PICCOLI GRANDI LIBRI  CURATO D’ARS  PENSIERI DEL CURATO D'ARS
SCRITTI SCELTI
Città nuova - 1976
PASSI SCELTI DEI SERMONI
I titoli sono stati messi dal traduttore.
Sono anche stati tolti, per quanto era possibile, i numerosi «fratelli miei» disseminati nelle prediche del curato.

La preghiera

L'anima tiepida

La bestemmia

Digiuno, elemosina, preghiera: in ogni circostanza

La religione nel cuore

Alle madri di famiglia

La comunione eucaristica

Vivere la propria fede

La nostra debolezza

La Provvidenza

L'orgoglio

Le croci amate

L'amore del prossimo

La maldicenza

La santità

L'amore di Dio e del prossimo

Non giudicare

La Madonna

Nessuno può servire due padroni

L'invidia

Ave Maria

Voi siete del mondo Il furto  

    La preghiera

Per mostrarvi il potere della preghiera e le grazie che essa vi attira dal cielo, vi dirò che è soltanto con la preghiera che tutti i giusti hanno avuto la fortuna di perseverare. La preghiera è per la nostra anima ciò che la pioggia è per la terra. Concimate una terra quanto volete, se manca la pioggia, tutto ciò che farete non servirà a nulla. Così, fate opere buone quanto volete, se non pregate spesso e come si deve, non sarete mai salvati; perché la preghiera apre gli occhi della nostra anima, le fa sentire la grandezza della sua miseria, la necessità di fare ricorso a Dio; le fa temere la sua debolezza.

Il cristiano conta per tutto su Dio solo, e niente su se stesso. Sì, è per mezzo della preghiera che tutti i giusti hanno. perseverato... Del resto, ci accorgiamo noi stessi che appena trascuriamo le nostre preghiere, perdiamo subito il gusto delle cose del cielo: pensiamo solo alla terra; e se riprendiamo la preghiera, sentiamo rinascere in noi il pensiero e il desiderio delle cose del cielo. SI, se abbiamo la fortuna di essere nella grazia di Dio, o faremo ricorso alla preghiera, o saremo certi di non perseverare per molto tempo nella via del cielo.

In secondo luogo, diciamo che tutti i peccatori debbono, senza un miracolo straordinario che accade rarissimamente, la loro conversione soltanto alla preghiera. Vedete santa Monica, ciò che fa per chiedere la conversione di suo figlio: ora essa è al piede del suo crocifisso' a pregare e piangere; ora si trova presso persone che sono sagge, per chiedere il soccorso delle loro preghiere. Guardate lo stesso sant'Agostino, quando volle seriamente convertirsi... SI, per quanto fossimo peccatori, se avessimo fatto ricorso alla preghiera e se pregassimo come si deve, saremmo sicuri che il buon Dio ci perdonerebbe.

Ah!, fratelli miei, non meravigliamoci del fatto che il demonio fa tutto ciò che può per farci tralasciare le nostre preghiere, e farcele dire male; è che capisce molto meglio di noi quanto la preghiera è temibile nell'inferno, e che è impossibile che il buon Dio possa rifiutarci ciò che gli chiediamo per mezzo della preghiera...

Non sono né le lunghe né le belle preghiere che il buon Dio guarda, ma quelle che si fanno dal profondo del cuore, con un grande rispetto ed un vero desiderio di piacere a Dio. Eccovene un bell'esempio. Viene riferito nella vita di san Bonaventura, grande dottore della Chiesa, che un religioso assai semplice gli dice: «Padre, io che sono poco istruito, lei pensa che posso pregare il buon Dio e amarLo? ».

San Bonaventura gli dice: «Ah, amico, sono questi principalmente che il buon Dio ama di più e che gli sono più graditi». Questo buon religioso, tutto meravigliato da una notizia così buona, va a mettersi alla porta del monastero, dicendo a tutti quelli che vedeva passare: «Venite, amici, ho una buona notizia da darvi; il dottore Bonaventura m'ha detto che noi altri, anche se ignoranti, possiamo amare il buon Dio quanto i dotti. Quale felicità per noi poter amare il buon Dio e piacergli, senza sapere niente!. ».

Da questo, vi dirò che non c'è niente di più facile che il pregare il buon Dio, e che non c'è nulla di più consolante.

