PICCOLI GRANDI LIBRI  SILVANO DELL'ATHOS
NON DISPERARE!

Scritti inediti e vita

EDIZIONI QIQAJON 1994
COMUNITÀ DI BOSE

VITA DI SAN SILVANO SCRITTI INEDITI ALTRI SCRITTI BOLLA DI CANONIZZAZIONE
Un semplice contadino russo
Al Monte Athos alla sequela di Cristo
Apparizione del Cristo vivente
"Tieni il tuo spirito agli inferi, e non disperare!"
Pregare per gli uomini significa versare il proprio sangue
I perfetti dicono unicamente ciò che lo Spirito detta loro
Un'umiltà rara
Un uomo dall'amore grande
Nota editoriale
Lettere di san Silvano a Nadežda Soboleva
Note a margine di un catalogo di fiori
Le lacrime di Adamo
Ho visto il Signore vivente
Non disperare!
La pace
Il dono del pentimento
CONVERSAZIONE
CON L'ARCHIMANDRITA SOFRONIO

 

ALTRI SCRITTI DI SAN SILVANO

LE LACRIME DI ADAMO

Adamo, padre dell’umanità, in paradiso conobbe la dolcezza dell’amore di Dio; così, dopo esser stato cacciato dal paradiso a causa del suo peccato e aver perso l’amore di Dio, soffriva amaramente e levava profondi gemiti.
Il deserto intero riecheggiava dei suoi singhiozzi.
La sua anima era tormentata da un unico pensiero: "Ho amareggiato il Dio che amo".
Non l’Eden, non la sua bellezza rimpiangeva, ma la perdita dell’amore di Dio che a ogni istante attrae insaziabilmente l’anima a Dio.
Così ogni anima, che ha conosciuto Dio nello Spirito santo e ha poi smarrito la grazia, prova lo stesso dolore di Adamo.
L’anima soffre e si tormenta per aver amareggiato il Signore che ama.
Adamo gemeva, sperduto su una terra che non gli procurava gioia; aveva nostalgia di Dio e gridava:

"L’anima mia ha sete del Signore, in lacrime lo cerco. Come potrei non cercarlo?
"Quando ero con Dio, l’anima mia si rallegrava nella pace e l’avversario non poteva farmi alcun male. Ora invece lo spirito malvagio si è impadronito di me e tormenta l’anima mia. Ecco perché l’anima mia si strugge per il Signore fino a morire e non accetta conforto alcuno; il mio spirito anela a Dio e nulla di terreno lo consola; ho desiderio ardente di rivedere Dio (cf. Sal 42,2 ss.), di goderlo fino a saziarmene.
"Nemmeno per un attimo posso dimenticarmi di lui, l’anima mia langue per lui, gemo dal grande dolore. Abbi pietà di me, o Dio, pietà della tua creatura caduta".

Così gemeva Adamo, e un fiume di lacrime gli solcava il volto, scorreva sul petto e cadeva a terra. Il deserto intero riecheggiava dei suoi singhiozzi.
Bestie e uccelli erano ammutoliti di dolore.
E Adamo gemeva: per il suo peccato tutti avevano perduto la pace e l’amore.
Grande fu il dolore di Adamo dopo la cacciata dal paradiso, ma più grande ancora quando vide il figlio Abele ucciso da Caino. Per l’immane sofferenza piangeva, pensando: "Allora da me usciranno popoli, si moltiplicheranno sulla terra, ma solo per soffrire tutti, per vivere nell’inimicizia e uccidersi a vicenda".

Come oceano immenso era il suo dolore: solo le anime che hanno conosciuto il Signore e il suo ineffabile amore possono capirlo.
Io pure ho perso la grazia, e con Adamo imploro: "Abbi pietà di me, Signore. Donami lo spirito di umiltà e di amore".
Come è grande l’amore del Signore! Chi ti ha conosciuto non si stanca di cercarti, e giorno e notte grida: "Desidero te, Signore, in lacrime ti cerco. Come potrei non cercarti? Sei tu che mi hai permesso di conoscerti nello Spirito santo e ora questa divina conoscenza attira incessantemente la mia anima a te".

Adamo piangeva:

"Il silenzio del deserto,
non mi rallegra.
La bellezza di boschi e prati,
non mi dà riposo.
Il canto degli uccelli,
non lenisce il mio dolore.
Nulla, più nulla mi dà gioia.
L’anima mia è affranta
da un dolore troppo grande.
Ho offeso Dio, il mio amato.
E se ancora il Signore
mi accogliesse in paradiso,
anche là piangerei e soffrirei.
Perché ho amareggiato il Dio che amo".

Adamo, cacciato dal paradiso, sentiva sgorgare dal cuore trafitto fiumi di lacrime. Così piange ogni anima che ha conosciuto Dio e gli dice:

"Dove sei, Signore?
Dove sei, mia luce?
Dove si è nascosta la bellezza del tuo volto?
Da troppo tempo l’anima mia
non vede la tua luce,
afflitta ti cerca.
Nell’anima mia non lo vedo. Perché?
In me non dimora. Cosa glielo impedisce?
In me non c’è l’umiltà di Cristo
né l’amore per i nemici".

