PICCOLI GRANDI LIBRI  CURATO D’ARS  PENSIERI DEL CURATO D'ARS
SCRITTI SCELTI
Città nuova - 1976
PASSI SCELTI DEI SERMONI
I titoli sono stati messi dal traduttore.
Sono anche stati tolti, per quanto era possibile, i numerosi «fratelli miei» disseminati nelle prediche del curato.

La preghiera

L'anima tiepida

La bestemmia

Digiuno, elemosina, preghiera: in ogni circostanza.

La religione nel cuore

Alle madri di famiglia

La comunione eucaristica

Vivere la propria fede

La nostra debolezza

La Provvidenza

L'orgoglio

Le croci amate

L'amore del prossimo

La maldicenza

La santità

L'amore di Dio e del prossimo

Non giudicare

La Madonna

Nessuno può servire due padroni

L'invidia

Ave Maria

Voi siete del mondo Il furto  

   La bestemmia

Se mi chiedete che cosa si intende con la parola bestemmia...

Questo peccato è casi orribile che sembra che i cristiani non dovrebbero avere il coraggio di proferirla. La bestemmia è una parola che vuol dire maledire e detestare una beltà infinita, il che indica che questo peccato se la prende direttamente con il buon Dio. Sant'Agostino ci dice: «Bestemmiamo quando attribuiamo al buon Dio qualche cosa che non ha o che non gli conviene, o che toglie ciò che conviene, o infine, quando si attribuisce a se stesso ciò che conviene a Dio e che è dovuto a Lui solo ». Dico quindi the bestemmiamo:

1. Quando diciamo che il buon Dio non è giusto nel fare gente così ricca e che ha tutto in abbondanza, mentre tanti altri sono così miseri che hanno appena il pane da mangiare.

2. Che non è così buono come si dice, poiché lascia tante persone nel disprezzo e nelle infermità, mentre altre sono amate e rispettate da tutti.

3. O dicendo che il buon Dio non vede tutto, che non si cura di ciò che succede sulla terra.

4. Dicendo ancora: «Se il buon Dio usa misericordia al tale, non è giusto: ne ha combinate troppe» .

5. O quando subiamo qualche perdita, e andiamo in collera contro il buon Dio dicendo: «Ah, come sono infelice! Il buon Dio non può farmene di più! Credo che ignora che sono al mondo, o se lo sa, è soltanto per farmi soffrire! ».

E' pure una bestemmia disprezzare la Madonna e i santi, dicendo: « Eccone uno che ha molto potere: ho fatto tante preghiere, non ho mai ottenuto niente ».

San Tommaso ci dice che la bestemmia è una parola ingiuriosa, oltraggiosa, contro il buon Dio o contro i santi. Ciò avviene in quattro modi.

1. Per affermazione, dicendo: «Il buon Dio è crudele e ingiusto nel permettere che soffra tanti mali, che sia calunniato in questa maniera, che perda quel denaro o quel processo. Ah, come sono sfortunato! Tutto va in rovina a casa mia, non posso avere niente, mentre tutto riesce in casa degli altri ».

2. Si bestemmia quando si dice che il buon Dio non è onnipotente e che si può fare qualche cosa senza di lui...

3. Si bestemmia quando si attribuisce ad una creatura ciò che è dovuto soltanto a Dio.

4. Si bestemmia, dicendo: « Ah, S... N... di D...! ». Che orrore!

State ben attenti che se la bestemmia regna nelle vostre case, tutto andrà in rovina. Sant' Agostino ci dice che la bestemmia è un peccato più grande che lo spergiuro, perché, ci dice, con lo spergiuro invochiamo il nome di Dio a testimone di una cosa falsa, mentre con la bestemmia diciamo una cosa falsa del buon Dio. Quale crimine! Chi fra noi ha mai potuto capirlo?