Diciamo che la preghiera è una elevazione del nostro cuore verso Dio. Diciamo meglio, è il dolce colloquio di un bambino con il padre suo, di un suddito con il suo re, di un servo con il suo padrone, di un amico con il suo amico, nel cui cuore depone i suoi dispiaceri e le sue pene.

(Dal sermone per la 5a domenica dopo Pasqua)

 

    Digiuno, elemosina, preghiera: in ogni circostanza.

Leggiamo nella Sacra Scrittura che il Signore diceva al suo popolo, parlandogli della necessità di fare delle opere buone per piacerGli e per far parte del numero dei santi: «Le cose che vi chiedo non sono al di sopra delle vostre forze; per farle, non è necessario innalzarvi fino alle nubi, né attraversare i mari. Tutto ciò che vi comando è, per cosi dire, a portata di mano, nel vostro cuore e attorno a voi ». Posso ripetere la stessa cosa: è vero, non avremo mai la fortuna di andare in cielo se non facciamo opere buone; ma non ci spaventiamo: ciò che Gesù Cristo ci chiede, non sono cose straordinarie, né al di sopra delle nostre capacità; non chiede a noi di stare tutto il giorno in chiesa, neanche di fare grandi penitenze, cioè fino a rovinare la nostra salute, e neppure di dare tutto il nostro avere ai poveri ( benché sia verissimo che siamo obbligati a dare ai poveri quanto possiamo, e che lo dobbiamo fare per piacere a Dio che ce lo comanda e per riscattare i nostri peccati). E' pur vero che dobbiamo praticare la mortificazione in molte cose, domare le nostre inclinazioni... Ma, mi direte voi, ce ne sono più d'uno che non possono digiunare, altri che non possono dare l'elemosina, altri che sono talmente occupati che spesso riescono a stento a fare la loro preghiera al mattino e alla sera; come dunque potranno salvarsi, dal momento che bisogna pregare di continuo e bisogna necessariamente fare opere buone per conquistare il cielo? Visto che tutte le vostre opere buone si riducono alla preghiera, al digiuno e all'elemosina, potremo fare facilmente tutto questo, come vedrete.

Sì, anche se avessimo una cattiva salute o fossimo addirittura infermi, c'è un digiuno che possiamo facilmente fare. Fossimo pure del tutto poveri, possiamo ancora -fare l'elemosina e, per quanto grandi fossero le nostre occupazioni, possiamo pregare il buon Dio senza essere disturbati nei nostri affari, pregare alla sera e al mattino, e persino tutto il giorno. Ed ecco come. Noi pratichiamo un digiuno che è assai gradito a Dio, ogni volta che ci priviamo di qualche cosa che ci piacerebbe fare, perché il digiuno non consiste tutto nella privazione del bere e del mangiare, ma nella 'privazione di ciò che riesce gradito al nostro gusto; gli uni possono mortificarsi nel modo di aggiustarsi, gli altri nelle visite che vogliono fare agli amici che hanno piacere di vedere, gli altri, nelle parole e nei discorsi che amano tenere; questi fa un grande digiuno ed è molto gradito a Dio allorché combatte il suo amor proprio, il suo orgoglio, la sua ripugnanza a fare ciò che non ama fare, o stando con persone che contrariano il suo carattere, i suoi modi di agire...

Vi trovate in una occasione nella quale' potreste soddisfare la vostra golosità? Invece di farlo, prendete, senza farlo notare, ciò che vi piace di meno... Si, se volessimo applicarci bene, non soltanto troveremmo di che praticare ogni giorno il digiuno, ma ancora ad ogni momento della giornata.

Ma, ditemi, c'è ancora un digiuno che sia più gradito a' Dio del fare e del soffrire con pazienza certe cose che spesso vi sono molto sgradevoli? Senza parlare delle. malattie, delle infermità e di tante altre afflizioni che sono inseparabili dalla nostra miserabile vita, quante volte non abbiamo l'occasione di mortificarci, accettando ciò che ci incomoda e ci ripugna? Ora è un lavoro che ci annoia, ora una persona antipatica, altre volte è un'umiliazione che ci costa di sopportare. Ebbene, se accettiamo tutto questo per il buon Dio, e unicamente per piacergli, questi sono i digiuni più graditi a Dio...

Diciamo che c'è una specie di elemosina che tutti possono fare.