Sconfinato, indescrivibile amore: questo è Dio.

Adamo andava errando sulla terra: nel cuore lacrime amare, la mente continuamente in Dio. E quando il corpo esausto non aveva più lacrime da piangere, era lo spirito ad ardere per Dio, non potendo dimenticare il paradiso e la sua bellezza. Ma l’anima di Adamo amava Dio più di ogni altra cosa e, forte di questo amore, a lui incessantemente anelava.

Adamo, di te io scrivo; ma tu vedi che troppo debole è la mia mente per capire l’ardore del tuo desiderio di Dio e il peso della tua penitenza.
Adamo, tu vedi quanto io, tuo figlio, soffro sulla terra. In me non c’è più fuoco ormai, la fiamma del mio amore si sta spegnendo.
Adamo, canta per noi il cantico del Signore: l’anima mia esulti di gioia nel Signore (cf. Lc 1,47), si levi a cantarlo e glorificarlo, come nei cieli lo lodano i cherubini, i serafini e tutte le potenze celesti.
Adamo, nostro padre, canta per noi il cantico del Signore: tutta la terra lo senta, tutti i tuoi figli levino i loro cuori a Dio, gioiscano al dolce suono dell’inno del cielo, dimentichino le sofferenze della terra.
Adamo, nostro padre, narra il Signore a noi, tuoi figli! L’anima tua conosceva Dio, conosceva la dolcezza e la gioia del paradiso. E ora tu dimori nei cieli e contempli la gloria del Signore.
Narraci come il Signore nostro è glorificato per la sua passione, come vengono cantati i cantici in cielo, come sono dolci gli inni proclamati nello Spirito santo.
Narraci la gloria di Dio, quanto è misericordioso, quanto ama la sua creatura.
Narraci della santa Madre di Dio, quanto è esaltata nei cieli, quali inni la proclamano beata.
Narraci come gioiscono i santi lassù, come risplendono di grazia, come amano il Signore, con quale santa umiltà stanno davanti al suo trono.
Adamo, consola e rallegra le nostre anime affrante.
Narraci: cosa vedi nei cieli?
Non rispondi?
Perché questo silenzio?
Eppure, la terra intera è avvolta di sofferenza.
Tanto ti assorbe l’amore divino da non poterti ricordare di noi?
Oppure vedi la Madre di Dio nella gloria e non puoi distogliere gli occhi da quella celeste visione e per questo lasci i tuoi figli nella desolazione, orfani di una parola di affetto? È per questo che non ci consoli e non ci permetti di scordare le amarezze della nostra vita terrena?
Adamo, nostro padre, non rispondi?
Il dolore dei tuoi figli sulla terra tu lo vedi.
Perché dunque questo silenzio? Perché?

Adamo risponde:
"Figli miei, amati, non turbate la mia pace. Non posso distogliermi dalla visione di Dio. L’anima mia, ferita dall’amore del Signore, si delizia della sua bontà. Chi vive nella luce del volto del Signore non può ricordarsi delle cose terrene".

Adamo, nostro padre, hai forse abbandonato noi, tuoi figli ormai orfani? Ci hai lasciati immersi nell’abisso dei mali della terra?
Narraci: come piacere a Dio?
Ascolta i tuoi figli dispersi sulla terra: il loro spirito si disperde nei pensieri del loro cuore (cf. Lc 1,5 1) e non può accogliere la divinità. Molti si sono allontanati da Dio, vivono nelle tenebre e camminano verso gli abissi dell’inferno.

"Non turbate la mia estasi. Contemplo la Madre di Dio nella gloria e non posso distrarre la mente da questa visione per parlare con voi. Contemplo anche i santi profeti e apostoli e sono pervaso di stupore perché li vedo in tutto simili al Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio.
"Cammino nell’Eden e ovunque contemplo la gloria del Signore: egli vive in me e mi ha reso simile a lui. A tal punto il Signore glorifica l’uomo!".

Adamo, parla con noi! Siamo tuoi figli e qui sulla terra soffriamo.
Narraci come ereditare il paradiso, affinché noi pure, come te, possiamo contemplare la gloria del Signore. Le anime nostre soffrono per la lontananza dal Signore, mentre tu nei cieli ti rallegri ed esulti nella gloria divina.
Ti supplichiamo: consolaci!

"Figli miei, perché gridate a me?
"Il Signore vi ama e vi ha dato i comandamenti della salvezza. Osservateli, soprattutto amatevi gli uni gli altri (cf. Gv 13,34): così troverete riposo in Dio. In ogni istante pentitevi dei vostri peccati: così sarete ritenuti degni di andarvene incontro a Cristo. Il Signore ha detto: ‘Amo quelli che mi amano’ (cf. Gv 14,21) e ‘glorificherò quelli che mi glorificano’ (1Sam 2,30)".

