AMEDEO CENCINI
LA VITA AL RITMO DELLA PAROLA
SAN PAOLO 2008
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Parola di Dio e formazione permanente |
Lectio divina: ritmo quotidiano |
Confessio laudis, Confessio vitae: ritmo mensile |
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Introduzione Formazione permanente ordinaria e straordinaria Due anime La Parola di Dio Parola
di Dio Ritmo e ritmi «Dio
segna i ritmi
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Lectio
matutina |
La Parola della domenica: Parola da annunciare Il primo destinatario Gnosticismo clericale La Parola della domenica: Parola da condividere Il magistero del fratello Collatio e formazione permanente Primato
di Dio Ma il prete santifica la festa? «Bocca
a bocca
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Dalla lectio alla dilectio Liturgia delle Ore Ritiro spirituale Celebrazione della misericordia Lasciarsi leggere-trafiggere dalla Parola (la verità dell'io) Lasciarsi
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Mistagogia dalla teo-logia alla teo-patia Teo-logia Teo-fania Teo-patia Una Parola all'anno Esercizi spirituali Dall' esame-di-coscienza all'esame-alla-coscienza Diario spirituale (o la mia storia-di-salvezza) Conclusione
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INTRODUZIONE
La riscoperta della centralità della Parola di
Dio e della necessità della formazione permanente sono due frutti della feconda
e complessa stagione post-conciliare. Due frutti, dunque, nati nello stesso
terreno. Non c'è l'uno senza l'altro. La Parola di Dio accompagna la vita, che
è realizzata solo se si lascia ogni giorno plasmare dalla Parola, che - a sua
volta - si compie in essa.
Ma non sempre questa connessione è stata evidente nella nostra vita e nei
nostri piani formativi, raramente abbiamo assistito alla contemporanea fioritura
di questi due frutti. Il prossimo Sinodo su "La Parola di Dio nella vita e
nella missione della Chiesa" (5-26 ottobre 2008) è un' occasione preziosa
per capire le ragioni di questo mancato raccordo, e per riprendere il cammino,
affondando le radici del seme della Parola nel tessuto vivo della nostra
esistenza quotidiana, perché essa stessa ne sia grembo e frutto, come la vita
di Maria, Parola dell'Eterno.
Questo libro parte da questo sogno e cerca d'indicare qualche passo perché
divenga realtà.
1
PAROLA DI DIO E FORMAZIONE PERMANENTE
In questo primo capitolo vorremmo chiarire
il rapporto esistente tra Parola di Dio e formazione permanente, almeno
teoricamente. Oltre a esser il sottotitolo di questa pubblicazione, e
rappresentare dunque un suo obiettivo specifico, l'analisi di tale rapporto è
fondamentale nella vita d'ogni discepolo, che senza por mano a essa rischierebbe
di non capire in cosa consista la formazione continua e privarla del suo
naturale fondamento.
Confido allora di far emergere il senso di questa relazione strategica
dall'insieme di questa riflessione, ma forse già qualcosa possiamo e dobbiamo
dire fin d'ora, almeno a livello di premesse. Fondamentalmente due: l'idea di formazione
permanente, o di formazione permanente ordinaria e straordinaria, e il
concetto del ritmo, del ritmo della vita, cioè del rapporto con Dio e
con la sua Parola come ciò che dà ritmo alla nostra esistenza nelle sue varie
scansioni, da quella quotidiana a quella annuale.
Formazione permanente ordinaria e straordinaria
Come abbiamo visto in precedenti pubblicazioni (1) la formazione permanente è di due tipi, o ha due anime: ordinaria e straordinaria.
Due anime
In sintesi: la prima abbraccia tutta la vita e si
compie in ogni istante d'essa, rimanda alla responsabilità del singolo e alla
sua disponibilità intelligente e intraprendente (= docibilitas) a
lasciarsi formare dalla vita (= dagli altri e dagli eventi, belli e meno
belli...) per tutta la vita (= in ogni età e stagione), e rappresenta in
realtà la vera formazione permanente, che consiste essenzialmente nell'azione
del Padre che plasma in noi l'immagine del Figlio per la potenza dello Spirito.
