ANEDDOTI 
DI NASREDDIN EFENDI

IL NOSTRO PROGETTO DI VITA   A cura di P. Sergio Ticozzi   SEGUENTE

Nasreddin (o Nasr-ed-Din, o Nasrudin, Mulla Nasruddin Hodjia) è un personaggio storico vissuto in Turchia verso il XIII secolo, ma l'immaginazione popolare lo ha trasformato in "Maestro" per antonomasia (Khogia/Hocha in turco, Efendi in uighur, Afanti in cinese). Il Dizionario enciclopedico italiano lo descrive come "protagonista di un ciclo di facezie e buffonate in turco, rappresentante il tipo dell'ingenuo e del finto furbo, come l'arabo Giuha (con cui è talora confuso o identificato, e analoghi tipi di altre letterature popolari, come Till Eulenspiegel, Bertoldo, ecc.). Le tradizioni turche fan risalire la semi-leggendaria figura inspiratrice del ciclo al XIII o XIV secolo d.C."
L'Enciclopedia Britannica lo cita in questi termini: "Oltre a figure eroiche, i popoli mussulmani condividono come eredità comune anche un personaggio comico - fondamentalmente un tipo di teologo e responsabile religioso di basso rango, Nasreddin Hocha... Aneddoti relativi al suo carattere, che incarna un misto di ingenuità e di astuta furbizia, espresse nel comportamento e nelle azioni di questo 'tipo', hanno divertito generazioni e generazioni di mussulmani".
In Cina, Nasreddin rimane ancora una figura molto noto, specialmente nel mondo della letteratura popolare e infantile. Frequentemente è conosciuto semplicemente come Efendi tra gli Uighur o come Afanti tra i Cinesi, dato che questo titolo di Maestro o Signore è finito spesso a sostituire il nome proprio di Nasreddin. La raccolta delle storie a suo riguardo è intitolata Aneddoti di Nasreddin Efendi, o del Maestro Nasreddin.
Fonti cinesi fanno nascere Nasreddin nel sud-ovest della Turchia; main seguito si è stabilito Eskisehir, dove ha esercitato la sua professione di imam, dotto e guida religiosa dei mssulmani.
Le sue storie ricche di brio e di umorismo anche satirico si sono diffuse presto nell'Asia minore, nel bacino del Mediterraneo e, attraverso l'Asia centrale, anche nel Turkestan e nel Xinjiang (Cina), specialmente presso i popoli Uighur e Uzbechi. Si sono divulgate dapprima in forma orale e poi, a partire dal secolo XVIII in raccolte scritte, adattandosi facilmente alle nuove condizioni e circostanze di vita della gente a cui erano rivolte. Le prime raccolte scritte sono apparse in Turchia e in Egitto, ed erano composte da più di 400 aneddoti. In Cina sono aumentati a circa 800.

[Bibl.: Idies Shah, The Subtilities of the Inimitable Nasrudin, Octagon Press Ltd., London; Idries Shah, The Exploits of the Incomparable Nasrudin, Octagon Press Ltd. London].