Adamo, prega per noi, tuoi figli!
L’anima nostra è oppressa da molti mali.
Adamo, nostro padre, nei cieli tu contempli il Signore che è seduto nella gloria alla destra del Padre; vedi i cherubini, i serafini e i santi tutti; ascolti canti celesti e l’anima tua è rapita da tanta dolcezza. Ma noi, quaggiù, esclusi dalla grazia, siamo costantemente afflitti e abbiamo sete di Dio.
Si estingue in noi il fuoco dell’amore del Signore, siamo oppressi dal peso delle nostre colpe. Una tua parola ci sia di conforto; canta a noi un canto che ascolti nei cieli: lo senta la terra intera e gli uomini tutti dimentichino le loro miserie.
Adamo, la tristezza ci opprime!

"Figli miei, non turbate la mia pace. Passato è il tempo delle mie sofferenze. Nella dolcezza dello Spirito santo e nelle delizie del paradiso, come ricordarmi della terra?
"Questo solo vi dirò: Il Signore vi ama: vivete nell’amore! ‘Obbedite ai vostri superiori’ (Eb 13,17), umiliate i vostri cuori.
"Lo Spirito di Dio allora porrà la sua tenda in voi (cf . Gv 1,14). Viene nella quiete e all’anima dona pace; muto (cf. Sal 19,4), testimonia la sua salvezza.
"Cantate a Dio con amore e umiltà di spirito: di questo si rallegra il Signore".

Adamo, nostro padre, che fare?
Cantare, cantiamo. Ma in noi né amore né umiltà.

"Pentitevi davanti al Signore, e pregate. Concederà ogni cosa agli uomini che tanto ama (cf. Gv 3,16). Anch’io mi sono pentito e ho sofferto per aver amareggiato il Signore, perché per i miei peccati la pace e la gioia erano state tolte dalla faccia della terra. Un fiume di lacrime solcava il mio volto, mi scorreva sul petto e cadeva a terra; il deserto intero riecheggiava dei miei singhiozzi. Non potete penetrare l’abisso della mia afflizione, né il mio pianto a causa di Dio e del paradiso. In paradiso ero felice: lo Spirito di Dio mi colmava di gioia, mi preservava libero da sofferenze.

"Ma, cacciato dal paradiso,
fiere e uccelli, che prima mi amavano,
presero a temermi e a fuggire lontano;
pensieri malvagi mi laceravano il cuore;
freddo e fame mi tormentavano;
il sole mi bruciava,
il vento mi sferzava,
la pioggia mi inzuppava:
ero sfinito dalle malattie
e da tutte le disgrazie della terra.
Ma tutto sopportavo, sperando in Dio
contro ogni speranza
(cf. Rm 4,18).

"Figli miei, sopportate anche voi le fatiche della penitenza; amate le afflizioni; sottomettete il corpo con l’ascesi e la sobrietà; umiliatevi e amate i nemici (cf. Mt 5,44): lo Spirito santo dimorerà in voi. Allora conoscerete e troverete il regno di Dio.
"Ma non turbate la mia pace. Per l’amore di Dio non posso ricordarmi della terra. Ho dimenticato tutte le cose terrene, persino lo stesso paradiso da me perduto, perché contemplo la gloria eterna del Signore e la gloria dei santi che risplendono della stessa luce del volto di Dio".

Adamo, canta per noi, cantaci il canto celeste: la terra intera lo ascolti e goda della pace di Dio. Sono inni soavi, cantati nello Spirito santo e noi desideriamo ascoltarli.

Adamo aveva perduto il paradiso terrestre. In lacrime lo cercava:
"Paradiso mio, paradiso mio, paradiso meraviglioso!".

Ma il Signore nel suo amore gli fece dono, sulla croce (cf. Lc 23,43), di un paradiso migliore di quello perduto, un paradiso celeste dove rifulge la luce increata della santa Trinità.

Come contraccambiare l’amore del Signore per noi (cf. Sal 116,12)?

 

HO VISTO IL SIGNORE VIVENTE

Durante la mia infanzia mi chiedevo in che modo il Signore fosse asceso al cielo sulle nuvole e come la Madre di Dio e i santi apostoli avessero visto questa ascensione. Quando però nella giovinezza smarrii la grazia di Dio, l’anima mia si indurì lasciandosi incantare dal peccato, e solo raramente pensavo all’ascensione del Signore. In seguito riconobbi il mio peccato e ne fui molto addolorato: avevo offeso il Signore, smarrendo la fiducia in lui e nella Madre di Dio. Provai un profondo disgusto per il mio peccato e decisi di entrare in monastero, per implorare e supplicare da Dio il perdono per i miei molti peccati.

Appena terminato il servizio militare, entrai in monastero, ma poco dopo mi assalirono pensieri carnali che mi spingevano a tornare nel mondo e a sposarmi. Ma io non cessavo di ripetere con risolutezza: "Morirò qui per i miei peccati". Cominciai a pregare intensamente il Signore affinché nella sua misericordia perdonasse i miei molti peccati.