Vedete bene che l'elemosina non consiste soltanto nel nutrire chi ha fame, e nel dare vestiti a chi non ne ha; ma sono tutti i favori che si rendono al prossimo, sia per il corpo, sia per l'anima, quando lo facciamo in spirito di carità. Quando abbiamo poco, ebbene, diamo poco; e quando non abbiamo, diamo in prestito, se lo possiamo. Colui che non può provvedere alle necessità degli ammalati, ebbene, può visitarli, dir loro qualche parola di consolazione, pregare per loro, affinché facciano buon uso della loro malattia. SI, tutto è grande e prezioso agli occhi di Dio, quando agiamo per un motivo di religione e di carità, perché Gesti Cristo ci dice che un bicchiere d'acqua non rimane senza ricompensa. Vedete dunque che, benché siamo assai poveri, possiamo facilmente fare l'elemosina.

Dico che, per grandi che siano le nostre occupazioni, c'è una specie di preghiera che possiamo fare di continuo, anche senza distoglierci dalle nostre occupazioni, ed ecco come si fa. Consiste, in tutto quello che facciamo, nel non fare altro che la volontà di Dio. Ditemi, vi pare molto difficile lo sforzarsi di fare soltanto la volontà di Dio in tutte le nostre azioni, per quanto piccole esse siano?

(Per la 7a domenica dopo Pentecoste)

 

 

   La comunione eucaristica

Quale gioia per un cristiano che ha la fede, che, alzandosi dalla santa Mensa, se ne va con tutto il cielo nel suo cuore!... Ah, felice la casa nella quale abitano tali 'cristiani!... quale rispetto bisogna avere per essi, durante la giornata. Avere, in casa sua, un secondo tabernacolo dove il buon Dio ha dimorato veramente in corpo e anima!...,

- Forse, mi direte ancora: se questa felicità è così grande, perché dunque la Chiesa ci dà il comandamento di comunicarci una volta ogni anno?

- Questo comandamento non è fatto per i buoni cristiani, esiste soltanto per i cristiani pusillanimi e indifferenti verso la salvezza della loro povera anima. Agli inizi della Chiesa, la più grande punizione che si poteva imporre ai cristiani era di privarli di tale felicità; ogni volta che avevano la gioia di assistere alla santa Messa, avevano la gioia di comunicare. Mio Dio! com'è possibile che dei cristiani rimangano tre, quattro, cinque e sei mesi, senza dare questo nutrimento celeste alle loro povere anime? La lasciano morire di inedia!... Mio Dio! che guaio e quale accecamento!... avendo tanti rimedi per guarirla e un cibo così adatto a conservarla in salute!...

La Chiesa, vedèndo quanto già i cristiani perdevano di vista la salvezza delle loro povere anime, sperando che il timore del peccato facesse loro aprire gli occhi, dette loro un comandamento che li obbligava a comunicarsi tre volte all'anno, a Natale, a Pasqua e a Pentecoste. Ma in seguito, vedendo che i cristiani diventavano sempre più insensibili alla loro disgrazia, la Chiesa ha finito per non obbligarli più ad avvicinarsi al loro Dio, tranne una volta all'anno.

O mio Dio! che disgrazia e quale accecamento che un cristiano sia obbligato a mezzo di leggi a cercare la sua felicità!

(Per la 6a domenica dopo Pentecoste)

 

 

 

   La Provvidenza

Non temiamo mai che la santa Messa comporti ritardi nei nostri affari temporali; succede tutto il contrario: stiamo certi che tutto andrà meglio, e che anzi i nostri affari riusciranno meglio che se avessimo la disgrazia di non assistervi. Eccone un esempio ammirevole. Viene riferito di due artigiani, che esercitavano lo stesso mestiere e che dimoravano nel medesimo borgo, che uno di essi, carico di una grande quantità di bambini, non mancava mai di ascoltare ogni giorno la santa Messa e viveva assai agevolmente con il suo mestiere; mentre l'altro, che pure non aveva bambini, lavorava parte della notte e tutto il giorno, e spesso il santo giorno della domenica, e a mala pena riusciva a vivere. Costui, che vedeva gli affari dell'altro riuscirgli così bene, gli chiese, un . giorno che lo incontrò, dove poteva prendere di che mantenere così bene una famiglia tanto grande come la. sua, mentre lui, che non aveva che sé e sua moglie, e lavorava senza posa, era spesso sprovvisto di ogni cosa.

