ANEDDOTI
DI NASREDDIN EFENDI
A cura di P.
Sergio Ticozzi ![]()
Nasreddin (o Nasr-ed-Din, o Nasrudin, Mulla Nasruddin Hodjia)
è un personaggio storico vissuto in Turchia verso il XIII secolo, ma
l'immaginazione popolare lo ha trasformato in "Maestro" per
antonomasia (Khogia/Hocha in turco, Efendi in uighur, Afanti in cinese). Il
Dizionario enciclopedico italiano lo descrive come "protagonista di un
ciclo di facezie e buffonate in turco, rappresentante il tipo dell'ingenuo e del
finto furbo, come l'arabo Giuha (con cui è talora confuso o identificato, e
analoghi tipi di altre letterature popolari, come Till Eulenspiegel, Bertoldo,
ecc.). Le tradizioni turche fan risalire la semi-leggendaria figura inspiratrice
del ciclo al XIII o XIV secolo d.C."
L'Enciclopedia Britannica lo cita in questi termini: "Oltre a figure
eroiche, i popoli mussulmani condividono come eredità comune anche un
personaggio comico - fondamentalmente un tipo di teologo e responsabile
religioso di basso rango, Nasreddin Hocha... Aneddoti relativi al suo carattere,
che incarna un misto di ingenuità e di astuta furbizia, espresse nel
comportamento e nelle azioni di questo 'tipo', hanno divertito generazioni e
generazioni di mussulmani".
In Cina, Nasreddin rimane ancora una figura molto noto, specialmente nel mondo
della letteratura popolare e infantile. Frequentemente è conosciuto
semplicemente come Efendi tra gli Uighur o come Afanti tra i Cinesi, dato che
questo titolo di Maestro o Signore è finito spesso a sostituire il nome proprio
di Nasreddin. La raccolta delle storie a suo riguardo è intitolata Aneddoti di
Nasreddin Efendi, o del Maestro Nasreddin.
Fonti cinesi fanno nascere Nasreddin nel sud-ovest della Turchia; main seguito
si è stabilito Eskisehir, dove ha esercitato la sua professione di imam, dotto
e guida religiosa dei mssulmani.
Le sue storie ricche di brio e di umorismo anche satirico si sono diffuse presto
nell'Asia minore, nel bacino del Mediterraneo e, attraverso l'Asia centrale,
anche nel Turkestan e nel Xinjiang (Cina), specialmente presso i popoli Uighur e
Uzbechi. Si sono divulgate dapprima in forma orale e poi, a partire dal secolo
XVIII in raccolte scritte, adattandosi facilmente alle nuove condizioni e
circostanze di vita della gente a cui erano rivolte. Le prime raccolte scritte
sono apparse in Turchia e in Egitto, ed erano composte da più di 400 aneddoti.
In Cina sono aumentati a circa 800.
[Bibl.: Idies Shah, The Subtilities of the Inimitable Nasrudin, Octagon Press Ltd., London; Idries Shah, The Exploits of the Incomparable Nasrudin, Octagon Press Ltd. London].