Una volta fui preda dello spirito di disperazione: sembrava che Dio mi avesse rigettato per sempre e che per me non ci fosse più salvezza. Percepivo in me con chiarezza di trovarmi sull’orlo della perdizione eterna e che Dio era inesorabilmente spietato nei miei confronti. Rimasi in preda a questo spirito per più di un’ora. L’angoscia e la tortura provocate da questo spirito sono tali che il semplice ricordo è terribile. L’anima non può sopportarlo a lungo: in momenti simili ci si può perdere per l’eternità. Il Signore misericordioso ha permesso allo spirito della malvagità infernale di muovere guerra all’anima mia.

Dopo un po’ mi recai in chiesa per i vespri e, fissando lo sguardo sull’icona del Salvatore, esclamai: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me peccatore!". A quelle parole vidi, al posto dell’icona, il Signore vivente, e la grazia dello Spirito santo mi riempì totalmente l’anima e il corpo. Così conobbi, nello Spirito santo, che Gesù Cristo è Dio, e questa grazia divina fece sorgere in me il desiderio di soffrire per Cristo.

Da quel preciso istante l’anima mia anela al Signore, e null’altro più mi rallegra sulla terra: la mia unica gioia è Dio. È lui la mia letizia, la mia forza, la mia speranza, il mio bene.

 

NON DISPERARE!

Il Signore chiama al pentimento l’anima che ha peccato: se essa ritorna al Signore, questi nella sua misericordia la accoglie e le si manifesta.

L’anima di un tale uomo ha conosciuto Dio, il Dio buono, pietoso e dolcissimo (cf. Sal 103,8), lo ha amato intensamente e, insaziabile, anela a lui con amore ardente e totale: né giorno né notte, nemmeno per un attimo riesce a separarsi da lui.

Quando invece la grazia viene meno, a cosa paragonerò il dolore dell’anima? Con struggente invocazione si rivolge a Dio perché faccia tornare in lei la grazia di cui già ha potuto gustare tutta la dolcezza.

Straordinario! Il Signore non ha dimenticato me, sua creatura caduta! C’è chi si dispera perché crede che il Signore non perdonerà il suo peccato. Ma pensieri simili vengono dall’avversario. La misericordia del Signore è tale che noi non riusciamo neanche a percepirla in pienezza. L’anima che nello Spirito santo è stata colmata dall’amore di Dio conosce davvero lo smisurato amore del Signore per l’uomo. Ma quando smarrisce questo amore, allora è angosciata, affranta: la mente non pensa ad altro ma cerca Dio solo.

Un diacono un giorno mi raccontava: "Ho visto Satana vestito da angelo di luce e mi ha lusingato dicendomi: ‘Io amo gli ambiziosi: saranno mia proprietà! Tu sei ambizioso e perciò ti prenderò con me!’. Ma io gli risposi: ‘Sono il peggiore di tutti’. Satana, allora, immediatamente sparì".

Anch’io ho vissuto qualcosa di simile quando mi apparvero i demoni. Nella mia paura esclamai: "Signore, vedi che i demoni mi impediscono di pregare. Dimmi tu cosa fare perché fuggano lontano da me". E il Signore mi confidò: "I demoni non cessano di tormentare le anime orgogliose". Replicai: "Signore, illuminami: quali pensieri renderanno umile la mia anima?". Questa la risposta che ricevetti: "Tieni il tuo spirito agli inferi, e non disperare!".

Da allora iniziai a fare così e tutto il mio essere ha trovato pace in Dio.

L’anima mia impara l’umiltà dal Signore. Mistero insondabile: il Signore mi si è manifestato e ha ferito il mio cuore con il suo amore, poi si è nascosto e ora la mia anima anela a Dio giorno e notte (cf. Sal 42,2 ss.). Egli, come pastore buono e misericordioso, è venuto a cercare me, la sua pecora ferita dai lupi, e mi ha curato.

 

LA PACE

Che fare per conoscere la pace nel proprio cuore e nel proprio corpo? Bisogna amare tutti gli uomini come se stessi ed essere pronti a morire in ogni istante. Se pensi alla morte, diventi umile, ti lasci guidare interamente da Dio, desideri essere in pace con tutti e amare tutti. Quando la pace di Cristo entra in te, ti rallegri di essere come Giobbe, seduto sulla spazzatura (cf. Gb 2,8). Gli altri conoscono gli onori, tu invece sei lieto di essere il più maltrattato. L’umiltà di Cristo è una grande cosa, così misteriosa che non si può spiegarla agli altri. Nel tuo amore, ti auguri il bene degli altri più del tuo. Sei felice quando vedi gli altri star meglio di te e sei triste quando vedi gli altri soffrire (cf. Rm 12,15).

Ogni uomo desidera la pace, ma non sa come ottenerla. Un giorno abba Paissios cadde in preda all’ira e invocò il Signore: "Ti prego, liberami dall’ira!". Il Signore gli apparve e gli disse: "Paissios, se non vuoi adirarti, non desiderare nulla, non giudicare il fratello, non detestare nessuno: così non sarai più preda dell’ira". Così è infatti: chi rinuncia alla volontà propria per seguire quella di Dio e degli altri avrà sempre la pace nel cuore. Chi invece obbliga gli altri a fare ciò che vuole, non conoscerà mai la pace.

