevola notevolmente i rapporti interpersonali e la realizzazione professionale, rende più fa­cile incontrare il partner adatto e costruire la propria famiglia, essere dei buoni genitori o educatori, sostanzialmente dunque raggiungere una profonda soddisfazione personale.

Leggendo attentamente i dati sopra riportati c'è da chiedersi come mai la disistima è così diffusa e come mai se ne parla così poco. A nostro parere uno dei motivi più importanti della diffusione di questo disagio è innanzi tutto la mancanza di chiarezza nel definire e delineare nettamente i tratti dell' autostima. In altri termini nel linguaggio comune l'autostima sembra coincidere con l'orgoglio e la vanità personale, che in realtà sono agli antipodi della vera autostima.

Di conseguenza si teme che l'invito a sviluppare una sana autostima equivalga a favorire l'orgoglio.       

Che cos'è l'autostima  

E' difficile comprendere esattamente il concetto di autostima in quanto finora sono stati utilizzati diversi termini per indicare concetti simili, come ad esempio: buona opinione di sé, amore di sé, amor proprio, orgoglio, vanità, stima....

Leggendo i vari libri sull' argomento troviamo molte definizioni. Ne riportiamo alcune. “Considerazione che l'individuo ha di se stesso. (...) Dal punto di vista psicoanalitico, l'autostima si spiega come un appoggio di natura narcisistica che 1'Io riceve dal Super-io, per cui il soggetto non teme punizioni o riprovazioni” (5).

“L'autostima è la valutazione che il soggetto dà di se stesso, delle sue capacità e dei suoi limiti” (6).

“Possiamo considerare l'autostima come il concetto che ogni persona ha di se stessa: essa può essere eccessivamente alta, eccessivamente bassa, oppure realistica ed aderente alla realtà” (7).

Noi proponiamo di considerare l' auto stima come un at­teggiamento interiore che si realizza nel comportamento esterno abituale. L' auto stima è un processo psichico, relativamente stabile, composto da più elementi, dei quali i più importanti sono:
. l'idea di sé;
. la reazione emozionale collegata a tale idea;
. la predisposizione a comportarsi di conseguenza.  

L'idea di sé.

Ciascuno di noi ha una certa fotografia mentale di se stesso, costruita soprattutto in base ai tasselli, frammenti di giudizi, etichette, valutazioni, che gli adulti significativi (genitori, insegnanti, educatori...) fin dalla nostra primissima infanzia han­no detto e ripetuto su di noi.

Se l'identità è ciò che uno è, l'idea di sé riguarda ciò che egli "pensa di essere". Non sempre fra identità e idea di sé c'è piena coincidenza. Si può essere convinti di avere certi tratti di personalità che in realtà non si possiedono, o viceversa. Ad esempio, un individuo potrebbe pensare di essere un grande giocatore di calcio, mentre in realtà non è che un mediocre calciatore. All'opposto una persona potrebbe essere convinta di non possedere molte doti intellettive, mentre in realtà manifesta alte doti di intelligenza.

La frattura fra l'identità e l'idea di sé può essere maggiore o minore nei vari individui a seconda della loro capacità di auto-osservazione e di lettura della realtà e dell'atteggiamento degli altri. Questa frattura può diventare patologica come nei deliri di grandezza o negli stadi di grave depressione.

Mentre la formazione del senso di identità è un processo che inizia verso i 2/3 anni, quando il bambino si rende conto di essere un'entità distinta dalla madre, l'idea di sé nasce alcuni anni dopo e si sviluppa progressivamente in modo più o meno aderente alla realtà; ma è soprattutto nell'adolescenza che tale processo viene vissuto in modo conflittuale e sofferto, in quanto si presenta in forme complesse che le età precedenti non conoscono.  

Nella formazione dell'idea di sé distinguiamo tre fasi:
1. Un'idea di sé "pensata" e "vissuta" in modo frammentario.
Questa fase si sviluppa nell'infanzia e nella fanciul­lezza e potrebbe essere chiamata l'idea di sé vissuta come tratti non articolati fra di loro. La consapevolezza di avere certe qualità e di non averne altre viene acquisita dal bambino nel corso di attività o esperienze che gli vengono proposte dagli adulti; inoltre queste qualità che vengono vissute ognuna per proprio conto, in modo "singolo", non giungono a comporsi in un'immagine unitaria di sé.
2. Un'idea di sé "cercata".
Questo avviene nella preadolescenza. Il ragazzo ricerca esperienze e situazioni in cui possa "provare se stesso" e "confrontarsi con gli altri".
3. Un'idea di sé "riflessa".
Coincide con l'adolescenza, quando il ragazzo è sempre più impegnato in un costante sforzo di riflessione sulla sua persona, una riflessione che ha come obiettivo principale quello di elaborare un'immagine unitaria di sé in cui le varie qualità sono in rapporto dinamico e coerente fra di loro.

Per esempio, un ragazzo può pensare di sé: "Sono intelligente, capace e simpatico...".

Anche da adulti la nostra idea di sé si fonderà e si manterrà sostanzialmente su queste coordinate acquisite.  

Fattori della formazione dell'idea di sé  

I fattori che intervengono nella formazione dell'idea di sé sono due:  

1- Il giudizio della realtà.

Un adolescente ogni volta che intraprende un'attività che richiede certe abilità riceve direttamente dalla realtà, attraverso la constatazione dei risultati che riesce a raggiungere, un giudizio sul grado in cui possiede l'abilità richiesta.