Proprio per questo, a ben pensare, la formazione è continua, perché è nelle
mani del Padre, e in quelle mani gli strumenti ordinari e discreti della vita
d'ogni giorno (a cominciare dalle persone con cui si convive) diventano
strumento e mediazione formativa.
Ma la formazione permanente è anche straordinaria, ovvero portata avanti
dall'istituzione attraverso iniziative particolari ed eventuali, che mirano
soprattutto all' aggiornamento del credente, a seconda dell' età, o alla
ripresa della vita spirituale. Se per la prima occorre la docibilitas dell'individuo,
perché funzioni la seconda è sufficiente la docilitas di chi deve
partecipare ai vari incontri.
Ovviamente l'ideale è che le due componenti stiano insieme, o che la
disponibilità del singolo si saldi con le iniziative dell'istituzione. Ma non
è quel che sembra succedere oggi. Anzi, diciamo pure che oggi la formazione
permanente è ancora prevalentemente intesa nel secondo senso ora illustrato,
ovvero secondo un'interpretazione evidentemente parziale (non abbraccia la vita
intera) e mirante a un obiettivo altrettanto parziale (il semplice
aggiornamento), e che stenta pure a decollare come progetto di rinnovamento
autentico e di formazione continua vera e propria (vedi la riluttanza con cui
spesso vengono accolte le proposte di formazione permanente programmate dalla
solita commissione incaricata).
Ma un'altra questione s'impone dinanzi a questa interpretazione: quale è,
all'interno di questo schema, il ruolo della Parola delle Scritture sante?
La Parola di Dio
Non sembri una domanda retorica cui rispondere
con un obbligato e quasi rituale riconoscimento della centralità della Parola
nell' economia della crescita cristiana. Non basta dire ciò; è possibile e
importante riconoscere il ruolo specifico che la Parola di Dio ha e potrebbe
occupare proprio nello schema proposto, forse come l'elemento essenziale della
formazione ordinaria, ciò che la rende quotidiana, o come ciò che fa la
differenza tra formazione ordinaria e formazione straordinaria. Proprio perché
la Parola di Dio ci è data ogni giorno, come pane quotidiano del cammino
e strumento ordinario di crescita.
Non basta allora parlare del compito della Parola di Dio in generale, ma si
dovrebbe parlare della Parola-del-giorno, dando a questa espressione (2)
tutto il senso teologico che essa possiede, come Parola che il Padre ha
preparato oggi per me, cibo che la sua provvidenza mi dona, così come un giorno
Dio-Jhwh preparò la manna nel deserto per il suo popolo, perché di essa si
nutrisse, Parola che la comunità dei cristiani è chiamata a leggere e che
dunque è la mia meditazione obbligata, perché "oggi" quella
Parola mi è data perché si compia nella mia storia, come quella volta che
Gesù commentò il brano di Isaia nella sinagoga («Oggi si è adempiuta questa
scrittura», Lc 4,21).
Di conseguenza, e tornando al nostro schema, potremmo dire che la
Parola-del-giorno, proprio perché scandisce ogni giorno, fa parte
rigorosamente della concezione ordinaria della formazione permanente, è
ciò che l'accompagna e rende tale, è quel contenuto formativo specifico e
sempre nuovo attorno al quale dovrebbe ogni giorno articolarsi l'itinerario di
crescita nella fede, è il riferimento autorevole che riconosce concretamente al
Padre, e a nessun altro, il ruolo di formatore nel processo educativo d'ogni
figlio suo, chiamato a nutrirsi d'ogni parola che esce dalla sua bocca. Mentre,
di fatto (e di solito), contenuto formativo della formazione straordinaria sono
varie sollecitazioni, anche spirituali, che emergono dalle particolari
necessità contingenti delle persone o dei gruppi in questione.
Potremmo allora raffigurare con questo schema la differenza tra formazione permanente ordinaria e straordinaria, differenza che anche la Parola-del-giorno contribuisce a marcare e rendere significativa.