San Tommaso ci dice ancora che c'è un'altra specie di bestemmia contro lo Spirito Santo che si commette in tre modi:

1. Attribuendo al demonio le opere del buon Dio, come facevano i Giudei che dicevano che Gesù Cristo cacciava i demoni nel nome del principe dei demoni. Come facevano i tiranni e i carnefici che attribuivano alla magia e al demonio i miracoli che facevano i santi.

2. Si bestemmia contro lo Spirito Santo, ci dice sant' Agostino, «quando si muore nell'impenitenza finale ». L'impenitenza è uno spirito di bestemmia, poiché la remissione dei nostri peccati si fa con la carità, che è lo Spirito Santo.

3. Quando facciamo azioni che sono direttamente opposte alla bontà di Dio, come allorché disperiamo della nostra salvezza, e non vogliamo utilizzare tutti i mezzi per ottenerla; come allorché siamo irritati dal fatto che altri ricevono più grazie di noi. State attenti a non lasciarvi mai andare a questa specie di peccati, perché sono spaventosi! Trattiamo il buon Dio come ingiusto, dicendo che dà più agli altri che a noi.

Non avete bestemmiato, dicendo che c'è Provvidenza soltanto per i ricchi e per i cattivi? Non avete bestemmiato quando vi accade qualche perdita, dicendo: - Ma cosa ho fatto di più di un altro al buon Dio, perché io abbia tanta sfortuna?...

Ma, mi direte, quale differenza c'è tra la bestemmia e il rinnegamento di Dio? C'è una grande differenza tra le bestemmie e i rinnegamenti di Dio. Parlando di rinnegamento, non voglio parlare di coloro che rinnegano il buon Dio lasciando la vera religione: chiamiamo tali persone rinnegati o apostati. Voglio bensì parlare di coloro che, parlando, hanno la brutta abitudine, per collera e per impeto d'ira, di rinnegare il santo nome di Dio: come è il caso di una persona che perderà in un acquisto di mercato, o al gioco: essa si adira contro Dio, volendo far credere che ne è lui la causa. Quando questo vi accade, bisogna che il buon Dio subisca tutte le furie della vostra collera, come se egli fosse la causa della vostra perdita o dell'incidente che vi è capitato.

Ah, sciagurati! Colui che vi ha tirato fuori dal nulla, che vi preserva e vi ricolma continuamente di beni, osate ancora disprezzarlo, profanare il suo santo nome e rinnegarlo!...

(Per la 5a domenica dopo Pentecoste)

 

 

   Alle madri di famiglia

Non è forse vero che ogni giorno vi lamentate dei vostri figli? Che non riuscite più a dominarli? E' proprio vero. Avete forse dimenticato il giorno in cui avete detto al vostro ragazzo o a vostra figlia:

- Se vuoi andare alla fiera di Montmerle, o, vestito all'ultima moda, dal bettoliere, puoi andarci. Torna presto.

- Vostra figlia vi ha detto che avrebbe fatto come volevate.

- Vai pure, non esci mai, bisogna bene che tu abbia un momento di piacere.

Non direte che non è così. Ma più tardi, non avete bisogno né di sollecitarla, né di darle il permesso. Allora vi tormenterete del fatto che essa se ne va senza dirvelo. Guarda indietro, o madre, e ti ricorderai che le hai dato il permesso una volta per sempre ...Vuoi che essa faccia conoscenze per maritarsi. Infatti, a furia di correre, ne farà delle conoscenze.. .

Non è così, madre mia? Lascia dire il signor parroco, vai pure, sii brava, torna presto e stai tranquilla.

Va molto bene, madre mia, ma ascolta.

Un giorno mi ,son trovato a passare vicino ad un grande fuoco. Ho preso una manciata di paglia ben secca, e l'ho buttata dentro dicendole di non bruciare. Coloro che furono testimoni del fatto mi dissero, prendendomi in giro: - Può ben dirle di non bruciare, ciò non impedirà che essa bruci.

- E come, risposi loro, dal momento che le ho detto di non bruciare?
Che ne pensi, madre? Ti riconosci in ciò? Non è questa la tua condotta?..