Per esempio: un adolescente che ritiene di aver appreso bene da un amico come si utilizza un certo programma al computer e quando prova ad usarlo da solo non riesce a cavarsela, riceve "dai fatti" un giudizio negativo, cioè si rende conto di non possedere ancora in grado sufficiente l'abilità richiesta.  

2- Il giudizio degli altri.

Un ragazzo riceve continuamente dei giudizi da persone che occupano un posto rilevante nella sua vita, come genitori, educatori, insegnanti...

Essi gli dicono, di volta in volta, che è "abile" o che "non sa fare niente", che è allegro, tenace, testardo, bravo, pauroso, ecc. Nell'adolescenza ai giudizi degli adulti si affiancano quelli dei coetanei: dell'amico, dei membri del gruppo. Talvolta certi giudizi si cristallizzano e si stabilizzano nella forma dei nomignoli che possono mettere in risalto aspetti fisici spiacevoli, come ad esempio: "Tappo", "Brufalo Bill"... o tratti della personalità spesso non lusinghieri, come ad esempio: "Gattamorta, manolesta, santarellina..." e possono provocare sofferenza in coloro ai quali vengono attribuiti.      .

Il giudizio della persona adulta pesa molto all'adolescente. Ci sono due pericoli da parte dell'adulto nel dare giudizi: il primo è quello del dare al proprio giudizio solo delle connotazioni negative, creando così nell' adolescente un sentimento di depressione, frustrando gravemente il bisogno di valorizzazione che è in lui molto vivo. Il secondo pericolo consiste nel dare al giudizio un carattere etichettante, il carattere di una sentenza definitiva: "Tu queste cose non le sai fare", "Tu sei un ragazzo egoista"... Un giudizio di questo tipo non stimola un ragazzo a tentare di cambiare, di migliorarsi e può creare uno stato d'animo depressivo, un atteggiamento di rassegnazione. E' possibile lasciare al giudizio il suo carattere realistico, ma dargli anche un tono dinamico, aggiungendo semplicemente l'avverbio "ancora": 'Tu queste cose non le sai ancora fare" e dando subito dopo alcune indicazioni concrete su come lavorare per colmare la carenza.

Concludendo possiamo affermare che l'idea di sé si costruisce in base: al giudizio degli adulti significativi, ai giudizi dei coetanei e alla realtà.  

Reazione emozionale  

Se l'idea di sé che ciascuno ha fosse asettica e neutrale senza alcuna reazione emozionale, non vi sarebbe alcun problema nell'autostima. Essa non sarebbe altro che una semplice constatazione che non ferisce. Ma l'idea di sé non è un puro ragionamento o una immagine virtuale: essa è fortemente colorata di reazioni emozionali positive o negative. In altre parole alcuni tratti dell'idea di sé evocano delle sensazioni gratificanti e positive. Come non sentirsi piacevolmente orgogliosi nel riconoscere in se stessi delle doti apprezzate e ammirate, quali ad esempio il coraggio, l'intuizione, l'intelligenza, la costanza, la bellezza...? Come non sentirsi amaramente colpiti da giudizi negativi, quali ad esempio la vigliaccheria, la falsità, l'incapacità, la bruttezza, l'incostanza, i cattivi risultati nello studio o nel lavoro... ?

La parola stima indica chiaramente una valutazione che coinvolge ed evoca delle reazione affettive. La reazione emozionale è direttamente collegata al confronto con l'Io ideale, cioè con la persona che il soggetto vorrebbe o dovrebbe essere (8).

Il sentirsi bene o sentirsi male, il senso di autorealizza­zione o di soddisfazione o insoddisfazione personale dipendono in larga misura dallo scarto che noi rileviamo fra l'Io ideale e l'Io reale.

Se la persona non provasse alcun disagio nel constatare la sua distanza dall'Io ideale si sentirebbe tranquilla nonostante la presa di coscienza dei suoi difetti. Purtroppo l'educazione ricevuta ha insistito continuamente sulla essenzialità di alcuni valori, per cui il sentirsi distanti da questo lo ideale provoca una situazione psichica più o meno forte o più o meno patologica.  

Predisposizione comportamentale  

L'immagine di sé con la relativa risposta emozionale predispone automaticamente a comportarsi in un modo inve­ce che in un altro. La persona che si valuta in modo positivo manifesterà questo suo atteggiamento interiore nei suoi comportamenti e nelle sue relazioni interpersonali. Ad esempio si sentirà tranquilla e sicura nel rapporto con gli altri, eseguirà il suo lavoro con entusiasmo e con la coscienza del suo valore. All'opposto una persona che ha una scarsa auto stima, si sentirà in sicura ed impacciata nelle relazioni, nelle decisioni e cercherà di mascherare i suoi limiti, sentendosi scoperta se qualcuno glieli fa notare. Basterà una semplice critica o giudizio negativo e il soggetto si sentirà annullato e privo di valore.  

 

[1] Riza Psicosomatica, 1996, 188, p. 3-8.
[2] Morelli R., in o.c.p. 12.
[3] Stein G. Riza Psicosomatica, 1996, 188, p. 5.
[4] Chess S. - Thomas A., Conosci tuo figlio. Un'autorevole guida
per i genitori di oggi, Giunti, Firenze 1989, p. 199.
[5] Ga1imberti D., Enciclopedia di psicologia, Garzanti, Torino, 1999, p. 133.
[6] Gallo G., Manuale di psicologia, IAR, Milano, 1999, p. 201.
[7] Feromonte a., Autostima e percezione di sé, "Rassegna psichiatrica", 2000, 87, p. 42.
[8] Cfr. Homey K., I nostri conflitti interni, Martinelli, Firenze 1971, p. 84 ss.