1. ORO O GIUSTIZIA?

25. IL PREZZO DI UN POLLO

49. DOMANDE DIFFICILI

2. LA COLTURA DELL'ORO

26. IL TEGAME MAGICO

50. LA COMPERA DELL'OLIO

3. IL PREZZO DEL PROFUMO DELL'ARROSTO

27. LA VENDITA DI UNA MUCCA

51. L'AMICO DEL FUNZIONARIO

4. LA PREDICA DEL VENERDI'

28. LA LUNA

52. UNA SCODELLA DI MEDICINA LETALE

5. IL TRASLOCO

29. IL SOPRABITO DEL GIUDICE UBRIACO

53. LASCIARE IL NOME

6. NASCONDIGLIO

30. BUONO O CATTIVO AUSPICIO

54. L'AVARACCIO

7.IL VALORE DEL SIGNOROTTO

31. IL TURBANTE

55. IL PESCE YIN-YANG

8. UN BARATTO EQUO

32. LA RICETTA MIRACOLOSA

56. LA FINE DEL MONDO

9. PESCI NEL FUOCO

33. IL SERVITORE OSSEQUIOSO

57. DOVE VAI?

10. IL SOLE E LA LUNA

34. LE GALLINE E L'UOVO

58. NON DIMENTICARE LA TESTA ALLA FINESTRA

11. IN TUTTE LE DIREZIONI

35. IL GRADASSO

59. L'ASINO CHE SA LEGGERE

12. IL POSTO PEGGIORE

36. MERITO DEL VESTITO

60. NE' PIANTI NE' LAMENTI?

13. L'UNICO RIMEDIO

37. L'ANTIQUARIO E LA CIOTOLA

61. LE QUAGLIE VIVE

14. SCRIVERE UNA LETTERA

38. UNA PERSONA VERAMENTE CAPACE

62. L'ARTE DEL TIRO ALL'ARCO

15. ESPIAZIONE

39. NON PUO' NON PIANGERE

63. LA LEZIONE AL PADRONE ESIGENTE

16. UN PENSIERO STRAORDINARIO

40. PAURA SENZA RISCHIO

64. IL CHILO DI CARNE

17. UN INCONTRO INASPETTATO

41. LA RICETTA PER IL FEGATO

65. IL CORVO E IL SAPONE

18. DAL BARBIERE

42. LA TARIFFA PER IL BAGNO

66. IL COTONE NON E' IL SALE

19. UN SENTIERO VELOCE

43. LO SCHERZO

67. CONDIVIDERE UN BICCHIERE DI LATTE

20. IL BAGAGLIO DI DUE SOMARI

44. SCAMBIO DI REGALI

68. HAI ANCORA PAURA?

21. DEVE ESSERE ASSETATA!

45. LE MELE DOLCI E LA FRUSTA

69. LA BENEDIZIONE DEL CIELO

22. IL MESSAGGIO DEL GUFO

46. LA PIANTA DI NOCI

70. IL CAVALLO CHE SA VOLARE

23. L'ANELLO

47. IL LADRO DELL'OCA

71. NON TI VOGLIO PIU' VEDERE IN FACCIA

24. BUONI CONSIGLI

48. L'OSPITE E IL MIELE

72. RESPONSABILE DI TUTTI I DETTAGLI
  73. DOV'E' LA SAPIENZA?

 

1. ORO O GIUSTIZIA?

Un giorno, il re locale sfida Nasreddin Efendi con la seguente domanda sibillina: "Tra oro e giustizia, che cosa tu sceglieresti?"
Senza nessuna esitazione, Efendi risponde: "Io scelgo l'oro".
Il re lo contraddice con un certo senso di superiorità: "Io invece scelgo la giustizia".
Efendi osserva pronto: "Ciascuno sceglie ciò di cui maggiormente manca!".

 