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1. ORO O GIUSTIZIA? |
49. DOMANDE DIFFICILI | |
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2. LA COLTURA DELL'ORO |
26. IL TEGAME MAGICO |
50. LA COMPERA DELL'OLIO |
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3. IL PREZZO DEL PROFUMO DELL'ARROSTO |
27. LA VENDITA DI UNA MUCCA |
51. L'AMICO DEL FUNZIONARIO |
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4. LA PREDICA DEL VENERDI' |
28. LA LUNA |
52. UNA SCODELLA DI MEDICINA LETALE |
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5. IL TRASLOCO |
29. IL SOPRABITO DEL GIUDICE UBRIACO |
53. LASCIARE IL NOME |
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6. NASCONDIGLIO |
30. BUONO O CATTIVO AUSPICIO |
54. L'AVARACCIO |
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7.IL VALORE DEL SIGNOROTTO |
31. IL TURBANTE |
55. IL PESCE YIN-YANG |
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8. UN BARATTO EQUO |
32. LA RICETTA MIRACOLOSA |
56. LA FINE DEL MONDO |
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9. PESCI NEL FUOCO |
33. IL SERVITORE OSSEQUIOSO |
57. DOVE VAI? |
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10. IL SOLE E LA LUNA |
34. LE GALLINE E L'UOVO |
58. NON DIMENTICARE LA TESTA ALLA FINESTRA |
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11. IN TUTTE LE DIREZIONI |
35. IL GRADASSO |
59. L'ASINO CHE SA LEGGERE |
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12. IL POSTO PEGGIORE |
36. MERITO DEL VESTITO |
60. NE' PIANTI NE' LAMENTI? |
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13. L'UNICO RIMEDIO |
37. L'ANTIQUARIO E LA CIOTOLA |
61. LE QUAGLIE VIVE |
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14. SCRIVERE UNA LETTERA |
38. UNA PERSONA VERAMENTE CAPACE |
62. L'ARTE DEL TIRO ALL'ARCO |
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15. ESPIAZIONE |
39. NON PUO' NON PIANGERE |
63. LA LEZIONE AL PADRONE ESIGENTE |
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16. UN PENSIERO STRAORDINARIO |
40. PAURA SENZA RISCHIO |
64. IL CHILO DI CARNE |
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17. UN INCONTRO INASPETTATO |
41. LA RICETTA PER IL FEGATO |
65. IL CORVO E IL SAPONE |
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18. DAL BARBIERE |
42. LA TARIFFA PER IL BAGNO |
66. IL COTONE NON E' IL SALE |
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19. UN SENTIERO VELOCE |
43. LO SCHERZO |
67. CONDIVIDERE UN BICCHIERE DI LATTE |
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20. IL BAGAGLIO DI DUE SOMARI |
44. SCAMBIO DI REGALI |
68. HAI ANCORA PAURA? |
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21. DEVE ESSERE ASSETATA! |
45. LE MELE DOLCI E LA FRUSTA |
69. LA BENEDIZIONE DEL CIELO |
|
22. IL MESSAGGIO DEL GUFO |
46. LA PIANTA DI NOCI |
70. IL CAVALLO CHE SA VOLARE |
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23. L'ANELLO |
47. IL LADRO DELL'OCA |
71. NON TI VOGLIO PIU' VEDERE IN FACCIA |
|
24. BUONI CONSIGLI |
48. L'OSPITE E IL MIELE |
72. RESPONSABILE DI TUTTI I DETTAGLI |
| 73. DOV'E' LA SAPIENZA? | ||
1. ORO O GIUSTIZIA?
Un giorno, il re locale sfida
Nasreddin Efendi con la seguente domanda sibillina: "Tra oro e giustizia,
che cosa tu sceglieresti?"
Senza nessuna esitazione, Efendi risponde: "Io scelgo l'oro".
Il re lo contraddice con un certo senso di superiorità: "Io invece scelgo
la giustizia".
Efendi osserva pronto: "Ciascuno sceglie ciò di cui maggiormente
manca!".
2. LA COLTURA DELL'ORO
Un giorno Nasreddin Efendi si
fa imprestare dei frammenti di oro e, con un setaccio sotto il braccio, si reca
a cavallo del suo asino sulla riva sabbiosa di un fiume. Quando vede avvicinarsi
il re con il suo seguito di ritorno dalla caccia, mette nel setaccio i frammenti
d'oro.
Incuriosito il re gli chiede: "Salute, Efendi! Cosa stai facendo?"
"Sua Maestà! Sto piantando dell'oro".
Tutto interessato, il re moltiplica le domande, a cui Efendi risponde come,
piantando dei frammenti d'oro nella sabbia, nel corso di una settimana, nasce un
arbusto che ne produce tre volte tanto. E concluse:
"Peccato che io di oro ne ho ben poco, dispongo solo di qualche
frammento!"