Se qualcosa ti rattrista, pensa: "Il Signore conosce il mio cuore: se questa è la sua volontà, tutto concorrerà al bene mio e degli altri" (cf. Rm 8,28). Così dimorerai sempre nella pace. Se invece cominci a lamentarti e a dire: "Questo non va, non è cosa buona", allora, per quanto tu digiuni e preghi, il tuo cuore non conoscerà mai la pace.

Vuoi custodire la pace nel cuore? Vigila sul tuo spirito: custodisci i pensieri graditi a Dio e allontana quelli malvagi. Presta attenzione a quanto avviene nel tuo cuore. Chiediti sempre se il tuo cuore è in pace. Se non lo è, chiediti cosa hai fatto di male. Sii sobrio perché il tuo cuore dimori in pace: infatti la pace si perde anche per colpa del corpo.

A volte succede di parlare male di qualcuno che non si conosce e che è un amico di Dio. Preòccupati solo di ciò che riguarda te, di quanto ti viene ordinato dall’igumeno o dal padre spirituale. Allora il Signore ti darà la sua forza perché tu possa obbedire, e sentirai in te i frutti dell’obbedienza: la pace e la preghiera continua. Vivendo in comunità perdiamo la pace di Dio perché non abbiamo imparato ad amare il fratello come ci chiede il Signore. Per esempio: tuo fratello ti insulta e tu lasci che l’ira s’impadronisca del tuo cuore. Lo giudichi e arrivi a detestarlo: allora senti che l’amore ti abbandona e non hai più la pace. Se vuoi avere la pace del cuore, prendi l’abitudine di amare chi ti fa del male e di pregare subito per lui (cf. Mt 5,44). Vuoi la pace del cuore? Chiedi con tutte le forze al Signore: "Concedimi di amare tutti gli uomini".

Il Signore sa che se non amiamo i nostri nemici non avremo mai la pace del cuore. Per questo ci ha lasciato il comandamento di amare i nemici (cf. Mt 5,44). Se non amiamo i nemici, avremo magari dei momenti di calma, ma non potrà durare. Se invece li amiamo, la pace resterà nel nostro cuore, giorno e notte. Quando lo Spirito ti concede la pace, guarda di non perderla occupandoti di cose senza importanza. Se dai la pace al fratello, il Signore te ne darà ancora di più. Ma se fai soffrire tuo fratello, la tristezza si impadronirà anche di te.

Per conoscere la pace, medita la legge del Signore, giorno e notte (cf. Sal 1,2). È lo Spirito che ha scritto questa legge, e lo Spirito passerà dalla sacra Scrittura al tuo cuore. Proverai allora una dolcezza così grande che non sentirai più alcun gusto per le cose materiali. Se ami i beni terreni, il tuo cuore si svuota, tu diventi triste, indurito e non hai più voglia di pregare. L’avversario vede che non dimori più in Dio, ti attacca e semina liberamente nel tuo spirito ciò che vuole (cf. Lc 11,24-25). Ti suggerisce un pensiero dopo l’altro e così tu passi tutta la giornata senza quiete e non riesci a contemplare Dio con cuore puro. Se un pensiero impuro ti si affaccia alla mente, caccialo immediatamente: così conserverai la pace del cuore. Se invece lo accogli, perderai l’amore di Dio e non potrai più pregare con fiducia.

Quando perdi la pace?

Quando pensi, anche per un attimo,
di aver fatto qualcosa di buono;
quando ti credi migliore del fratello;
quando giudichi qualcuno
(cf. Mt 7,1-5);
quando rimproveri senza dolcezza
e senza amore;
quando mangi molto;
quando preghi senza zelo.

Se perdi la pace, piangi i tuoi peccati e il Signore te li perdonerà. La gioia e la pace prenderanno nuovamente dimora nel tuo cuore e sentirai lo Spirito stesso dirti: "Ti sono perdonati i tuoi peccati!" (Lc 7,48). Non hai bisogno di altri testimoni: l’odio per il tuo peccato è la prova che il Signore l’ha perdonato.

Come può conservare la pace un igumeno se i fratelli non gli obbediscono? È faticoso per lui, ed è motivo di sofferenza (cf. Eb 13,17). Per conservare la pace deve pensare: "Questi fratelli non mi obbediscono, ma il Signore li ama ugualmente: ha sofferto fino alla morte per la loro salvezza. Allora io devo pregare per loro con tutte le mie forze". Il Signore concederà poi la pace a colui che prega. Tu sai per esperienza che chi prega si accosta a Dio con fiducia e amore, eppure anche tu sei un uomo peccatore. Ma il Signore ti farà gustare i frutti della preghiera. Prendi l’abitudine di pregare così per coloro che ti sono affidati da Dio: la tua anima conoscerà una pace profonda e un grande amore.