2. LA COLTURA DELL'ORO

Un giorno Nasreddin Efendi si fa imprestare dei frammenti di oro e, con un setaccio sotto il braccio, si reca a cavallo del suo asino sulla riva sabbiosa di un fiume. Quando vede avvicinarsi il re con il suo seguito di ritorno dalla caccia, mette nel setaccio i frammenti d'oro.
Incuriosito il re gli chiede: "Salute, Efendi! Cosa stai facendo?"
"Sua Maestà! Sto piantando dell'oro".
Tutto interessato, il re moltiplica le domande, a cui Efendi risponde come, piantando dei frammenti d'oro nella sabbia, nel corso di una settimana, nasce un arbusto che ne produce tre volte tanto. E concluse:
"Peccato che io di oro ne ho ben poco, dispongo solo di qualche frammento!"
"Oh! Se è così", risponde il re, "vieni al palazzo ed io te ne darò io un po': poi ci divideremo il raccolto in modo proporzionato".
Efendi acconsente subito e segue il re alla corte dove riceve due lingotti di oro.
Trascorsa una settimana, Efendi ritorna dal re e gli consegna ben sei lingotti di oro. Questi, fuori di sé dalla gioia, ordina di consegnare a Efendi tutto l'oro che conserva in cassa.
Efendi, ritornato a casa con l'oro, si mette a distribuirlo alla gente, cominciando dai poveri.
Alla fine della settimana, ritorna al palazzo del re a mani vuote. Non appena giunto alla presenza del re, esclama tutto triste in volto:
"Oh! Che sfortuna! Le piante dell'oro si sono seccate, facendo morire anche i semi. E' veramente un peccato!"
Il re va su tutte le furie e si mette a urlare: "Non dire sciocchezze, Efendi. Tu mi vuoi imbrogliare. Presto, tira fuori il mio oro. Come può l'oro morire?"
"Strano!", gli osserva Efendi. "Ora pretendi di non credere che l'oro possa morire; ma come mai, la settima scorsa, hai creduto che poteva crescere e fruttificare?"
Il re resta ammutolito a questa osservazione, ed trovandosi alla presenza anche di altri ministri pienamente al corrente di tutta la faccenda, non può far nulla contro Efendi.

 

3. IL PREZZO DEL PROFUMO DELL'ARROSTO

Un giorno un poveraccio entrò in una taverna e, con tutti i soldi che aveva, comperò una pagnotta. Vedendo poi il padrone che stava arrostendo un pollo, si avvicinò alla finestra da dove usciva uno squisito profumo, con l'intento di accompagnare ai bocconi di pane anche qualche boccata di quel profumo allettante.
Il padrone lo lasciò fare, ma alla fine del lavoro, avaro com'era, portò il poveraccio dal giudice locale con l'intenzione di scroccargli un po' di soldi.
"Mi deve pagare di più, perché ha mangiato il profumo del mio arrosto!", insisteva questi presso il giudice con una certa truculenza da metterlo in imbarazzo.
Capitò per caso che in quel frangente passasse di lì proprio Nasreddin Efendi; vedendo il giudice imbarazzato, gli chiese il motivo.
"Lascia fare a me: trovo io la soluzione al caso!", gli assicurò.
Poi rivolgendosi all'oste, gli disse:
"Hai pienamente ragione di voler essere pagato dell'uso di quanto ti appartiene. Ora, dimmi, quando vuoi in compenso?"
"Cinque monete", rispose pronto l'oste, tutto contento di questa inaspettata prospettiva.
"Ecco le cinque monete", fece Efendi tirandole fuori dalla sua tasca.
L'oste si precipitò a prenderle, ma Efendi lo fermò:
"Aspetta un attimo! Senti che bel tintinnio fanno", e così dicendo, Efendi fece cadere le cinque monete sul tavolo del giudice.
"Bello, no! Ed ora tornatene a casa: questi ha mangiato solo il profumo del tuo arrosto e tu sei stato pienamente ricompensato con il suono delle monete!"

 

4. LA PREDICA DEL VENERDI'

Un giorno, come suo dovere di imam, Nasreddin Efendi doveva presiedere la preghiera comunitaria e fare la predica all'assemblea del venerdì. Non ne aveva però tanta voglia. Allora, prima di iniziare a parlare, fece agli astanti questa osservazione:
"Che ne pensate della predica? L'argomento e' noto a tutti: credete forse di sapere già il contenuto della mia predica? Se la risposta è no, aspettandovi qualcosa di diverso e profondo, allora è inutile che ve la faccia perché non la capirete.
Se la risposta è sì, diventa pure ugualmente inutile perché l'avete già sentita.
Se metà dicono di esserne già a conoscenza e metà no, allora quelli che la sanno già, la spieghino agli altri!"