Tav.l: Formazione permanente ordinaria e straordinaria
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Formazione permanente |
Formazione permanente |
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ordinaria |
straordinaria |
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Agente responsabile |
Il singolo |
L'istituzione |
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Riferimento temporale |
Quotidiano |
Eventuale |
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Finalità |
Spirituale-essenziale |
Funzionale-operativa |
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(aver in sé i sentimenti del Figlio) |
(aggiornamenti di vario genere) |
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Ambito formativo |
Totalità della persona |
Competenze settoriali specifiche |
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(cuore-mente-volontà...) |
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Condizione intrapsichica |
Docibilitas |
Docilitas |
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Contenuto formativo |
La Parola-del-giorno |
Contenuti e stimoli vari |
Riconoscere questo ruolo della Parola in relazione con la formazione permanente non è cosa da poco, né tanto meno scontata, neppure nelle nostre Ratio formationis e prassi educative. Esistono oggi tante spiritualità con relativi cammini, pur pregevoli nella forma e ben articolati nella struttura pedagogica, ma che rischiano tante volte di mettere tra parentesi l'essenziale, ciò senza del quale i nostri percorsi rischiano d'essere interrotti o devianti, o qualunquisti e banali, o assomigliare più a percorsi della salute o dell'igiene psichica che non a processi di conversione vera e propria o
Parola di Dio e ritmi della vita
Nella vita dell'essere umano esistono vari ritmi, ritmi naturali che non sono decisi dall'uomo, e che anzi egli deve rispettare nei suoi stessi interessi, a partire da quello fondamentale, tra giorno e notte (che davvero fonda tutti gli altri), e poi ritmi naturali e convenzionali assieme, ossia almeno in parte stabiliti dall'uomo per dare una certa cadenza ordinata al proprio vivere nel tempo (3).
Ritmo e ritmi
Oltre al ritmo quotidiano, così, abbiamo
il ritmo settimanale, poi quello mensile e quello annuale (4).
Ritmi diversi, com'è facile intuire; vive bene chi riesce a viverli tutti e a
conciliarli tra loro, in modo che uno non "litighi" con l'altro o ne
venga soffocato, affinché ogni ritmo abbia la sua ritualità, ovvero possa
esprimersi in modo appropriato e caratteristico, ordinato e specifico,
arricchendo la vita e la persona. A partire - come detto - da quel ritmo
essenziale e fondante che è il ritmo quotidiano.
Ma cos'è, in realtà, il ritmo? È la cadenza costante e regolare che consente
di ordinare e organizzare il proprio tempo (nell'arco d'un giorno, e poi d'una
settimana, e d'un mese...) in vista dell'obiettivo che si vuole realizzare nella
vita, perché sia di fatto raggiungibile. Ogni unità di misura temporale (il
giorno, la settimana, il mese, l'anno) ha di conseguenza il suo proprio ritmo:
aver un buon ritmo quotidiano, per esempio, vorrà dire organizzare il proprio
giorno in modo che in esso vi sia sempre spazio per ciò che è essenziale e
centrale nella propria vita, così essenziale da non poter essere trascurato
neanche un giorno, così centrale che tutto il resto gli gira attorno. Mentre
aver un buon ritmo settimanale o mensile o annuale significherà che vi sono
altre cose od operazioni che hanno ,un altro tipo d'importanza e
d'essenzialità, o per natura loro si prestano a esser compiute in un lasso di
tempo più ampio, per esempio, d'una settimana, oppure d'un mese, o
d'un anno.
Ne segue che, a partire dagl'intervalli di tempo
indicati (giorno, settimana, mese.. .), l'importanza del ritmo è
inversamente proporzionale all'ampiezza dell'arco di tempo che gli fa da
riferimento: più piccolo o breve è tale limite temporale, più rilevante
è quel ritmo nell'economia generale esistenziale. Ecco perché il ritmo quotidiano
è quello più strategico e decisivo nella vita d'una persona e della sua
formazione permanente.