L'altro gli rispose che, se voleva, l'indomani gli avrebbe mostrato da dove gli proveniva tutto il suo guadagno. L'altro, molto contento di una così buona notizia, non vedeva l'ora di arrivare all'indomani che doveva insegnargli a fare la sua fortuna. Infatti, l'altro non mancò di andare a prenderlo. Eccolo che parte di buon animo e lo segue con molta fedeltà. L'altro lo condusse fino alla chiesa, dove ascoltarono la santa Messa. Dopo che furono tornati: «Amico, gli disse colui che stava bene a suo agio, torni pure al suo lavoro ». Fece altrettanto l'indomani; ma, essendo andato a prenderlo una terza volta per la stessa cosa: «Come? - gli disse l'altro. Se voglio andare alla Messa, conosco la strada, senza che lei si prenda la pena di venirmi a prendere; non è questo che volevo sapere, bensì il luogo dove trova tutto questo bene che la fa vivere così agiatamente; volevo vedere se, facendo come lei, posso trovarvi il mio tornaconto ». - «Amico, gli rispose l'altro, non 00nasco altro luogo oltre la chiesa, e nessun altro mezzo fuorché l'ascoltare ogni giorno la santa Messa; e quanto a me, le assicuro che non ho adoperato altri mezzi per avere tutto il bene che la stupisce. Ma lei non ha letto ciò che Gesù Cristo ci dice nel Vangelo, di cercare anzitutto il regno dei cieli, e che tutto il resto ci sarà dato in soprappiù? ».

Forse vi stupisce fratelli? Me, no. E' ciò che ve diamo ogni giorno nelle case dove c'è devozione: coloro che vengono spesso alla santa Messa fanno i loro affari molto meglio di quelli ai quali la loro poca fede fa pensare che non ne hanno mai il tempo. Ahimè! se avessimo riposto tutta la nostra fiducia in Dio, e non contassimo affatto sul nostro lavoro, quanto saremmo più felici di quanto lo siamo!

- Ma, mi direte, se non abbiamo niente, non si dà niente.

- Cosa volete che vi dia il buon Dio, quando non contate che sul vostro lavoro e per niente su di lui? Visto che non vi concedete neanche il tempo per fare le vostre preghiere al mattino né alla sera, e vi accontentate di venire alla santa Messa una volta alla settimana.

Ahimè! non conoscete le ricchezze della provvidenza del buon Dio per colui che si fida in Lui. Volete una prova evidente? Essa sta dinanzi ai vostri occhi; guardate il vostro pastore e considerate questo dinanzi al buon Dio.

- Oh! mi direte, è perché a lei viene dato. - Ma chi mi dà se non la provvidenza del buon Dio? Ecco dove sono i miei tesori, e non altrove.
(Per la 2a domenica dopo Pentecoste)

 

   L'amore del prossimo

Tutta la nostra religione non è che religione falsa e tutte le nostre virtù non sono altro che fantasmi; e siamo soltanto degli ipocriti agli occhi di Dio, se non abbiamo quella carità universale per tutti, per i buoni come per i cattivi, per i poveri come per i ricchi, per tutti quelli che ci fanno del male, come per quelli che ci fanno del bene.

No, non c'è virtù che meglio ci faccia conoscere se siamo i figli del buon Dio, come la carità. L'obbligo che abbiamo di amare il nostro prossimo è cosi grande, che Gesti Cristo ce ne fa un comandamento, che pone subito dopo quello col quale ci ordina di amarlo con tutto il cuore. Ci dice che tutta la legge e i profeti sono racchiusi in questo comandamento di amare il nostro prossimo.

Si, dobbiamo considerare quest'obbligo come il più universale, il più necessario e il più essenziale alla religione, alla nostra salvezza. Osservando questo comandamento, mettiamo in pratica tutti gli altri. San Paolo ci dice che gli altri comandamenti ci vietano l'adulterio, il furto, le ingiurie, le false testimonianze. Se amiamo il nostro prossimo, non facciamo niente di tutto questo, perché l'amore che abbiamo per il nostro prossimo non può tollerare che facciamo del male.

(Per la 12a domenica dopo Pentecoste)

* * *

In che consiste dunque l'amore che dobbiamo avere per il nostro prossimo? Quest'amore consiste in tre cose:

1) voler bene a tutti;

2) fame loro ogni volta che possiamo;

3) sopportare, scusare e nascondere i loro difetti. Ecco la vera carità dovuta al prossimo...