 

5. IL TRASLOCO

Una notte una squadra di ladri irruppe nella residenza di Efendi. In fretta e furia affagottarono tutti i suoi beni, compreso il poco mobilio e se la diedero a gambe levate.
Non erano che a qualche centinaia di metri dalla casa, che si videro alle calcagna Efendi con qualche piccolo oggetto in mano.
"Buona notte, Efendi!" - lo salutò uno dei ladri facendo finta di nulla. "Dove stai andando a quest'ora della notte!".
"Oh!" - rispose Efendi. "Era da tanto tempo che aspettavo l'opportunità di fare il trasloco ma non avevo i soldi sufficienti per affittare un carretto e un asino. Stanotte, siete stati veramente molto gentili a venirmi ad aiutare a farlo!".

 

6. NASCONDIGLIO

Una sera un ladruncolo entra furtivamente nella residenza di Efendi in cerca di qualcosa da rubare. Costui se ne accorge ma, sopraffatto dalla paura, si nasconde ben bene in una grossa cesta.
Il ladro perlustra ogni angolo senza trovarvi nulla di prezioso. Accortosi della cesta, la scoperchia nella speranza di mettere le mani su un bel bottino. Alla vista di Efendi, tutto rannicchiato, non riesce a non esclamare: "Ma che cosa stai facendo dentro lì?".
Tutto confuso, Efendi spiega: "Avevo vergogna che in casa mia non c'era nulla che appagasse i tuoi gusti e per questo mi sono nascosto qui!".

 

 

7. IL VALORE DEL SIGNOROTTO

Un signorotto si reca un giorno con Efendi ai bagni pubblici.
Ad un certo punto chiede ad Efendi: "Se mi vendessi sul mercato come schiavo, quanto sarei valutato?"
Efendi risponde senza esitazione: "Dieci monete d'oro!"
Il signorotto, quasi adirato, gli fa osservare: "Ma... questo è quanto vale solo la mia tunica di broccato!".
Efendi osserva calmo: "Giusto! Volevo appunto indicare il valore della tua tunica!"

 

 

8. UN BARATTO EQUO

Un giorno Nasreddin Efendi si reca al mercato per comperare un paio di calzoni. Accordatosi sul prezzo e già con i pantaloni tra le mani, sta per tirar fuori i soldi per pagare quando cambia parere.
"I calzoni che sto indossando non sono ancora del tutto da buttare" - mormora quasi in soliloquio. Poi, rivolgendosi al bottegaio gli dice: "Penso che mi conviene cambiare i pantaloni con una camicia, ne ho più bisogno. Me li cambia per favore?"
Il padrone acconsente senza esitazione alla richiesta. Efendi gli consegna i pantaloni, prende la camicia ed esce dalla bottega.
Il bottegaio salta in piedi e lo insegue urlando: "Dove te ne stai andando, senza pagare la merce che hai comprato?"
"Ma!", osserva Efendi come cascando dalle nuvole, "non ti ho dato i pantaloni in cambio?"

 

9. PESCI NEL FUOCO

Un giorno qualcuno si rivolge a Nasreddin Efendi e gli fa questa domanda: "Se uno stagno d'acqua prende fuoco, cosa succederà a tutti i pesci che vi vivono?"
Efendi risponde senza esitazione: "Senza dubbio, si arrampicheranno tutti sugli alberi che si innalzano sulla sponda dello stagno!"

 

10. IL SOLE E LA LUNA

Un amico fa a Nasreddin Efendi la seguente domanda: "Secondo te è meglio il sole o la luna?"
"La luna, senza nessun dubbio" - risponde prontamente Nasreddin.
"Perché la pensi così?" - insiste l'amico.
"Guarda" - spiega Efendi, "il sole si alza e sta nel cielo durante il giorno, ma dal momento che è già chiaro serve di fatto a ben poco. La luna invece si alza di notte, e senza di essa, rimarremmo tutti nel buio pesto!"

