LETTERA ENCICLICA ![]()
CARITAS IN VERITATE
DEL SOMMO PONTEFICE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE AI FEDELI
LAICI
E A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTÀ
SULLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE
NELLA CARITÀ E NELLA VERITÀ
| CAPITOLO PRIMO | IL MESSAGGIO DELLA POPULORUM PROGRESSIO |
| CAPITOLO SECONDO | LO SVILUPPO UMANO NEL NOSTRO TEMPO |
| CAPITOLO TERZO |
FRATERNITÀ,
SVILUPPO ECONOMICO E SOCIETÀ CIVILE |
| CAPITOLO QUARTO | SVILUPPO DEI POPOLI, DIRITTI E DOVERI, AMBIENTE |
| CAPITOLO QUINTO | LA COLLABORAZIONE DELLA FAMIGLIA UMANA |
| CAPITOLO SESTO |
LO
SVILUPPO DEI POPOLI E LA TECNICA |
.
CAPITOLO
QUINTO
LA COLLABORAZIONE DELLA FAMIGLIA
UMANA
(Audio) 53.
Una delle più profonde povertà che l'uomo può sperimentare è
Paolo
VI notava che « il mondo soffre per mancanza di pensiero » [128].
L'affermazione contiene una constatazione, ma soprattutto un auspicio: serve un
nuovo slancio del pensiero per comprendere meglio le implicazioni del nostro
essere una famiglia; l'interazione tra i popoli del pianeta ci sollecita a
questo slancio, affinché l'integrazione avvenga nel segno della solidarietà [129]
piuttosto che della marginalizzazione. Un simile pensiero obbliga ad un
approfondimento critico e valoriale della categoria della relazione. Si
tratta di un impegno che non può essere svolto dalle sole scienze sociali, in
quanto richiede l'apporto di saperi come la metafisica e la teologia, per
cogliere in maniera illuminata la dignità trascendente dell'uomo.
La
creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni
interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria
identità personale. Non è isolandosi che l'uomo valorizza se stesso, ma
ponendosi in relazione con gli altri e con Dio. L'importanza di tali relazioni
diventa quindi fondamentale. Ciò vale anche per i popoli. È, quindi, molto
utile al loro sviluppo una visione metafisica della relazione tra le persone. A
questo riguardo, la ragione trova ispirazione e orientamento nella rivelazione
cristiana, secondo la quale la comunità degli uomini non assorbe in sé la
persona annientandone l'autonomia, come accade nelle varie forme di
totalitarismo, ma la valorizza ulteriormente, perché il rapporto tra persona e
comunità è di un tutto verso un altro tutto [130].
Come la comunità familiare non annulla in sé le persone che la compongono e
come la Chiesa stessa valorizza pienamente la “nuova creatura” (Gal
6,15; 2 Cor 5,17) che con il battesimo si inserisce nel suo Corpo vivo,
così anche l'unità della famiglia umana non annulla in sé le persone, i
popoli e le culture, ma li rende più trasparenti l'uno verso l'altro,
maggiormente uniti nelle loro legittime diversità.
(Audio) 54.
Il tema dello sviluppo coincide con quello dell'inclusione relazionale di tutte
le persone e di tutti i popoli nell'unica comunità della famiglia umana, che si
costruisce nella solidarietà sulla base dei fondamentali valori della giustizia
e della pace. Questa prospettiva trova un'illuminazione decisiva nel rapporto
tra le Persone della Trinità nell'unica Sostanza divina. La Trinità è
assoluta unità, in quanto le tre divine Persone sono relazionalità pura. La
trasparenza reciproca tra le Persone divine è piena e il legame dell'una con
l'altra totale, perché costituiscono un'assoluta unità e unicità. Dio vuole
associare anche noi a questa realtà di comunione: « perché siano come noi una
cosa sola » (Gv 17,22). Di questa unità la Chiesa è segno e strumento
[131].