Se sei responsabile degli altri e devi giudicare qualcuno per le sue cattive azioni, prega prima il Signore: "Donami un cuore pieno di bontà" (cf. 1Re 3,9-12). Il Signore ama un cuore così. Allora potrai giudicare con giustizia. Se invece giudichi considerando solo le azioni, sicuramente ti sbaglierai e non sarai gradito al Signore.

Un fratello può conservare la pace quando ha un igumeno violento e malvagio? Chi si adira con frequenza soffre molto anche lui: è abitato da uno spirito malvagio e soffre a motivo del proprio orgoglio. Devi essere cosciente di questo e pregare molto per il tuo igumeno che soffre di questo male. Il Signore vede la tua pazienza: perdonerà i tuoi peccati e ti concederà la preghiera ininterrotta.

Pregare per quanti ci odiano e ci fanno soffrire è un’azione molto bella agli occhi di Dio. Il Signore allora ti darà la sua forza, giungerai alla sua conoscenza nello Spirito santo e, nel suo nome, sopporterai ogni dolore con gioia.

Su questa terra siamo tutti inquieti e cerchiamo di essere liberi. Ma che cos’è la libertà? E come diventare liberi? Pochi lo sanno. Anch’io anelo alla libertà e la cerco giorno e notte. Io so che è presso Dio. Dio fa dono della libertà a chi ha il cuore umile e piange i propri peccati. Costui non desidera più fare ciò che gli piace, ma ciò che piace a Dio. Quando uno piange i propri peccati, il Signore gli concede la sua pace e lo rende libero di amare. Non c’è nulla di meglio al mondo che amare Dio e gli altri.

Il Signore non vuole la morte del peccatore (cf. Ez 33,11). Quando questi piange le proprie colpe, il Signore gli dà la forza dello Spirito santo. Questa forza produce la pace e l’uomo è libero di essere in Dio con lo spirito e con il cuore. Quando lo Spirito santo perdona i nostri peccati, ci dà la libertà di pregare Dio con uno spirito puro. Allora contempliamo Dio liberamente e in lui troviamo la pace e la gioia. Questo significa essere veramente liberi. Ma senza Dio non si può essere liberi.

 

IL DONO DEL PENTIMENTO
Questo scritto è dunque databile al 1938, l'anno della morte di Silvano.
Può essere considerato il suo testamento spirituale.

Signore, l’anima mia ti ha conosciuto e ora scrivo della tua misericordia per il tuo popolo.

Popoli tutti, non affliggetevi per la difficoltà della vita. Solamente, lottate contro il peccato e invocate l’aiuto di Dio: vi darà il necessario, perché è misericordioso e ci ama.

Popoli tutti, l’anima mia desidera che conosciate il Signore e contempliate la sua misericordia e la sua gloria. Ho settantadue anni e la mia morte è vicina: scrivo sulla misericordia del Signore che mi è stata rivelata per mezzo dello Spirito santo.

Se solo potessi farvi salire su un alto monte! Dall’alta vetta vedreste il volto mite e misericordioso del Signore e i vostri cuori esulterebbero.

In verità vi dico: nulla di buono conosco in me, e i miei peccati sono numerosi, ma la grazia dello Spirito santo ha cancellato i miei peccati.

Così so che a tutti coloro che lottano contro il peccato il Signore dona non solo il perdono, ma anche la grazia dello Spirito santo, grazia che rallegra l’anima colmandola di pace, soave e profonda.

O Signore, tu ami le tue creature. Ma chi potrebbe conoscere il tuo amore, chi ne gusterebbe la dolcezza, se non lo istruissi tu stesso nello Spirito santo?

Allora ti prego, Signore, manda sul mondo - questo mondo che è tuo - la grazia dello Spirito santo, affinché tutti conoscano il tuo amore. Consola gli uomini dal cuore oppresso: nella gioia glorificheranno la tua misericordia.

Consolatore buono, con le lacrime agli occhi ti supplico: conforta le anime angosciate degli uomini; fa’ conoscere a tutti i popoli la tua voce soave che annuncia: "Vi sono rimessi i peccati" (cf. Mc 2,5). Sì, o misericordioso, tu solo puoi compiere meraviglie e non vi è meraviglia più grande di questa: amare un peccatore nella sua miseria (cf. Rm 5,6-8). Amare un santo è facile: ne è degno. O Signore, ascolta la preghiera della terra! Tutti i popoli sono angosciati, tutti intristiti nei peccati, tutti privati della tua grazia: vivono tutti nelle tenebre.

 

Popoli tutti, terra tutta, gridiamo al Signore! La nostra preghiera troverà ascolto: il Signore si rallegra del pentimento e della conversione degli uomini (cf. Lc 15,7.10). Tutte le potenze celesti attendono che anche noi gustiamo la dolcezza dell’amore di Dio e contempliamo la bellezza del suo volto.