 

11. IN TUTTE LE DIREZIONI

Un giorno un amico chiede a Nasreddin Efendi: "Perché la gente, non appena spunta l'alba e si fa chiaro esce di casa e si dirige in tutte le direzioni?"
"Oh, poveretto! Si vede proprio che sei un po' indietro di cottura!" - lo rimprovera Efendi. "E' così chiaro il motivo: se tutti andassero nella stessa direzione, la terra si piegherebbe tutta da una parte e si rovescerebbe!"

 

12. IL POSTO PEGGIORE

In attesa dell'inizio di un corteo funebre, Nasreddin Efendi si sente rivolgere la seguente domanda: "Quando partecipi a un funerale, pensi che sia meglio camminare davanti o dietro la bara?"
Efendi dà uno sguardo un po' severo all'interlocutore e risponde secco: "Davanti o dietro non fa differenza, l'importante è di non trovarsi dentro la bara!"

 

13. L'UNICO RIMEDIO

Un vicino di casa vuole prendersi gioco di Nasreddin e gli racconta: "Stanotte, un topolino è entrato nella mia bocca mentre dormivo e si è infiltrato nello stomaco. Che cosa dovrei fare ora?"
Nasreddin Efendi risponde pronto: "L'unico rimedio che devi prendere è di accalappiare un gatto e ingoiartelo vivo!"

 

14. SCRIVERE UNA LETTERA

Uno dei conoscenti analfabeti di Efendi va un giorno a trovarlo e gli chiede: "Mio fratello vive nella capitale. Potresti per favore scrivergli una lettera per me?"
"Ho paura di non aver tempo per recarmi alla capitale!", osserva Efendi.
"Ma non ti sto chiedendo di andare in città", spiega l'altro. "Ti chiedo solo di scrivere una lettera".
"Ho capito bene, ho capito bene", osserva Efendi. "Ma la mia scrittura è così indecifrabile che nessuno la può leggere. Quindi anche se scrivessi la lettera, dovrei andare io da tuo fratello a leggergliela!"

 

15. ESPIAZIONE

Una volta Nasreddin Efendi s'imbatte in una pecora sperduta. La conduce a casa, l'uccide, la mette in pentola e si gode un pranzo prelibato. Un amico lo viene a sapere e lo rimprovera:
"Come ti discolperai di questo peccato davanti ad Allah nel giorno del giudizio?"
"Dirò semplicemente che non ho mangiato la pecora!", risponde Efendi.
"Ma questo sarà del tutto inutile!", ribatte l'altro. "E se la stessa pecora apparisse a dare testimonianza del tuo malfatto?"
"Se la pecora apparisse? Oh, allora tutto sarà a posto: la restituirò al suo padrone e l'affare sarà sistemato!"

 

16. UN PENSIERO STRAORDINARIO

Una sera Nasreddin Efendi è a letto con la moglie a sta chiacchierando del più e del meno. A un certo punto, gli viene la voglia di mangiare le ciambelle squisite che la moglie gli ha fatto per cena; dice perciò alla moglie: "Vi è venuto improvvisamnete un pensiero straordinario, veramente eccezionale!"
"Che pensiero è? Dimmelo!", chiede la moglie incuriosita.
"Te lo dico solo dopo che mi hai portato le ciambelle che abbiamo avanzate alla cena", gli dice Nasreddin.
La moglie va subito a prenderle ed Efendi se le pappa tutte.
"Qual'è il pensiero straordinario che ti è venuto, allora?", insiste la moglie.
"Eccolo!", risponde Efendi: "Lasciare là nell'armadio a guastarsi delle ciambelle così squisite preparate con grande cura dalla moglie e andarsene a dormire, non è una cosa conveniente!"