Anche le relazioni tra gli uomini lungo la storia non hanno che da trarre
vantaggio dal riferimento a questo divino Modello. In particolare, alla luce
del mistero rivelato della Trinità si comprende che la vera apertura non
significa dispersione centrifuga, ma compenetrazione profonda. Questo risulta
anche dalle comuni esperienze umane dell'amore e della verità. Come l'amore
sacramentale tra i coniugi li unisce spiritualmente in « una carne sola » (Gn
2,24; Mt 19,5; Ef 5,31) e da due che erano fa di loro un'unità
relazionale e reale, analogamente la verità unisce gli spiriti tra loro e li fa
pensare all'unisono, attirandoli e unendoli in sé.
(Audio) 55.
La rivelazione cristiana sull'unità del genere umano presuppone
un'interpretazione metafisica dell'humanum in cui la relazionalità è elemento
essenziale. Anche altre culture e altre religioni insegnano la fratellanza e
la pace e, quindi, sono di grande importanza per lo sviluppo umano integrale.
Non mancano, però, atteggiamenti religiosi e culturali in cui non si assume
pienamente il principio dell'amore e della verità e si finisce così per
frenare il vero sviluppo umano o addirittura per impedirlo. Il mondo di oggi è
attraversato da alcune culture a sfondo religioso, che non impegnano l'uomo alla
comunione, ma lo isolano nella ricerca del benessere individuale, limitandosi a
gratificarne le attese psicologiche. Anche una certa proliferazione di percorsi
religiosi di piccoli gruppi o addirittura di singole persone, e il sincretismo
religioso possono essere fattori di dispersione e di disimpegno. Un possibile
effetto negativo del processo di globalizzazione è la tendenza a favorire tale
sincretismo [132],
alimentando forme di “religione” che estraniano le persone le une dalle
altre anziché farle incontrare e le allontanano dalla realtà.
Contemporaneamente, permangono talora retaggi culturali e religiosi che
ingessano la società in caste sociali statiche, in credenze magiche
irrispettose della dignità della persona, in atteggiamenti di soggezione a
forze occulte. In questi contesti, l'amore e la verità trovano difficoltà ad
affermarsi, con danno per l'autentico sviluppo.
Per
questo motivo, se è vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle
religioni e delle culture dei diversi popoli, resta pure vero, dall'altro, che
è necessario un adeguato discernimento. La libertà religiosa non significa
indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali [133].
Il discernimento circa il contributo delle culture e delle religioni si rende
necessario per la costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene
comune soprattutto per chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà
basarsi sul criterio della carità e della verità. Siccome è in gioco lo
sviluppo delle persone e dei popoli, esso terrà conto della possibilità di
emancipazione e di inclusione nell'ottica di una comunità umana veramente
universale. « Tutto l'uomo e tutti gli uomini » è criterio per valutare anche
le culture e le religioni. Il Cristianesimo, religione del « Dio dal volto
umano » [134],
porta in se stesso un simile criterio.
(Audio) 56.
La religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo
sviluppo solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica, con
specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale, economica e, in
particolare, politica. La dottrina sociale della Chiesa è nata per rivendicare
questo « statuto di cittadinanza » [135]
della religione cristiana. La negazione del diritto a professare pubblicamente
la propria religione e ad operare perché le verità della fede informino di sé
anche la vita pubblica comporta conseguenze negative sul vero sviluppo.
L'esclusione della religione dall'ambito pubblico come, per altro verso, il
fondamentalismo religioso, impediscono l'incontro tra le persone e la loro
collaborazione per il progresso dell'umanità. La vita pubblica si impoverisce
di motivazioni e la politica assume un volto opprimente e aggressivo. I diritti
umani rischiano di non essere rispettati o perché vengono privati del loro
fondamento trascendente o perché non viene riconosciuta la libertà personale.
Nel laicismo e nel fondamentalismo si perde la possibilità di un dialogo
fecondo e di una proficua collaborazione tra la ragione e la fede religiosa.
La ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede, e questo vale
anche per la ragione politica, che non deve credersi onnipotente. A sua volta, la
religione ha sempre bisogno di venire purificata dalla ragione per mostrare
il suo autentico volto umano. La rottura di questo dialogo comporta un costo
molto gravoso per lo sviluppo dell'umanità.