(Per la 20a domenica dopo Pentecoste)

 

 

 

   La nostra debolezza

La tentazione ci è necessaria per farci capire che non siamo niente da noi stessi. Sant' Agostino ci dice che dobbiamo ringraziare il buon Dio tanto dei peccati dai quali ci ha preservati, quanto di quelli che ha avuto la bontà di perdonarci. Se abbiamo la disgrazia di cadere tanto spesso nei tranelli del demonio, è perché contiamo troppo sulle nostre risoluzioni e le nostre promesse, e non abbastanza sul buon Dio.

E' proprio COSI. Quando niente ci affligge, quando tutto va secondo i nostri desideri, osiamo credere che niente ci potrà far crollare. Dimentichiamo il nostro nulla e la nostra povera debolezza. Diamo le più belle assicurazioni che siamo pronti a morire piuttosto che lasciarci vincere. Ne vediamo un bel1'esempio in san Pietro, che diceva al buon Dio:

- Anche se tutti gli altri ti rinnegassero, quanto a me, non lo farò mai.

Ahimè! il buon Dio, per fargli vedere quanto l'uomo lasciato a se stesso vale poca cosa, non si servì di re, ma della sola voce di una serva, che sembrava per di più parlargli in modo assai indifferente. Prima, era pronto a morire per lui e adesso assicura che non lo conosce, che non sa di chi gli si vuole parlare. Per. dare loro una prova maggiore che non lo conosce, fa il giuramento. Dio mio, di cosa non siamo capaci, lasciati a noi stessi! Ci sono di quelli che, a sentirli, sembrano portare invidia ai santi che hanno fatto grandi penitenze. Credono di poterne fare altrettanto. Leggendo la vita di qualche martire, saremmo pronti, diciamo noi, a soffrire tutto ciò per il buon Dio. Tale momento è presto passato, diciamo, per un'eternità di ricompensa. Ma ciò che fa il buon Dio per insegnarci un po' a conoscerei, o meglio, che siamo niente, eccolo: permette al demonio di avvicinarsi un po' di più a noi.. Sentite quel cristiano che, prima, portava invidia ai solitari che vivono soltanto di radici e di erbe, che prendeva la grande risoluzione di trattare così duramente il suo corpo... Ahimè! un piccolo mal di testa, una puntura di spillo ed eccolo che si lamenta, grande com'è. Si tormenta. Grida. Prima, avrebbe voluto fare tutte le penitenze degli anacoreti, ed un niente lo dispera. Osservate quell'altro, che sembra voler dare volentieri tutta la sua vita per il buon Dio, che tutti i tormenti non riescono a fermare: una piccola maldicenza, una calunnia, anche un viso un pò freddo, una piccola ingiustizia che gli viene fatta, un favore pagato con l'ingratitudine, fa nascere immediatamente nella sua anima sentimenti di odio, di vendetta, di avversione, spesso al punto di non voler più vedere il suo prossimo, o per lo meno in modo freddo, con un'aria che ben mostra ciò che succede nel suo cuore; e quante volte, svegliandosi, ciò costituisce il suo primo pensiero, che arriva al punto di impedirgli di dormire.

Ahimè, quanto siamo poca cosa e quanto dobbiamo contar poco su tutte le nostre belle risoluzioni!

(Per la 1a domenica di Quaresima)

 

 

   Le croci amate

Tutti i santi hanno amato la croce; vi hanno trovato la loro forza e la loro consolazione.

- Ma, mi direte, bisogna dunque sempre aver qualche cosa da soffrire? Ora la malattia o la povertà, ora la maldicenza o la calunnia, una perdita di beni o un'infermità?

Sei calunniato, amico mio? Sei caricato d'improperi? Meglio cosi! E' buon segno, non tormentarti, sei sul cammino che conduce al cielo.