 

17. UN INCONTRO INASPETTATO

Una notte, Nasreddin Efendi sta passando ai lati di un cimitero, quando sente uno scalpitio di zoccoli di cavalli che si avvicina. Sospettando che si tratti di malviventi in cerca di bottino, si affretta a nascondersi in una fossa non tanto lontana, appena scavata per una prossima sepoltura. I cavalieri però che hanno intravisto l'ombra sgattaiolare e che si sono a loro volta insospettiti sulla sua intenzione, si avvicinano di proposito alla fossa e chiedono decisamente:
"Che cosa stai facendo lì nascosto?"
Efendi tira fuori lentamente la testa dalla fossa e risponde un po' titubante:
"Oh! Sono uno dei morti seppelliti in questo cimitero".
"Che cosa intende combinare un morto a quest'ora della notte?", ribatte uno dei cavalieri.
"Nulla, nulla!", s'affretta a spiegare Efendi. "Sta solo prendendo una boccata d'aria fresca!"

 

18. DAL BARBIERE

Un giorno Nasreddin Efendi si reca da un barbiere per farsi rasare. Il giovane barbiere, ancora inesperto nel maneggiare il rasoio, gli fa parecchi tagli sulla guancia, cercando di porre rimedio impastando sulle ferite batuffoli di cotone per fermare il sangue.
Efendi a metà operazione si alza e si avvicina di più allo specchio.
"Hai delle mani veramente dotate!", fa osservare al barbiere. "Ora che mi hai piantato metà faccia di cotone, lasciami andare a casa a piantare l'altra metà di canapa!"

 

19. UN SENTIERO VELOCE

Una mattina un gruppo di ragazzi screanzatelli, non appena vedono Nasreddin Efendi avvicinarsi, decidono di prendersi gioco di lui. Gli si fanno davanti e gli chiedono:
"Efendi, ci sono nidi di uccelli su quell'albero. Non potresti arrampicarti su per prenderceli. Noi non siamo capaci!"
Efendi, dal cuore sempre buono, non vuole deludere i ragazzi e si dichiara disponibile ad arrampicarsi sull'albero, ma sospettando della loro intenzione di svignarsela con i suoi stivaletti, se li cava e se li lega alla cintola.
"Prendiamo noi cura dei tuoi stivaletti, Efendi. Non preoccuparti!"
"Grazie mille!", risponde questi e, tutto serio, continua: "Ho ho bisogno subito io degli stivaletti. Io sono una persona molto occupata. Non appena mi sono impadronito per voi delle uova dei nidi, mi devo affrettare a casa camminando sulle cime degli alberi: è il sentiero più veloce".

 

20. IL BAGAGLIO DI DUE SOMARI

Un giorno il signorotto locale Tomur decide di andare a caccia con uno dei suoi favoriti, portandosi dietro anche Nasreddin Efendi. Cammin facendo il signorotto e il cortigiano incominciano ad accaldarsi per cui si tolgono i loro soprabiti e li addossano ad Efendi. Costui con sulle spalle così tanti vestiti incomincia a grondare di sudore.
Il signorotto, vedendolo in quello stato, commenta:
"Efendi, stai accaldandoti ben bene, come sotto il bagaglio di un somaro!"
"No, signore, sto portando il bagaglio di due somari, per essere precisi!", osserva prontamente Efendi.

 

21. DEVE ESSERE ASSETATA!

Un giorno Nasreddin Efendi è invitato a un grande banchetto da un ricco signore. Tra gli altri ospiti Efendi nota che uno non solo ingoia velocemente tutto quello che capita a sua portata di mano, ma ne infila il più possibile nella tasca del soprabito. A un certo punto, Efendi si alza e con la teiera in mano va a versare tè nella tasca del soprabito di quell'ospite.
"Che cosa stai facendo alla mia tasca?", osserva questi indispettito al sentirsi tutto bagnato.
"Nulla di male!", spiega con calma Efendi. "Al veder così tanta roba premuta dentro la tasca, ho temuto che si sentisse anch’essa un po' assetata, per cui le ho dato da bere!"