Ma, pensate in voi stessi, come mai non abbiamo questa carità, dal momento che ci rende già così felici in questo mondo, grazie alla pace e all'unione che regnano tra coloro che hanno la grande fortuna di averla?

Tre cose ce la fanno perdere, e cioè: l'avarizia, l'orgoglio e l'invidia. Ditemi, perché non amate la tale persona? Ahimè! è perché essa non entra nei vostri interessi; perché avrà detto qualche parola con tro di voi, o fatto qualche cosa che non vi è piaciuta; o perché avete chiesto qualche favore ch'essa vi ha rifiutato; o perché ha fatto qualche guadagno che sperate di fare voi, ecco cosa vi impedisce di amarla come dovete... Non perdete mai di vista che per tutto il tempo che non amate il vostro prossimo, il buon Dio è in furore contro di voi... O mio Dio! possibile che si possa vivere con l'odio nel cuore!... E' perché vedete grandi difetti nel vostro vicino? Ahimè!, amico, .sia persuaso che lei ne ha ancora di più grandi agli occhi di Dio e che lei non conosce. E' vero che non dobbiamo amare i difetti e i vizi del peccatore; ma dobbiamo amare la sua persona, poiché, sebbene peccatore, egli non smette di essere la creatura di Dio e la sua immagine. Se volete amare soltanto coloro che non hanno difetti, non amerete nessuno, perché nessuno è senza difetti. Ragioniamo da cristiani migliori: più un cristiano è peccatore, più è degno di compassione e di possedere un posto nel nostro cuore. No, per quanto cattivi siano coloro con i quali viviamo, non dobbiamo odiarli ma, sull'esempio di Gesù Cristo, dobbiamo amarli più di noi stessi.

(Per la 12a domenica dopo Pentecoste)

 

 

 

 

   L'amore di Dio e del prossimo

Se chiedessi .a un bambino: cos'è la carità?, mi risponderebbe: è una virtù che ci viene dal cielo, per mezzo della quale amiamo Dio con tutto il nostro cuore, e il prossimo come noi stessi in rapporto a Dio. - Ma, mi chiederete adesso, cosa vuol dire amare il. buon Dio sopra ogni cosa, e più di noi stessi? Significa preferir Lo a tutto ciò che è creato, essere nella disposizione di perdere il proprio bene, la propria reputazione, i genitori e gli amici, i figli, il marito, la moglie e la vita stessa, piuttosto che commettere il minimo peccato mortale. Sant'Agostino ci dice che amare Dio perfettamente è amarlo senza misura, quand'anche non ci fosse né cielo da sperare, né inferno da temere; è amarLo con tutta l'estensione del cuore. Se mi chiedete la ragione, è perché Dio è infinitamente amabile e degno di essere amato. Se lo amiamo veramente, né le sofferenze, né le persecuzioni, né il disprezzo, né la vita, né la morte potranno portarci via quest'amore che dobbiamo a Dio.

Noi stessi avvertiamo che se non amiamo il buon Dio, possiamo soltanto essere infelici, molto infelici. Se l'uomo è creato per amare il buon Dio, non può trovare la sua felicità che in Dio solo. Fossimo anche i padroni del mondo, se non amiamo il buon Dio, potremo soltanto essere infelici per tutto il tempo della nostra vita. Se volete convincervi meglio, ecco, interrogate le persone che vivono senza amare il buon Dio... Un avaro non è più felice quando ha molto di quando. ha poco. E' un ubriacone più felice dopo aver bevuto il suo vino dove pensava di trovare tutto il suo piacere? Ne rimane più infelice. Un orgoglioso non ha mai riposo; teme sempre di essere disprezzato. Un vendicativo, cercando di vendicarsi, non riesce a dormire né il giorno né la notte. Osservate ancora un infame impudico che crede di trovare la sua felicità nei piaceri della carne: arriva fino, non dico a perdere la sua riputazione, ma il suo bene, la sua salute e la sua anima, senza poter però trovare la sua soddisfazione. E perché non possiamo essere felici in tutto quello che sembra doverci soddisfare? Ah!, è che, essendo creati soltanto per Dio, Lui solo potrà soddisfarei, cioè renderei felici quanto è possibile esserlo su questa povera terra...