"Oh! Se è così", risponde il re, "vieni al palazzo ed io te ne
darò io un po': poi ci divideremo il raccolto in modo proporzionato".
Efendi acconsente subito e segue il re alla corte dove riceve due lingotti di
oro.
Trascorsa una settimana, Efendi ritorna dal re e gli consegna ben sei lingotti
di oro. Questi, fuori di sé dalla gioia, ordina di consegnare a Efendi tutto
l'oro che conserva in cassa.
Efendi, ritornato a casa con l'oro, si mette a distribuirlo alla gente,
cominciando dai poveri.
Alla fine della settimana, ritorna al palazzo del re a mani vuote. Non appena
giunto alla presenza del re, esclama tutto triste in volto:
"Oh! Che sfortuna! Le piante dell'oro si sono seccate, facendo morire anche
i semi. E' veramente un peccato!"
Il re va su tutte le furie e si mette a urlare: "Non dire sciocchezze,
Efendi. Tu mi vuoi imbrogliare. Presto, tira fuori il mio oro. Come può l'oro
morire?"
"Strano!", gli osserva Efendi. "Ora pretendi di non credere che
l'oro possa morire; ma come mai, la settima scorsa, hai creduto che poteva
crescere e fruttificare?"
Il re resta ammutolito a questa osservazione, ed trovandosi alla presenza anche
di altri ministri pienamente al corrente di tutta la faccenda, non può far
nulla contro Efendi.
3. IL PREZZO DEL PROFUMO DELL'ARROSTO
Un giorno un poveraccio entrò
in una taverna e, con tutti i soldi che aveva, comperò una pagnotta. Vedendo
poi il padrone che stava arrostendo un pollo, si avvicinò alla finestra da dove
usciva uno squisito profumo, con l'intento di accompagnare ai bocconi di pane
anche qualche boccata di quel profumo allettante.
Il padrone lo lasciò fare, ma alla fine del lavoro, avaro com'era, portò il
poveraccio dal giudice locale con l'intenzione di scroccargli un po' di soldi.
"Mi deve pagare di più, perché ha mangiato il profumo del mio
arrosto!", insisteva questi presso il giudice con una certa truculenza da
metterlo in imbarazzo.
Capitò per caso che in quel frangente passasse di lì proprio Nasreddin Efendi;
vedendo il giudice imbarazzato, gli chiese il motivo.
"Lascia fare a me: trovo io la soluzione al caso!", gli assicurò.
Poi rivolgendosi all'oste, gli disse:
"Hai pienamente ragione di voler essere pagato dell'uso di quanto ti
appartiene. Ora, dimmi, quando vuoi in compenso?"
"Cinque monete", rispose pronto l'oste, tutto contento di questa
inaspettata prospettiva.
"Ecco le cinque monete", fece Efendi tirandole fuori dalla sua tasca.
L'oste si precipitò a prenderle, ma Efendi lo fermò:
"Aspetta un attimo! Senti che bel tintinnio fanno", e così dicendo,
Efendi fece cadere le cinque monete sul tavolo del giudice.
"Bello, no! Ed ora tornatene a casa: questi ha mangiato solo il profumo del
tuo arrosto e tu sei stato pienamente ricompensato con il suono delle
monete!"
4. LA PREDICA DEL VENERDI'
Un giorno, come suo dovere di
imam, Nasreddin Efendi doveva presiedere la preghiera comunitaria e fare la
predica all'assemblea del venerdì. Non ne aveva però tanta voglia. Allora,
prima di iniziare a parlare, fece agli astanti questa osservazione:
"Che ne pensate della predica? L'argomento e' noto a tutti: credete forse
di sapere già il contenuto della mia predica? Se la risposta è no,
aspettandovi qualcosa di diverso e profondo, allora è inutile che ve la faccia perché
non la capirete.