Sapete quando bisognerebbe piangere? Non so se lo capirete, ma sarebbe precisamente se, al contrario, non aveste niente da soffrire, se tutti vi stimassero e vi rispettassero: qui sarebbe il caso di invidiare coloro che hanno la fortuna di passare la loro vita nella sofferenza, nel disprezzo e nella povertà. Dimenticate dunque che, nel vostro battesimo, avete accettato una croce che dovete abbandonare soltanto alla morte, e che è la chiave di cui vi servirete per aprire la porta del cielo? Dimenticate queste parole del Salvatore: «Figlio mio, se vuoi seguirmi, prendi la tua croce e seguimi »? Non un giorno, non una settimana, né un anno, ma tutta la vostra vita. I santi avevano paura di passare qualche istante senza soffrire, perché consideravano questo tempo come perduto. Secondo santa Teresa, l'uomo è in questo mondo soltanto per soffrire, e appena cessa di soffrire, deve cessare' di vivere. San Giovanni della Croce chiede a Dio, con lacrime, per unica ricompensa delle sue fatiche, di fargli la grazia di soffrire sempre di più.

Da tutto ciò, cosa dobbiamo concludere? Eccolo.

Prendiamo la risoluzione di portare un grande rispetto a. tutte le croci che sono benedette, e che rappresentano per noi, in sintesi, tutto quello che il nostro Dio ha sofferto per noi.

(Per l'Invenzione della Santa Croce)

 

 

   La santità

Siate santi perché io sono santo, ci dice il Signore. Perché Dio ci dà un simile comandamento? E' perché siamo figli suoi e, se il Padre è santo, anche i figli lo devono essere. Soltanto i santi possono sperare di avere la felicità di andare a godere la presenza di Dio che è la santità stessa. Infatti, essere cristiano, e vivere nel peccato, è una contraddizione mostruosa. Un cristiano deve essere un santo...

I mondani, per dispensarsi dal lavorare ad acquistare la santità, ciò che, senz'altro, li incomoderebbe troppo nel loro modo di vivere, vogliono farvi credere che, per essere dei santi, bisogna fare azioni strepitose, applicarsi a pratiche di devozione straordinarie, abbracciare grandi austerità, fare molti digiuni, abbandonare il mondo per fuggirsene nei deserti, per passarvi i giorni e le notti in preghiera. Senz'altro tutto questo è buono, ed è proprio la strada che molti santi hanno seguito; ma non è ciò che Dio chiede a tutti. No, non è questo che la nostra santa religione esige; al contrario, essa ci dice: Alzate gli occhi al cielo e osservate se tutti coloro che occupano i primi posti hanno fatto cose meravigliose. Dove sono i miracoli della Madonna, di san Giovanni Battista, di san Giuseppe? Ascoltate: Gesù Cristo stesso dice che molti, nel giorno del giudizio, esclameranno: «Signore, Signore, non abbiamo profetizzato nel tuo nome; non abbiamo cacciato demoni e fatto miracoli? - Andate lontano da me, operatori d'iniquità, risponderà loro il giusto Giudice; come! avete comandato al mare e non avete saputo comandare alle vostre passioni? Avete liberato i posseduti dal demonio, e voi ne siete stati gli schiavi? Avete fatto miracoli, e non avete osservato i miei comandamenti? ... Andate, miserabili, nel fuoco eterno; avete fatto grandi cose, e non avete fatto niente per salvarvi e meritare il mio amore» (Parafrasi di Mt. 7, 22-23).

Vedete quindi che la santità non consiste nel fare grandi cose, ma nel compiere fedelmente i comandamenti di Dio, e nell'adempiere i propri doveri, nello stato in cui il buon Dio ci ha messo.