Se adesso chiedessi a un bambino: cos'è la carità in rapporto al prossimo? mi risponderebbe: La carità verso Dio deve farcelo amare più dei nostri beni, della nostra salute, della nostra riputazione e della nostra stessa vita; la carità che dobbiamo avere verso il nostro prossimo deve farcelo amare come noi stessi, di modo che tutto il bene che possiamo desiderare per noi, dobbiamo desiderarlo per il nostro prossimo, se vogliamo avere questa carità senza la quale non c'è né cielo, né amicizia di Dio da sperare...

- Ma cosa si intende con questa parola: il nostro prossimo? Niente di più facile da capire. Questa virtù si estende a tutti, tanto a coloro che ci hanno fatto del male, che hanno nuociuto alla nostra riputazione, ei hanno calunniato e ei hanno fatto qualche torto, anche se avessero cercato di toglierei la vita. Dobbiamo amarli come noi stessi, ed augurar loro tutto il bene che possiamo desiderare per noi. Non soltanto ci è vietato di voler loro del male, ma bisogna aiutarli ogni volta che ne hanno bisogno e lo possiamo. Dobbiamo rallegrarci quando riescono nei loro affari, rattristarci quando sono provati da qualche disgrazia, da qualche perdita, schierarci dalla loro 'parte quando se ne dice male, dire il bene che sappiamo di essi, non evitare la loro compagnia, parlare loro di preferenza di coloro che ci hanno reso qualche servizio: ecco come vuole il buon Dio che amiamo il nostro prossimo. Se non ci comportiamo in questo modo, possiamo dire che non amiamo né il nostro prossimo, né il buon Dio...

- Ma, mi direte, come si può sapere che abbiamo questa bella e preziosa virtù, senza la quale la nostra religione non è che un fantasma?

- Anzitutto, una persona che ha la carità non è orgogliosa: non ama dominare sugli altri; non la sentite mai biasimare la loro condotta; non ama parlare di ciò che fanno. Una persona che ha la carità non esamina qual è l'intenzione degli altri nelle loro azioni; non crede mai di far meglio degli altri e non si mette mai al di sopra del proprio vicino; al contrario, essa crede che gli altri fanno sempre meglio di lei. Non si offende se le si preferisce il prossimo; se viene disprezzata, rimane contenta lo stesso perché pensa che merita ancora più disprezzo.

Una persona che ha la carità evita il più possibile di arrecar pena agli altri, perché la carità è un mantello regale che sa nascondere bene gli sbagli dei propri fratelli e non permette mai di credere che si è migliori di loro.

Vedete che per amare il buon Dio e il prossimo non è necessario essere molto eruditi, né molto ricchi; basta cercare di piacere a Dio in tutto quello che facciamo; di fare del bene a tutti, ai cattivi come ai buoni, a quelli che lacerano la nostra riputazione, come a quelli che ei amano...

(Per la 17a domenica dopo Pentecoste)

 

 

 

   Nessuno può servire due padroni

Gesù Cristo ci dice che non possiamo servire due padroni, cioè Dio e il mondo. Non potete piacere a Dio e al mondo, ci dice. Nonostante tutto quello che farete non potete piacere a tutt'e due nello stesso tempo. Eccone la ragione: essi sono estremamente opposti nei loro pensieri, nei desideri e nelle azioni: uno promette una cosa totalmente contraria a quella che promette l'altro; uno vieta ciò che l'altro permette e comanda; uno vi fa lavorare per il tempo presente e l'altro per il tempo futuro che è il cielo; uno vi offre i piaceri, gli onori e le ricchezze, l'altro vi presenta soltanto le lacrime, la penitenza e la rinuncia a voi stessi; uno vi chiama in una via di fiori, almeno in apparenza, e l'altro in quella di spine.