Se la risposta è sì, diventa pure ugualmente inutile perché l'avete già
sentita.
Se metà dicono di esserne già a conoscenza e metà no, allora quelli che la
sanno già, la spieghino agli altri!"
5. IL TRASLOCO
Una notte una squadra di ladri
irruppe nella residenza di Efendi. In fretta e furia affagottarono tutti i suoi
beni, compreso il poco mobilio e se la diedero a gambe levate.
Non erano che a qualche centinaia di metri dalla casa, che si videro alle calcagna
Efendi con qualche piccolo oggetto in mano.
"Buona notte, Efendi!" - lo salutò uno dei ladri facendo finta di
nulla. "Dove stai andando a quest'ora della notte!".
"Oh!" - rispose Efendi. "Era da tanto tempo che aspettavo
l'opportunità di fare il trasloco ma non avevo i soldi sufficienti per
affittare un carretto e un asino. Stanotte, siete stati veramente molto gentili
a venirmi ad aiutare a farlo!".
6. NASCONDIGLIO
Una sera un ladruncolo entra
furtivamente nella residenza di Efendi in cerca di qualcosa da rubare. Costui se
ne accorge ma, sopraffatto dalla paura, si nasconde ben bene in una grossa
cesta.
Il ladro perlustra ogni angolo senza trovarvi nulla di prezioso. Accortosi della
cesta, la scoperchia nella speranza di mettere le mani su un bel bottino. Alla
vista di Efendi, tutto rannicchiato, non riesce a non esclamare: "Ma che
cosa stai facendo dentro lì?".
Tutto confuso, Efendi spiega: "Avevo vergogna che in casa mia non c'era
nulla che appagasse i tuoi gusti e per questo mi sono nascosto qui!".
7. IL VALORE DEL SIGNOROTTO
Un signorotto si reca un giorno
con Efendi ai bagni pubblici.
Ad un certo punto chiede ad Efendi: "Se mi vendessi sul mercato come
schiavo, quanto sarei valutato?"
Efendi risponde senza esitazione: "Dieci monete d'oro!"
Il signorotto, quasi adirato, gli fa osservare: "Ma... questo è quanto
vale solo la mia tunica di broccato!".
Efendi osserva calmo: "Giusto! Volevo appunto indicare il valore della tua
tunica!"
8. UN BARATTO EQUO
Un giorno Nasreddin Efendi si
reca al mercato per comperare un paio di calzoni. Accordatosi sul prezzo e già
con i pantaloni tra le mani, sta per tirar fuori i soldi per pagare quando
cambia parere.
"I calzoni che sto indossando non sono ancora del tutto da buttare" -
mormora quasi in soliloquio. Poi, rivolgendosi al bottegaio gli dice:
"Penso che mi conviene cambiare i pantaloni con una camicia, ne ho più
bisogno. Me li cambia per favore?"
Il padrone acconsente senza esitazione alla richiesta. Efendi gli consegna i
pantaloni, prende la camicia ed esce dalla bottega.
Il bottegaio salta in piedi e lo insegue urlando: "Dove te ne stai andando,
senza pagare la merce che hai comprato?"
"Ma!", osserva Efendi come cascando dalle nuvole, "non ti ho dato
i pantaloni in cambio?"
9. PESCI NEL FUOCO
Un giorno qualcuno si rivolge a
Nasreddin Efendi e gli fa questa domanda: "Se uno stagno d'acqua prende
fuoco, cosa succederà a tutti i pesci che vi vivono?"
Efendi risponde senza esitazione: "Senza dubbio, si arrampicheranno tutti
sugli alberi che si innalzano sulla sponda dello stagno!"
10. IL SOLE E LA LUNA
Un amico fa a Nasreddin Efendi
la seguente domanda: "Secondo te è meglio il sole o la luna?"
"La luna, senza nessun dubbio" - risponde prontamente Nasreddin.