Vediamo spesso una persona del mondo, che compie fedelmente i piccoli doveri del suo stato, essere più gradita a Dio dei solitari nei loro deserti. Volete ancora sapere che cos'è un santo agli occhi della religione? E' un uomo che teme Dio, che lo ama sinceramente e che lo serve con fedeltà; è un uomo che non si lascia gonfiare dalla superbia, né dominare dal. l'amar proprio, che è veramente umile e piccolo ai suoi propri occhi; che, essendo privo dei beni di questo mondo, non li desidera o che, possedendoli, non vi attacca il proprio cuore; è un uomo che è nemico di ogni acquisto ingiusto; è un uomo che, possedendo la sua anima nella pazienza e la giustizia, non si offende di un'ingiustizia che gli viene fatta. Ama i suoi nemici, non cerca di vendicarsi. Rende tutti i servizi che può al suo prossimo; condivide volentieri i suoi beni con i poveri; cerca Dio solo, disprezza i beni e gli onori di questo mondo. Aspirando soltanto ai beni del cielo, si disgusta dei piaceri della vita e trova la sua felicità unicamente nel servizio di Dio. E' un uomo che è assiduo alle funzioni divine, che frequenta i sacramenti, e che si occupa seriamente della sua salvezza; è un uomo che, avendo orrore di ogni impurità, fugge le cattive compagnie quanto può, per conservare puro il suo corpo e la sua anima. E' un uomo che in tutto si sottomette alla volontà di Dio, in tutte le croci e gli ostacoli che gli capitano; che non accusa nessuno, ma che riconosce che la giustizia divina si posa su di lui a causa dei suoi peccati.

E' un padre buono che cerca soltanto la salvezza dei suoi figli, dando loro l'esempio lui stesso, e non facendo mai nulla che possa scandalizzarli. E' un padrone caritatevole che ama i suoi domestici come fossero i suoi fratelli e le sue sorelle. E' un figlio che rispetta suo padre e sua madre e che li considera come aventi il posto di Dio stesso. E' un domestico che vede, nella persona dei suoi padroni, Gesti Cristo stesso, che gli comanda per bocca loro.

Ecco ciò che voi chiamate semplicemente un uomo onesto. Ma ecco ciò che Dio chiama l'uomo del miracolo, il santo, il grande santo. «Chi è costui? - ci dice il Saggio -lo colmeremo di lodi, non perché ha fatto cose straordinarie nella sua vita, ma perché è stato provato dalle tribolazioni; e perché è stato trovato perfetto; la sua gloria sarà eterna» (cf. Eccli. 31, 9-10)...

Credete voi che i santi siano pervenuti senza sforzo a tale semplicità, a tale dolcezza, che li portavano alla rinuncia della loro propria volontà, ogni volta che l'occasione se ne presentava? Oh, no! Ascoltate san Paolo: «Ahimè, faccio il male che non vorrei e non faccio il bene che vorrei; sento nelle mie membra una legge che si ribella contro la legge 1el mio Dio. Ah, come sono infelice! chi mi libererà h questo corpo di peccato? » (Rom. 7, 15-24). Quali prove non dovettero sopportare i primi cristiani, abbandonando una religione che tendeva soltanto ad assecondare le loro passioni, per abbracciarne una che tendeva soltanto a crocifiggere la loro carne? Credete voi che san Francesco di Sales non abbia dovuto farsi violenza per diventare così mite come era? Quanti sacrifici ha dovuto fare!... I santi sono diventati santi soltanto dopo molti sacrifici e molte violenze.

In secondo luogo, dico che noi abbiamo le stesse grazie di loro. E anzitutto, il battesimo non ha la stessa capacità di purificarci, la cresima di fortificarci, la confessione di rimettere i nostri peccati, l’eucaristia di indebolire in noi la concupiscenza e di aumentare la grazia nelle nostre anime? Riguardo alla parola di Gesù Cristo, non è essa sempre la tessa? Non sentiamo ogni momento questo consiglio: «Lasciate tutto e seguitemi»? E' ciò che convertì sant'Antonio, sant'Arsenio, san Francesco d'Assisi. .Non leggiamo nel Vangelo quest'oracolo: «Cosa serve all'uomo guadagnare l'universo se perderà poi la sua anima? ».