(Audio) 57.
Il dialogo fecondo tra fede e ragione non può che rendere più efficace l'opera
della carità nel sociale e costituisce la cornice più appropriata per
incentivare la collaborazione fraterna tra credenti e non credenti nella
condivisa prospettiva di lavorare per la giustizia e la pace dell'umanità.
Nella Costituzione pastorale Gaudium
et spes i Padri conciliari affermavano: « Credenti e non credenti sono
generalmente d'accordo nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra deve
essere riferito all'uomo, come a suo centro e a suo vertice » [136].
Per i credenti, il mondo non è frutto del caso né della necessità, ma di un
progetto di Dio. Nasce di qui il dovere che i credenti hanno di unire i loro
sforzi con tutti gli uomini e le donne di buona volontà di altre religioni o
non credenti, affinché questo nostro mondo corrisponda effettivamente al
progetto divino: vivere come una famiglia, sotto lo sguardo del Creatore.
Manifestazione particolare della carità e criterio guida per la collaborazione
fraterna di credenti e non credenti è senz'altro il principio di
sussidiarietà [137],
espressione dell'inalienabile libertà umana. La sussidiarietà è prima di
tutto un aiuto alla persona, attraverso l'autonomia dei corpi intermedi. Tale
aiuto viene offerto quando la persona e i soggetti sociali non riescono a fare
da sé e implica sempre finalità emancipatrici, perché favorisce la libertà e
la partecipazione in quanto assunzione di responsabilità. La sussidiarietà
rispetta la dignità della persona, nella quale vede un soggetto sempre capace
di dare qualcosa agli altri. Riconoscendo nella reciprocità l'intima
costituzione dell'essere umano, la sussidiarietà è l'antidoto più efficace
contro ogni forma di assistenzialismo paternalista. Essa può dar conto sia
della molteplice articolazione dei piani e quindi della pluralità dei soggetti,
sia di un loro coordinamento. Si tratta quindi di un principio particolarmente
adatto a governare la globalizzazione e a orientarla verso un vero sviluppo
umano. Per non dar vita a un pericoloso potere universale di tipo monocratico, il
governo della globalizzazione deve essere di tipo sussidiario, articolato su
più livelli e su piani diversi, che collaborino reciprocamente. La
globalizzazione ha certo bisogno di autorità, in quanto pone il problema di un
bene comune globale da perseguire; tale autorità, però, dovrà essere
organizzata in modo sussidiario e poliarchico [138],
sia per non ledere la libertà sia per risultare concretamente efficace.
(Audio) 58.
Il principio di sussidiarietà va mantenuto strettamente connesso con il
principio di solidarietà e viceversa, perché se la sussidiarietà senza la
solidarietà scade nel particolarismo sociale, è altrettanto vero che la
solidarietà senza la sussidiarietà scade nell'assistenzialismo che umilia il
portatore di bisogno. Questa regola di carattere generale va tenuta in grande
considerazione anche quando si affrontano le tematiche relative agli aiuti
internazionali allo sviluppo. Essi, al di là delle intenzioni dei donatori,
possono a volte mantenere un popolo in uno stato di dipendenza e perfino
favorire situazioni di dominio locale e di sfruttamento all'interno del Paese
aiutato. Gli aiuti economici, per essere veramente tali, non devono perseguire
secondi fini. Devono essere erogati coinvolgendo non solo i governi dei Paesi
interessati, ma anche gli attori economici locali e i soggetti della società
civile portatori di cultura, comprese le Chiese locali. I programmi di aiuto
devono assumere in misura sempre maggiore le caratteristiche di programmi
integrati e partecipati dal basso. Resta vero infatti che la maggior risorsa da
valorizzare nei Paesi da assistere nello sviluppo è la risorsa umana: questa è
l'autentico capitale da far crescere per assicurare ai Paesi più poveri un vero
avvenire autonomo. Va anche ricordato che, in campo economico, il principale
aiuto di cui hanno bisogno i Paesi in via di sviluppo è quello di consentire e
favorire il progressivo inserimento dei loro prodotti nei mercati
internazionali, rendendo così possibile la loro piena partecipazione alla vita
economica internazionale. Troppo spesso, nel passato, gli aiuti sono valsi a
creare soltanto mercati marginali per i prodotti di questi Paesi. Questo è
dovuto spesso a una mancanza di vera domanda di questi prodotti: è pertanto
necessario aiutare tali Paesi a migliorare i loro prodotti e ad adattarli meglio
alla domanda. Inoltre, alcuni hanno spesso temuto la concorrenza delle
importazioni di prodotti, normalmente agricoli, provenienti dai Paesi
economicamente poveri. Va tuttavia ricordato che per questi Paesi la possibilità
di commercializzare tali prodotti significa molto spesso garantire la loro
sopravvivenza nel breve e nel lungo periodo. Un commercio internazionale giusto
e bilanciato in campo agricolo può portare benefici a tutti, sia dal lato
dell'offerta che da quello della domanda. Per questo motivo, non solo è
necessario orientare commercialmente queste produzioni, ma stabilire regole
commerciali internazionali che le sostengano, e rafforzare il finanziamento allo
sviluppo per rendere più produttive queste economie.