"Perché la pensi così?" - insiste l'amico.
"Guarda" - spiega Efendi, "il sole si alza e sta nel cielo
durante il giorno, ma dal momento che è già chiaro serve di fatto a ben poco.
La luna invece si alza di notte, e senza di essa, rimarremmo tutti nel buio
pesto!"
11. IN TUTTE LE DIREZIONI
Un giorno un amico chiede a
Nasreddin Efendi: "Perché la gente, non appena spunta l'alba e si fa
chiaro esce di casa e si dirige in tutte le direzioni?"
"Oh, poveretto! Si vede proprio che sei un po' indietro di cottura!" -
lo rimprovera Efendi. "E' così chiaro il motivo: se tutti andassero nella
stessa direzione, la terra si piegherebbe tutta da una parte e si
rovescerebbe!"
12. IL POSTO PEGGIORE
In attesa dell'inizio di un
corteo funebre, Nasreddin Efendi si sente rivolgere la seguente domanda:
"Quando partecipi a un funerale, pensi che sia meglio camminare davanti o
dietro la bara?"
Efendi dà uno sguardo un po' severo all'interlocutore e risponde secco:
"Davanti o dietro non fa differenza, l'importante è di non trovarsi dentro
la bara!"
13. L'UNICO RIMEDIO
Un vicino di casa vuole
prendersi gioco di Nasreddin e gli racconta: "Stanotte, un topolino è
entrato nella mia bocca mentre dormivo e si è infiltrato nello stomaco. Che
cosa dovrei fare ora?"
Nasreddin Efendi risponde pronto: "L'unico rimedio che devi prendere è di
accalappiare un gatto e ingoiartelo vivo!"
14. SCRIVERE UNA LETTERA
Uno dei conoscenti analfabeti
di Efendi va un giorno a trovarlo e gli chiede: "Mio fratello vive nella
capitale. Potresti per favore scrivergli una lettera per me?"
"Ho paura di non aver tempo per recarmi alla capitale!", osserva
Efendi.
"Ma non ti sto chiedendo di andare in città", spiega l'altro.
"Ti chiedo solo di scrivere una lettera".
"Ho capito bene, ho capito bene", osserva Efendi. "Ma la mia
scrittura è così indecifrabile che nessuno la può leggere. Quindi anche se
scrivessi la lettera, dovrei andare io da tuo fratello a leggergliela!"
15. ESPIAZIONE
Una volta Nasreddin Efendi
s'imbatte in una pecora sperduta. La conduce a casa, l'uccide, la mette in
pentola e si gode un pranzo prelibato. Un amico lo viene a sapere e lo
rimprovera:
"Come ti discolperai di questo peccato davanti ad Allah nel giorno del
giudizio?"
"Dirò semplicemente che non ho mangiato la pecora!", risponde Efendi.
"Ma questo sarà del tutto inutile!", ribatte l'altro. "E se la
stessa pecora apparisse a dare testimonianza del tuo malfatto?"
"Se la pecora apparisse? Oh, allora tutto sarà a posto: la restituirò al
suo padrone e l'affare sarà sistemato!"
16. UN PENSIERO STRAORDINARIO
Una sera Nasreddin Efendi è a
letto con la moglie a sta chiacchierando del più e del meno. A un certo punto,
gli viene la voglia di mangiare le ciambelle squisite che la moglie gli ha fatto
per cena; dice perciò alla moglie: "Vi è venuto improvvisamnete un
pensiero straordinario, veramente eccezionale!"
"Che pensiero è? Dimmelo!", chiede la moglie incuriosita.
"Te lo dico solo dopo che mi hai portato le ciambelle che abbiamo avanzate
alla cena", gli dice Nasreddin.
La moglie va subito a prenderle ed Efendi se le pappa tutte.
"Qual'è il pensiero straordinario che ti è venuto, allora?", insiste
la moglie.