 

22. IL MESSAGGIO DEL GUFO

Nasreddin Efendi va in giro a vantarsi di saper capire il linguaggio di tutti gli uccelli. All'udire la notizia, il re locale lo invita ad accompagnarlo a caccia. Cammin facendo, passano di fianco a dei ruderi sui cui svolazzava un gufo attorno a un nido.
Il re ne approfitta per mettere alla prova Efendi e gli chiede: "Che cosa sta dicendo il gufo?".
"Oh!", risponde Efendi, "dice che se il re continua a tiranneggiare ed opprimere i suoi sudditi, il suo dominio cadrà presto in rovina e farà la fine di quel nido!"

 

23. L'ANELLO

Un commerciante amico di Nasreddin Efendi lo va a salutare un giorno, prima di intraprendere un lungo viaggio. Notando che Efendi porta sulle dita un prezioso anello, gli viene l'acquolina in bocca e vuole farselo regalare.
"Efendi!", gli si rivolge l'amico con tono confidenziale, "lo sai, io non riesco a sentirmi tranquillo se non ti vedo per un lungo tempo. Sentirò una forte nostalgia per te durante tutta la mia assenza. Perché non mi dai, per esempio, quel tuo anello, come segno della nostra amicizia: ogni volta che lo guarderò, ti sentirò molto vicino, come se ti vedessi in carne ed ossa di fronte a me e questo mi sarà di grande consolazione!"
Ma l'anello è l'unica cosa preziosa che Efendi ha mai posseduto in vita, per cui non ha nessuna intenzione di regalarlo via.
"Sono veramente commosso per questi tuoi profondi sentimenti di amicizia", gli risponde. "Ma anch'io non mi sento tranquillo se tu mi manchi per tanto tempo. Sii compassionevole e lasciami questo anello! Ogni volta che lo guarderò, mi ricorderò che un amico me lo ha chiesto, ma che io non gliel'ho dato a motivo dell'amicizia profonda che ci lega, per cui mi sarà un ricordo costante di te!".

 

24. BUONI CONSIGLI

Un giorno Nasreddin Efendi, alla stretta di denaro, va al mercato in cerca di un qualche lavoro alla giornata. Appena giuntovi, nota un gruppo di portatori che stanno chiacchierando. Si avvicina e sente un padrone che dice:
"Ho un cassa di piatti e di tazze: chi me la porta a casa, riceverà come paga tre buoni consigli".
A questa proposta, nessuno si fa avanti. Efendi, però, pensa tra sé: "Roba come denaro si guadagna abbastanza in fretta, ma buoni consigli sono difficili da ottenere. Forse è meglio sentire questi buon consigli e imparare qualcosa di nuovo!". Accetta cosi' la proposta.
Strada facendo, Efendi propone al padrone: "Perché non mi dice ora uno dei tre buoni consigli, che mi riservi?"
Al che, il padrone acconsente e gli dice il primo: "Non credere a nessuno che ti dice che è meglio patire la fame che avere la pancia piena!"
"E' veramente un buon consiglio!", commenta Efendi. E continuano a camminare. Dopo un altro pezzo di strada, Efendi chiede al padrone di dirgli il secondo buon consiglio. E questi acconsente:
"Non credere a nessuno che ti dice che è meglio camminare a piedi che andare a cavallo!".
"Anche questo è un ottimo consiglio!", commenta Efendi. E continuano la strada. Dopo un po', Efendi chiede di sentire anche il terzo consiglio.
"Non credere a nessuno che ti dice che ci sono portatori più stupidi di te!", gli dice ironico il padrone, ma Efendi non lo lascia neppure finire di parlare che allenta la corda e fa cadere per terra la cassa.
"E tu non credere a nessuno che ti dice che i piatti e le tazze sono rimaste intatte!", gli osserva Efendi svignandosela via.