(Audio) 59.
La cooperazione allo sviluppo non deve riguardare la sola dimensione
economica; essa deve diventare una grande occasione di incontro culturale e
umano. Se i soggetti della cooperazione dei Paesi economicamente sviluppati
non tengono conto, come talvolta avviene, della propria ed altrui identità
culturale fatta di valori umani, non possono instaurare alcun dialogo profondo
con i cittadini dei Paesi poveri. Se questi ultimi, a loro volta, si aprono
indifferentemente e senza discernimento a ogni proposta culturale, non sono in
condizione di assumere la responsabilità del loro autentico sviluppo [139].
Le società tecnologicamente avanzate non devono confondere il proprio sviluppo
tecnologico con una presunta superiorità culturale, ma devono riscoprire in se
stesse virtù talvolta dimenticate, che le hanno fatte fiorire lungo
(Audio) 60.
Nella ricerca di soluzioni della attuale crisi economica, l'aiuto allo
sviluppo dei Paesi poveri deve esser considerato come vero strumento di
creazione di ricchezza per tutti. Quale progetto di aiuto può prospettare
una crescita di valore così significativa — anche dell'economia mondiale —
come il sostegno a popolazioni che si trovano ancora in una fase iniziale o poco
avanzata del loro processo di sviluppo economico? In questa prospettiva, gli
Stati economicamente più sviluppati faranno il possibile per destinare maggiori
quote del loro prodotto interno lordo per gli aiuti allo sviluppo, rispettando
gli impegni che su questo punto sono stati presi a livello di comunità
internazionale. Lo potranno fare anche rivedendo le politiche di assistenza e di
solidarietà sociale al loro interno, applicandovi il principio di sussidiarietà
e creando sistemi di previdenza sociale maggiormente integrati, con la
partecipazione attiva dei soggetti privati e della società civile. In questo
modo è possibile perfino migliorare i servizi sociali e di assistenza e, nello
stesso tempo, risparmiare risorse, anche eliminando sprechi e rendite abusive,
da destinare alla solidarietà internazionale. Un sistema di solidarietà
sociale maggiormente partecipato e organico, meno burocratizzato ma non meno
coordinato, permetterebbe di valorizzare tante energie, oggi sopite, a vantaggio
anche della solidarietà tra i popoli.
Una
possibilità di aiuto per lo sviluppo potrebbe derivare dall'applicazione
efficace della cosiddetta sussidiarietà fiscale, che permetterebbe ai cittadini
di decidere sulla destinazione di quote delle loro imposte versate allo Stato.
Evitando degenerazioni particolaristiche, ciò può essere di aiuto per
incentivare forme di solidarietà sociale dal basso, con ovvi benefici anche sul
versante della solidarietà per lo sviluppo.
(Audio) 61.