"Eccolo!", risponde Efendi: "Lasciare là nell'armadio a
guastarsi delle ciambelle così squisite preparate con grande cura dalla moglie
e andarsene a dormire, non è una cosa conveniente!"
17. UN INCONTRO INASPETTATO
Una notte, Nasreddin Efendi sta
passando ai lati di un cimitero, quando sente uno scalpitio di zoccoli di
cavalli che si avvicina. Sospettando che si tratti di malviventi in cerca di
bottino, si affretta a nascondersi in una fossa non tanto lontana, appena
scavata per una prossima sepoltura. I cavalieri però che hanno intravisto
l'ombra sgattaiolare e che si sono a loro volta insospettiti sulla sua
intenzione, si avvicinano di proposito alla fossa e chiedono decisamente:
"Che cosa stai facendo lì nascosto?"
Efendi tira fuori lentamente la testa dalla fossa e risponde un po' titubante:
"Oh! Sono uno dei morti seppelliti in questo cimitero".
"Che cosa intende combinare un morto a quest'ora della notte?",
ribatte uno dei cavalieri.
"Nulla, nulla!", s'affretta a spiegare Efendi. "Sta solo
prendendo una boccata d'aria fresca!"
18. DAL BARBIERE
Un giorno Nasreddin Efendi si
reca da un barbiere per farsi rasare. Il giovane barbiere, ancora inesperto nel
maneggiare il rasoio, gli fa parecchi tagli sulla guancia, cercando di porre
rimedio impastando sulle ferite batuffoli di cotone per fermare il sangue.
Efendi a metà operazione si alza e si avvicina di più allo specchio.
"Hai delle mani veramente dotate!", fa osservare al barbiere.
"Ora che mi hai piantato metà faccia di cotone, lasciami andare a casa a
piantare l'altra metà di canapa!"
19. UN SENTIERO VELOCE
Una mattina un gruppo di
ragazzi screanzatelli, non appena vedono Nasreddin Efendi avvicinarsi, decidono
di prendersi gioco di lui. Gli si fanno davanti e gli chiedono:
"Efendi, ci sono nidi di uccelli su quell'albero. Non potresti arrampicarti
su per prenderceli. Noi non siamo capaci!"
Efendi, dal cuore sempre buono, non vuole deludere i ragazzi e si dichiara
disponibile ad arrampicarsi sull'albero, ma sospettando della loro intenzione di
svignarsela con i suoi stivaletti, se li cava e se li lega alla cintola.
"Prendiamo noi cura dei tuoi stivaletti, Efendi. Non preoccuparti!"
"Grazie mille!", risponde questi e, tutto serio, continua: "Ho ho
bisogno subito io degli stivaletti. Io sono una persona molto occupata. Non
appena mi sono impadronito per voi delle uova dei nidi, mi devo affrettare a
casa camminando sulle cime degli alberi: è il sentiero più veloce".
20. IL BAGAGLIO DI DUE SOMARI
Un giorno il signorotto locale
Tomur decide di andare a caccia con uno dei suoi favoriti, portandosi dietro
anche Nasreddin Efendi. Cammin facendo il signorotto e il cortigiano
incominciano ad accaldarsi per cui si tolgono i loro soprabiti e li addossano ad
Efendi. Costui con sulle spalle così tanti vestiti incomincia a grondare di
sudore.
Il signorotto, vedendolo in quello stato, commenta:
"Efendi, stai accaldandoti ben bene, come sotto il bagaglio di un
somaro!"
"No, signore, sto portando il bagaglio di due somari, per essere
precisi!", osserva prontamente Efendi.
21. DEVE ESSERE ASSETATA!
Un giorno Nasreddin Efendi è
invitato a un grande banchetto da un ricco signore. Tra gli altri ospiti Efendi
nota che uno non solo ingoia velocemente tutto quello che capita a sua portata
di mano, ma ne infila il più possibile nella tasca del soprabito. A un certo
punto, Efendi si alza e con la teiera in mano va a versare tè nella tasca del
soprabito di quell'ospite.