Serena e dolce è la vita degli uomini sulla terra se trascorre nel santo timore di Dio. Oggi invece gli uomini vivono secondo volontà e ragione umane, hanno abbandonato i santi comandamenti e confidano di trovare la felicità altrove che nel Signore. Non sanno che solo il Signore è la nostra vera gioia e che solo nel Signore l’uomo trova la felicità.

Come il sole ravviva i fiori del campo,
come il vento li culla,
così il Signore riscalda l’anima,
così le infonde vita.

Il Signore ci ha fatto dono di ogni cosa perché potessimo glorificarlo. Ma il mondo questo non lo capisce. E come potrebbe capire ciò che non ha veduto né provato? Io stesso, quando ero nel mondo, pensavo così: "Essere sano, attraente, ricco e stimato dagli uomini: ecco la felicità!" e avevo motivo di orgoglio. Ma quando ho conosciuto il Signore per mezzo dello Spirito santo, allora ho cominciato a capire che tutta la gloria del mondo è come fumo che il vento disperde.

Ora la grazia dello Spirito santo infonde gioia e letizia nell’anima mia: in questa profonda pace contemplo il Signore e dimentico la terra.

Signore, riconduci a te il tuo popolo (cf. Lc 1,16): conoscerà il tuo amore e tutti vedranno nello Spirito santo la mitezza del tuo volto. Tutti possano godere già qui sulla terra della visione del tuo volto: contemplandoti come sei, diventeranno simili a te (cf. 1Gv 3,2).

Gloria al Signore che ci ha donato il pentimento: nel pentimento tutti saremo salvati, tutti, senza eccezioni. Solo chi non si pente non sarà salvato: io vedo la sua disperazione e perciò piango di compassione per lui. Se ogni anima conoscesse il Signore, se comprendesse quanto ci ama, nessuno dispererebbe della propria salvezza, nessuno alzerebbe lamenti.

Cos’altro dobbiamo aspettare? Che qualcuno intoni per noi una melodia celeste? Ma lo Spirito che opera è l’unico e il medesimo (cf. 1Cor 12,11):

nel cielo,
tutto vive per opera dello Spirito santo;
sulla terra,
a noi è dato il medesimo Spirito santo;
nelle chiese di Dio,
le divine liturgie
si compiono nello Spirito santo;
"nei deserti, sui monti,
nelle caverne"
(Eb 11,38),
ovunque gli asceti di Cristo
vivono nello Spirito santo.

Se lo custodiamo, ci renderà liberi (cf. Gv 8,31-36) da ogni tenebra, e la vita eterna dimorerà in noi. Se tutti gli uomini si pentissero e osservassero i comandamenti di Dio, avremmo il paradiso sulla terra, perché il regno di Dio è dentro di noi (cf. Lc 17,21). Il regno di Dio è lo Spirito santo, e lo Spirito santo è il medesimo in cielo come in terra.

Il Signore dona il paradiso e il regno eterno al peccatore che si pente. Nella sua infinita misericordia fa dono di se stesso, non ricorda i nostri peccati, come non ha ricordato quelli del ladrone sulla croce (cf. Lc 23,39-43).

Grande è la tua misericordia, Signore.

Chi potrà renderti grazie in modo adeguato per aver effuso sulla terra il tuo Spirito santo (cf. Gv 19,30)?

Grande è la tua giustizia, Signore.

Agli apostoli hai promesso: "Non vi lascerò orfani" (Gv 14,18). Noi ora viviamo di questa misericordia e la nostra anima avverte che il Signore ci ama. Chi non lo avverte, si penta: il Signore gli concederà la grazia a guida della sua anima. Se però vedi un peccatore e non ne provi compassione, allora la grazia ti abbandonerà. Abbiamo ricevuto il comandamento dell’amore (cf. Gv 13,34) e l’amore di Cristo ha compassione di tutti, e lo Spirito santo ci infonde la forza di compiere il bene.

Spirito santo, non abbandonarci!
Quando tu sei in noi,
l’anima avverte la tua presenza,
trova in Dio la sua beatitudine:
tu ci doni l’amore ardente per Dio.

Il Signore ha tanto amato gli uomini, sue creature (cf. Gv 3,16), che li ha santificati nello Spirito santo e li ha resi suoi simili. Misericordioso è il Signore (cf. Sal 103,8), e lo Spirito santo infonde in noi la forza di essere misericordiosi. Umiliamoci, fratelli. Con il pentimento riceveremo in dono un cuore compassionevole: allora vedremo la gloria del Signore, conosciuta dall’anima e dalla mente per grazia dello Spirito santo.

Chi si pente in verità è pronto a sopportare qualsiasi tribolazione: "fatica e travaglio, fame e sete, freddo e nudità" (2Cor 11,27), disprezzo ed esilio, ingiustizia e calunnia; la sua anima infatti è tesa verso Dio e non si preoccupa delle cose del mondo (cf. 1Cor 7,32-34), ma si rivolge a Dio con preghiera pura.