Una solidarietà più ampia a livello internazionale si esprime innanzitutto nel
continuare a promuovere, anche in condizioni di crisi economica, un maggiore
accesso all'educazione, la quale, d'altro canto, è condizione essenziale
per l'efficacia della stessa cooperazione internazionale. Con il termine
“educazione” non ci si riferisce solo all'istruzione o alla formazione al
lavoro, entrambe cause importanti di sviluppo, ma alla formazione completa della
persona. A questo proposito va sottolineato un aspetto problematico: per educare
bisogna sapere chi è la persona umana, conoscerne
Un
esempio della rilevanza di questo problema ci è offerto dal fenomeno del
turismo internazionale [141],
che può costituire un notevole fattore di sviluppo economico e di crescita
culturale, ma che può trasformarsi anche in occasione di sfruttamento e di
degrado morale. La situazione attuale offre singolari opportunità perché gli
aspetti economici dello sviluppo, ossia i flussi di denaro e la nascita in sede
locale di esperienze imprenditoriali significative, arrivino a combinarsi con
quelli culturali, primo fra tutti l'aspetto educativo. In molti casi questo
avviene, ma in tanti altri il turismo internazionale è evento diseducativo sia
per il turista sia per le popolazioni locali. Queste ultime spesso sono poste di
fronte a comportamenti immorali, o addirittura perversi, come nel caso del
turismo cosiddetto sessuale, al quale sono sacrificati tanti esseri umani,
perfino in giovane età. È doloroso constatare che ciò si svolge spesso con
l'avallo dei governi locali, con il silenzio di quelli da cui provengono i
turisti e con la complicità di tanti operatori del settore. Anche quando non si
giunge a tanto, il turismo internazionale, non poche volte, è vissuto in modo
consumistico ed edonistico, come evasione e con modalità organizzative tipiche
dei Paesi di provenienza, così da non favorire un vero incontro tra persone e
culture. Bisogna, allora, pensare a un turismo diverso, capace di promuovere una
vera conoscenza reciproca, senza togliere spazio al riposo e al sano
divertimento: un turismo di questo genere va incrementato, grazie anche ad un più
stretto collegamento con le esperienze di cooperazione internazionale e di
imprenditoria per lo sviluppo.
(Audio) 62.
Un altro aspetto meritevole di attenzione, trattando dello sviluppo umano
integrale, è il fenomeno delle migrazioni. È fenomeno che impressiona
per la quantità di persone coinvolte, per le problematiche sociali, economiche,
politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfide drammatiche che pone
alle comunità nazionali e a quella internazionale. Possiamo dire che siamo di
fronte a un fenomeno sociale di natura epocale, che richiede una forte e
lungimirante politica di cooperazione internazionale per essere adeguatamente
affrontato. Tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione
tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata
da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti
legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle
persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di
approdo degli stessi emigrati. Nessun Paese da solo può ritenersi in grado di
far fronte ai problemi migratori del nostro tempo. Tutti siamo testimoni del
carico di sofferenza, di disagio e di aspirazioni che accompagna i flussi
migratori. Il fenomeno, com'è noto, è di gestione complessa; resta tuttavia
accertato che i lavoratori stranieri, nonostante le difficoltà connesse con la
loro integrazione, recano un contributo significativo allo sviluppo economico
del Paese ospite con il loro lavoro, oltre che a quello del Paese d'origine
grazie alle rimesse finanziarie. Ovviamente, tali lavoratori non possono essere
considerati come una merce o una mera forza lavoro. Non devono, quindi, essere
trattati come qualsiasi altro fattore di produzione. Ogni migrante è una
persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili
che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione [142].
(Audio) 63.
Nella considerazione dei problemi dello sviluppo, non si può non mettere in
evidenza il nesso diretto tra povertà e disoccupazione. I poveri in
molti casi sono il risultato della violazione della dignità del lavoro umano,
sia perché ne vengono limitate le possibilità (disoccupazione,
sotto-occupazione), sia perché vengono svalutati « i diritti che da esso
scaturiscono, specialmente il diritto al giusto salario, alla sicurezza della
persona del lavoratore e della sua famiglia » [143].
Perciò, già
(Audio) 64.