Sono queste parole che convertirono san Francesco Saverio, e che fecero di un ambizioso un apostolo. Non sentiamo dire ogni giorno: «Vigilate e pregate sempre », «Amate il vostro prossimo come voi stessi»? Non è questa dottrina che ha formato tutti i santi?

Infine, riguardo ai buoni esempi, per quanto sregolato sia il mondo, non ne abbiamo tuttavia alcuni sotto gli occhi, e assai più di quanti ne potremmo imitare?

Infine, la grazia ci manca di più che ai santi?...

Si, possiamo essere dei santi, e dobbiamo tutti lavorare a diventarlo. I santi sono stati mortali come noi, deboli e soggetti alle passioni come noi, abbiamo gli stessi aiuti, le stesse grazie, gli stessi sacramenti...

Possiamo essere santi, perché mai il buon Dio ci rifiuterà la sua grazia per aiutarci a diventarlo? Egli è nostro Padre, nostro Salvatore e nostro amico. Egli desidera con ardore di vederci liberati dai ma li della vita. Egli vuole colmarci di ogni sorta di beni, dopo averci dato, già in questo mondo, immense consolazioni, pregustazioni di quelle del cielo, che io vi auguro.

(Per la festa di Tutti i Santi)

 

 

 

   La Madonna

Se vediamo la Madonna abbassarsi, nella sua umiltà, al di sotto di ogni creatura, vediamo anche quest'umiltà innalzarla al di sopra di tutto ciò che non è Dio. No, non sono i grandi della terra che l'hanno fatta salire a quel supremo grado di dignità nella quale abbiamo la gioia di contemplarla oggi. Le Tre Persone della Santissima Trinità l'hanno posta su questo trono di gloria; l'hanno proclamata Regina del cielo e della terra, rendendola depositaria di tutti i tesori celesti. No, non capiremo mai abbastanza la grandezza di Maria, e il potere che Gesù Cristo, suo divin Figlio, le ha dato; non conosceremo mai bene il desiderio che ella ha di renderei felici. Ella :i ama come figli suoi; si rallegra del potere che Dio le ha dato, per esserci utile. Sì, Maria è la nostra mediatrice; è lei che presenta al suo divin Figlio tutte le nostre preghiere, le nostre lacrime, i nostri gemiti; è lei che ci attira le grazie necessarie per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo ci dice che Maria, tra tutte le creature, è un prodigio di grandezza, un prodigio di santità e un prodigio d'amore.

(Per l'Assunzione della Santa Vergine)

 

 

 

 

   Ave Maria

L'ave Maria è una preghiera che non stanca mai. Quando si parla delle cose della terra, del commercio, della politica, ci si stanca: ma quando si parla della Madonna, è sempre nuovo...

Tutti i santi hanno una grande devozione alla Madonna; nessuna grazia viene dal cielo senza passare per le sue mani. Quando si vuole offrire qualche osa ad un grande personaggio, si fa presentare questo dono dalla persona che egli preferisce, affinché l’omaggio gli sia gradito.

Così, le nostre preghiere, presentate dalla Santa Vergine, hanno tutt'altro merito, perché la Santa Vergine è l'unica creatura che non abbia mai offeso Dio. Soltanto la Madonna ha compiuto il primo comandamento: un solo Dio adorerai e amerai perfettamente. Ella l'ha compiuto nella sua totalità... Tutto quello che il Figlio chiede al Padre gli è concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le è similmente concesso.

Quando le nostre mani hanno toccato degli aromi, profumano tutto ciò che toccano; facciamo passare le nostre preghiere per le mani della Madonna: lei le profumerà. Penso che alla fine del mondo, la Madonna sarà ben tranquilla, ma finché il mondo dura, è tirata da tutte le parti. La Madonna è come una madre che ha molti figli. E' continuamente occupata ad andare dall'uno all'altro.

(Per la festa del Santo Rosario)