Chi è attaccato alle ricchezze e al denaro non può mai dimorare in Dio con spirito puro (cf. Lc 16,13): la sua anima è costantemente preda della preoccupazione di cosa fare di questi beni terreni. Se non si pente sinceramente e non si rattrista per aver peccato davanti a Dio, morirà prigioniero di quella passione, senza conoscere il Signore.

Quando ti prendono ciò che possiedi, tu dallo (cf. Mt 5,40-42): l’amore di Dio non oppone rifiuto.

Ma chi non ha conosciuto l’amore di Dio non può essere misericordioso: la gioia dello Spirito santo non dimora nella sua anima.

Se il Signore misericordioso
ha sofferto per donarci lo Spirito santo
che procede dal Padre,
se ci ha dato il suo corpo e il suo sangue,
allora è evidente
che ci darà anche tutto il resto
di cui abbiamo bisogno

(cf. Lc 11,9-13; Mt 6,33).

Abbandoniamoci alla volontà di Dio: vedremo la sua provvidenza e il Signore ci colmerà al di là di ogni nostra attesa.

Il Signore perdona i peccati di chi ha compassione del fratello. L’uomo misericordioso non ricorda il male ricevuto: anche se lo hanno maltrattato e offeso, anche se gli hanno tolto ciò che possedeva, il suo cuore non si turba perché conosce la misericordia di Dio. Nessun uomo può rapire la misericordia del Signore: è inviolabile perché abita nell’alto dei cieli, presso Dio (cf. Mt 6,20).

Il mio spirito è debole: come candela si spegne al minimo soffio di vento; lo spirito dei santi invece è ardente: come roveto che non si consuma (cf. Es 3,2) non teme alcun vento. Chi mi darà un ardore tale che il mio amore per Dio non conosca riposo, né di giorno né di notte (cf. Sal 132,3-4)? L’amore di Dio è fuoco divorante: per esso i santi sopportarono ogni tribolazione e ricevettero il dono dei miracoli. Guarivano i malati, risuscitavano i morti, camminavano sull’acqua, si sollevavano da terra durante la preghiera, facevano scendere la pioggia dal cielo. Io vorrei imparare solo l’umiltà e la mitezza di Cristo (cf. Mt 11,29): nel suo amore possa io non offendere mai nessuno e giungere a pregare per tutti come per me stesso.

Povero me! Scrivo sull’amore di Dio. Ma Dio non lo amo come dovrei. Per questo, triste e afflitto, come Adamo cacciato dal paradiso, gemo a gran voce: "Signore, abbi pietà di me, tua creatura caduta". Quante volte mi hai fatto dono della tua grazia! E io nella mia vanagloria non l’ho custodita! Eppure l’anima mia ti conosce, mio Creatore e mio Dio, perciò ti cerco gemendo, come Giuseppe trascinato schiavo in Egitto (cf. Gen 37,28).

Ti ho amareggiato con i miei peccati e tu hai distolto da me il tuo volto. L’anima mia desidera te e soffre per la tua lontananza.

Spirito santo, non mi abbandonare! Quando ti allontani da me, i pensieri malvagi assalgono il mio cuore: l’anima mia piange lacrime amare.

Signora tutta santa, Madre di Dio, tu conosci il mio dolore; vedi che ho amareggiato il Signore e lui mi ha abbandonato. Ti supplico: salva me, creatura di Dio; salva me, servo tuo.

Se pensi male degli uomini, uno spirito malvagio vive in te e ti ispira pensieri malvagi contro i fratelli. Se uno muore senza pentirsi, senza perdonare al fratello, l’anima sua sarà là dov’è lo spirito malvagio che l’ha resa schiava.

Questa è la verità: se perdoni, il Signore ti ha perdonato; se non perdoni, il peccato dimora in te (cf. Mt 6,14-15). Il Signore vuole che amiamo il prossimo.

Se sei consapevole
che il Signore ama il prossimo,
significa che l’amore di Dio è in te;
se sei consapevole
che il Signore ama molto le sue creature,
se tu stesso hai misericordia
per ogni creatura,
se ami i nemici,
se ti consideri inferiore a tutti,
allora
la potente grazia dello Spirito santo è in te.

Chi ha in sé lo Spirito santo – anche se non ne possiede la pienezza – si preoccupa per tutti gli uomini, notte e giorno; il suo cuore soffre per ogni creatura di Dio e in modo particolare per quelli che non conoscono Dio, che si oppongono a lui e che vanno incontro al fuoco dei tormenti. Per costoro, ancor più che per se stesso, egli prega notte e giorno, affinché tutti si pentano e giungano a conoscere il Signore.

Il Signore pregava per coloro che lo crocifiggevano: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34).

Stefano, primo diacono, pregava per quelli che lo lapidavano: "Signore, non imputar loro questo peccato" (At 7,60).

Anche noi, se vogliamo che la grazia di Dio dimori in noi, dobbiamo pregare per i nemici.

Se non hai compassione del peccatore che proverà i tormenti del fuoco, allora in te non dImora la grazia dello Spirito santo ma uno spirito malvagio:

finché hai vita
lotta per liberartene
con il pentimento.