Riflettendo sul tema del lavoro, è opportuno anche un richiamo all'urgente
esigenza che le organizzazioni sindacali dei lavoratori, da sempre
incoraggiate e sostenute dalla Chiesa, si aprano alle nuove prospettive che
emergono nell'ambito lavorativo. Superando le limitazioni proprie dei sindacati
di categoria, le organizzazioni sindacali sono chiamate a farsi carico dei nuovi
problemi delle nostre società: mi riferisco, ad esempio, a quell'insieme di
questioni che gli studiosi di scienze sociali identificano nel conflitto tra
persona-lavoratrice e persona-consumatrice. Senza dover necessariamente sposare
la tesi di un avvenuto passaggio dalla centralità del lavoratore alla centralità
del consumatore, sembra comunque che anche questo sia un terreno per innovative
esperienze sindacali. Il contesto globale in cui si svolge il lavoro richiede
anche che le organizzazioni sindacali nazionali, prevalentemente chiuse nella
difesa degli interessi dei propri iscritti, volgano lo sguardo anche verso i non
iscritti e, in particolare, verso i lavoratori dei Paesi in via di sviluppo,
dove i diritti sociali vengono spesso violati. La difesa di questi lavoratori,
promossa anche attraverso opportune iniziative verso i Paesi di origine,
permetterà alle organizzazioni sindacali di porre in evidenza le autentiche
ragioni etiche e culturali che hanno loro consentito, in contesti sociali e
lavorativi diversi, di essere un fattore decisivo per lo sviluppo. Resta sempre
valido il tradizionale insegnamento della Chiesa, che propone la distinzione di
ruoli e funzioni tra sindacato e politica. Questa distinzione consentirà
alle organizzazioni sindacali di individuare nella società civile l'ambito più
consono alla loro necessaria azione di difesa e promozione del mondo del lavoro,
soprattutto a favore dei lavoratori sfruttati e non rappresentati, la cui amara
condizione risulta spesso ignorata dall'occhio distratto della società.
(Audio) 65.
Bisogna, poi, che la finanza in quanto tale, nelle necessariamente
rinnovate strutture e modalità di funzionamento dopo il suo cattivo utilizzo
che ha danneggiato l'economia reale, ritorni ad essere uno strumento
finalizzato alla miglior produzione di ricchezza ed allo sviluppo. Tutta
l'economia e tutta la finanza, non solo alcuni loro segmenti, devono, in quanto
strumenti, essere utilizzati in modo etico così da creare le condizioni
adeguate per lo sviluppo dell'uomo e dei popoli. È certamente utile, e in
talune circostanze indispensabile, dar vita a iniziative finanziarie nelle quali
la dimensione umanitaria sia dominante. Ciò, però, non deve far dimenticare
che l'intero sistema finanziario deve essere finalizzato al sostegno di un vero
sviluppo. Soprattutto, bisogna che l'intento di fare del bene non venga
contrapposto a quello dell'effettiva capacità di produrre dei beni. Gli
operatori della finanza devono riscoprire il fondamento propriamente etico della
loro attività per non abusare di quegli strumenti sofisticati che possono
servire per tradire i risparmiatori. Retta intenzione, trasparenza e ricerca dei
buoni risultati sono compatibili e non devono mai essere disgiunti. Se l'amore
è intelligente, sa trovare anche i modi per operare secondo una previdente e
giusta convenienza, come indicano, in maniera significativa, molte esperienze
nel campo della cooperazione di credito.
Tanto
una regolamentazione del settore tale da garantire i soggetti più deboli e
impedire scandalose speculazioni, quanto la sperimentazione di nuove forme di
finanza destinate a favorire progetti di sviluppo, sono esperienze positive che
vanno approfondite ed incoraggiate, richiamando la stessa responsabilità del
risparmiatore. Anche l'esperienza della microfinanza, che affonda le
proprie radici nella riflessione e nelle opere degli umanisti civili — penso
soprattutto alla nascita dei Monti di Pietà –, va rafforzata e messa a punto,
soprattutto in questi momenti dove i problemi finanziari possono diventare
drammatici per molti segmenti più vulnerabili della popolazione, che vanno
tutelati dai rischi di usura o dalla disperazione. I soggetti più deboli vanno
educati a difendersi dall'usura, così come i popoli poveri vanno educati a
trarre reale vantaggio dal microcredito, scoraggiando in tal modo le forme di
sfruttamento possibili in questi due campi. Poiché anche nei Paesi ricchi
esistono nuove forme di povertà, la microfinanza può dare concreti aiuti per
la creazione di iniziative e settori nuovi a favore dei ceti deboli della società
anche in una fase di possibile impoverimento della società stessa.