Ognuno chiede il nostro cuore, tocca a noi scegliere quale dei due padroni vogliamo seguire. Uno, che è il mondo, promette di farci gustare tutto quello che possiamo desiderare durante la nostra vita, sebbene prometta sempre più di quel che dà; ma, nello stesso tempo, ci nasconde i mali che ci sono riservati durante l'eternità. L'altro, che è Gesti Cristo, non ci promette tutte queste cose; ma ci dice, per consolarci, che ci aiuterà e che, anzi, attenuerà fortemente le nostre pene. «Venite a me, vi consolerò; al mio seguito troverete la pace dell'anima e la gioia del cuore» (cf. Mt. 11, 28). Ecco questi due padroni che ci chiedono il nostro cuore; a quale volete appartenere? Tutto quello che il mondo vi presenta è soltanto il tempo presente. I beni, i piaceri e gli onori finiranno con la vita... Ma, se vogliamo seguire Gesù Cristo, che ci chiama, carico della sua croce, vedremo presto che le pene del suo servizio non sono poi casi grandi come noi crediamo: egli camminerà dinanzi a noi, ci aiuterà, ci consolerà, e ci promette, dopo qualche breve momènto di pene, una felicità che durerà quanto Lui stesso.

(Per la 14a domenica dopo Pentecoste)

 

 

    Voi siete del mondo

Vorreste essere di Dio e accontentare il mondo. Sapete cosa sono tali persone? Sono persone che non hanno ancora perso interamente la fede, e alle quali rimane ancora qualche attaccamento al servizio di Dio; esse non vorrebbero abbandonare tutto, perché esse stesse biasimano coloro che non frequentano piu le funzioni sacre, ma non hanno abbastanza coraggio per rompere col mondo, e per rivolgersi dalla parte del buon Dio. Questa gente non vorrebbe dannarsi, ma non vorrebbe neanche scomodarsi. Sperano di potersi salvare, senza farsi troppa violenza. Hanno in mente che il buon Dio essendo casi buono, non li ha creati per perderli, che in fin de' conti perdonerà loro, che verrà un tempo nel quale si daranno al buon Dio, si correggeranno, lasceranno le loro cattive abitudini. Se, in qualche momento di riflessione, essi mettono la loro povera vita un po' dinanzi agli occhi, se ne lamentano, e qualche volta verseranno anche delle lacrime...

Ahimè! quale triste vita conducono coloro che vorrebbero essere del mondo senza smettere di appartenere a Dio! Andiamo un po' avanti e capirete ancora meglio; vedrete quanto è ridicola la loro stessa vita. In certi momenti li sentirete pregare il buon Dio o fare un atto di contrizione, in altri momenti li sentirete bestemmiare, forse lo stesso Santo Nome di Dio, se qualche cosa non va come loro vogliono. La mattina, li avete visti alla santa Messa, cantare o sentire le lodi di Dio e, lo stesso giorno, li vedete tenere i discorsi più infami... Gli stessi occhi che, la mattina, hanno avuto la grande gioia di contemplare Gesù Cristo stesso nell'ostia santa, durante il giorno guarderanno volontariamente gli oggetti più disonesti, e questo, con piacere. Ieri, avete visto tale uomo fare la carità al suo prossimo, o rendergli un servizio, oggi, cercherà di ingannarlo, se può trovarvi profitto. Solo qualche istante fa, quella madre augurava ogni specie di benedizioni ai suoi figli, e adesso che l'hanno contrariata, essa li carica di ogni specie di sciagure: vorrebbe non averli mai visti, vorrebbe essere lontana da essi tanto quanto ne è vicina; finisce per mandarli al diavolo, per sbarazzarsene! A momenti essa manda i suoi figli alla santa messa o a confessarsi. Altri momenti, li manderà al ballo, o almeno farà finta di non saperlo, o lo proibirà loro ridendo, il che vuol dire: «Vacci! ». Una volta dirà a sua figlia di essere prudente, di non frequentare le cattive compagnie e un'altra volta la lascia passare ore intere con i ragazzi, senza dirle nulla. Andiamo! povera madre, lei è del mondo! Crede di essere di Dio per. qualche apparenza di religione che pratica. Si sbaglia: lei è del numero di coloro ai quali Gesù ha detto: «Guai al mondo! ». Guardate queste persone che credono essere di Dio e che sono del mondo: non si fanno scrupolo di prendere al loro vicino, ora della legna, or qualche frutto e mille altre cose. Finché sono adulate nelle loro azioni che fanno per quel che riguarda la religione, lo fanno anzi con molto piacere, mostrano molta premura, sono brave per dare consigli agli altri. Ma sono esse disprezzate o calunniate? Le vedete allora scoraggiarsi, tormentarsi perché sono trattate in quel modo. Ieri, volevano soltanto del bene a coloro che hanno fatto loro del male, oggi non possono più sopportarli, spesso neppure vederli, né parlar loro.

(Per la 14a domenica dopo Pentecoste)