Esso per natura sua è compreso negli altri ritmi, ovvero continua in essi, e
dovrà esser attento il singolo a ripartire sempre da esso, a rispettarlo e non
ignorarlo mai; così il ritmo settimanale continua in quello mensile e annuale,
e via dicendo. Forse non sempre sarà facile combinare tra loro i vari ritmi
della vita umana, coordinarli e metterli in relazione tra loro, tutti attorno
-lo ribadiamo - al ritmo quotidiano. Ma sarà importante farlo, poiché nessuno
di essi basta, ma ognuno è indispensabile per dare il giusto passo al cammino e
rendere concretamente raggiungibile la meta che si è posta alla vita.
Trovare questo giusto rapporto tra i vari ritmi è come scalare le marce nella
guida della macchina o come passare da un rapporto all'altro quando si va in
bicicletta. La formazione permanente, infatti, è una gara di resistenza e di
lunga durata (quanto la vita), non si decide in una volata o in uno strappo
d'alta montagna, non consiste in una sola tappa né in un solo tipo di
tracciato, pianeggiante o pendente, ma è una prova continua che prevede tutti i
tipi di percorso e di asperità, e in cui è decisivo avere - sempre in termini
ciclistici - il rapporto giusto, quello che consente la pedalata più fluida e
meno dispendiosa, e il passaggio intelligente e sempre più spontaneo, dunque,
da un rapporto all'altro.
Cosa vuol dire tutto ciò nella vita del credente?
«Dio segna i ritmi del mondo»
Vuol dire ammettere che non è l'uomo o solo lui
a imprimere un ritmo alla propria esistenza, ma riconoscere che essa è già
segnata da un ritmo fissato da Dio, quel Dio immutabile ed eterno, come
dice la liturgia, che segna «i ritmi del mondo: i giorni, i secoli, il tempo»
(5). È dunque entro questo ritmo impresso da Dio, oggettivo e già stabilito,
generale e macrocosmico, che dovrà cercare d'inserirsi l'azione del discepolo
che vuole vivere il suo proprio tempo come tempo di formazione
permanente, e non di evasione permanente, e il microcosmo della sua vita come un
mondo ordinato e ritmato da Dio, il Creatore dei mondi e il Formatore d'ogni
creatura.
Più in concreto, questo ritmo è scandito da Dio attraverso la Parola che ci
dona ogni giorno, è esattamente quella Parola, sempre nuova, stabilita
dalla Chiesa e non scelta dal singolo, che «dà il tempo» a ogni nostra
giornata; ma in modi diversi la Parola di Dio è anche ciò che scandisce
il ritmo della settimana, e poi del mese, dell'anno, delle stagioni della vita e
della morte ecc.
Si conferma così anche sul piano teologico la centralità del ritmo quotidiano,
anima di tutti gli altri ritmi e dunque anche della formazione permanente; ritmo
che gira attorno alla Parola di Dio, alla Parola-del-giorno.
È proprio questo che vorremmo vedere più da vicino nelle pagine che seguono,
per cogliere come la Parola di Dio entri nel ritmo complesso della vita e ne sia
come il cuore pulsante, il respiro segreto.
NOTE
[1] Vedi, in particolare, Il respiro della vita. La grazia della formazione permanente, Cinisello Balsamo 20022, e idem, L'albero della vita. Verso un modello di formazione iniziale e permanente, Cinisello Balsamo, 2005.
[2] Non sono tre parole, ma un'unica parola, come stanno a dire i due trattini.
[3] Ho approfondito l'argomento in A. Cencini, Il respiro, 56-74.
[4] E forse potremmo aggiungere il ritmo stagionale, legato alle stagioni della vita, e se esiste un ritmo ordinario c'è pure il ritmo straordinario, connesso con certe situazioni critiche della vita (crisi, trasferimenti, cambi di ruolo, infermità d'una certa serietà...). In questa analisi ci fermeremo ai quattro ritmi classici appena menzionati.
[5] Dall'Inno di Nona della Liturgia delle Ore.
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