(Audio) 66.
La interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico, quello
dei consumatori e delle loro associazioni. Si tratta di un fenomeno da
approfondire, che contiene elementi positivi da incentivare e anche eccessi da
evitare. È bene che le persone si rendano conto che acquistare è sempre
un atto morale, oltre che economico. C'è dunque una precisa responsabilità
sociale del consumatore, che si accompagna alla responsabilità sociale
dell'impresa. I consumatori vanno continuamente educati [145]
al ruolo che quotidianamente esercitano e che essi possono svolgere nel rispetto
dei principi morali, senza sminuire la razionalità economica intrinseca
all'atto dell'acquistare. Anche nel campo degli acquisti, proprio in momenti
come quelli che si stanno sperimentando dove il potere di acquisto potrà
ridursi e si dovrà consumare con maggior sobrietà, è necessario percorrere
altre strade, come per esempio forme di cooperazione all'acquisto, quali le
cooperative di consumo, attive a partire dall'Ottocento anche grazie
all'iniziativa dei cattolici. È utile inoltre favorire forme nuove di
commercializzazione di prodotti provenienti da aree depresse del pianeta per
garantire una retribuzione decente ai produttori, a condizione che si tratti
veramente di un mercato trasparente, che i produttori non ricevano solo maggiori
margini di guadagno, ma anche maggiore formazione, professionalità e
tecnologia, e infine che non s'associno a simili esperienze di economia per lo
sviluppo visioni ideologiche di parte. Un più incisivo ruolo dei consumatori,
quando non vengano manipolati essi stessi da associazioni non veramente
rappresentative, è auspicabile come fattore di democrazia economica.
(Audio) 67.
Di fronte all'inarrestabile crescita dell'interdipendenza mondiale, è
fortemente sentita, anche in presenza di una recessione altrettanto mondiale,
l'urgenza della riforma sia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che dell'architettura
economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale
concretezza al concetto di famiglia di Nazioni. Sentita è pure l'urgenza di
trovare forme innovative per attuare il principio di responsabilità di
proteggere [146]
e per attribuire anche alle Nazioni più povere una voce efficace nelle
decisioni comuni. Ciò appare necessario proprio in vista di un ordinamento
politico, giuridico ed economico che incrementi ed orienti la collaborazione
internazionale verso lo sviluppo solidale di tutti i popoli. Per il governo
dell'economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per
prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri; per
realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace;
per garantire la salvaguardia dell'ambiente e per regolamentare i flussi
migratori, urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale,
quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, il Beato Giovanni
XXIII. Una simile Autorità dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in
modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata
alla realizzazione del bene comune [147],
impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale
ispirato ai valori della carità nella verità. Tale Autorità inoltre dovrà
essere da tutti riconosciuta, godere di potere effettivo per garantire a
ciascuno la sicurezza, l'osservanza della giustizia, il rispetto dei diritti [148].
Ovviamente, essa deve godere della facoltà di far rispettare dalle parti le
proprie decisioni, come pure le misure coordinate adottate nei vari fori
internazionali. In mancanza di ciò, infatti, il diritto internazionale,
nonostante i grandi progressi compiuti nei vari campi, rischierebbe di essere
condizionato dagli equilibri di potere tra i più forti. Lo sviluppo integrale
dei popoli e la collaborazione internazionale esigono che venga istituito un
grado superiore di ordinamento internazionale di tipo sussidiario per il governo
della globalizzazione [149]
e che si dia finalmente attuazione ad un ordine sociale conforme all'ordine
morale e a quel raccordo tra sfera morale e sociale, tra politica e sfera
economica e civile che è già prospettato nello Statuto delle Nazioni Unite.