"Che cosa stai facendo alla mia tasca?", osserva questi indispettito
al sentirsi tutto bagnato.
"Nulla di male!", spiega con calma Efendi. "Al veder così tanta
roba premuta dentro la tasca, ho temuto che si sentisse anch’essa un po'
assetata, per cui le ho dato da bere!"
22. IL MESSAGGIO DEL GUFO
Nasreddin Efendi va in giro a
vantarsi di saper capire il linguaggio di tutti gli uccelli. All'udire la
notizia, il re locale lo invita ad accompagnarlo a caccia. Cammin facendo,
passano di fianco a dei ruderi sui cui svolazzava un gufo attorno a un nido.
Il re ne approfitta per mettere alla prova Efendi e gli chiede: "Che cosa
sta dicendo il gufo?".
"Oh!", risponde Efendi, "dice che se il re continua a
tiranneggiare ed opprimere i suoi sudditi, il suo dominio cadrà presto in
rovina e farà la fine di quel nido!"
23. L'ANELLO
Un commerciante amico di
Nasreddin Efendi lo va a salutare un giorno, prima di intraprendere un lungo
viaggio. Notando che Efendi porta sulle dita un prezioso anello, gli viene
l'acquolina in bocca e vuole farselo regalare.
"Efendi!", gli si rivolge l'amico con tono confidenziale, "lo
sai, io non riesco a sentirmi tranquillo se non ti vedo per un lungo tempo.
Sentirò una forte nostalgia per te durante tutta la mia assenza. Perché non mi
dai, per esempio, quel tuo anello, come segno della nostra amicizia: ogni volta
che lo guarderò, ti sentirò molto vicino, come se ti vedessi in carne ed ossa
di fronte a me e questo mi sarà di grande consolazione!"
Ma l'anello è l'unica cosa preziosa che Efendi ha mai posseduto in vita, per
cui non ha nessuna intenzione di regalarlo via.
"Sono veramente commosso per questi tuoi profondi sentimenti di
amicizia", gli risponde. "Ma anch'io non mi sento tranquillo se tu mi
manchi per tanto tempo. Sii compassionevole e lasciami questo anello! Ogni volta
che lo guarderò, mi ricorderò che un amico me lo ha chiesto, ma che io non
gliel'ho dato a motivo dell'amicizia profonda che ci lega, per cui mi sarà un
ricordo costante di te!".
24. BUONI CONSIGLI
Un giorno Nasreddin Efendi,
alla stretta di denaro, va al mercato in cerca di un qualche lavoro alla
giornata. Appena giuntovi, nota un gruppo di portatori che stanno
chiacchierando. Si avvicina e sente un padrone che dice:
"Ho un cassa di piatti e di tazze: chi me la porta a casa, riceverà come
paga tre buoni consigli".
A questa proposta, nessuno si fa avanti. Efendi, però, pensa tra sé:
"Roba come denaro si guadagna abbastanza in fretta, ma buoni consigli sono
difficili da ottenere. Forse è meglio sentire questi buon consigli e imparare
qualcosa di nuovo!". Accetta cosi' la proposta.
Strada facendo, Efendi propone al padrone: "Perché non mi dice ora uno dei
tre buoni consigli, che mi riservi?"
Al che, il padrone acconsente e gli dice il primo: "Non credere a nessuno
che ti dice che è meglio patire la fame che avere la pancia piena!"
"E' veramente un buon consiglio!", commenta Efendi. E continuano a
camminare. Dopo un altro pezzo di strada, Efendi chiede al padrone di dirgli il
secondo buon consiglio. E questi acconsente:
"Non credere a nessuno che ti dice che è meglio camminare a piedi che
andare a cavallo!".
"Anche questo è un ottimo consiglio!", commenta Efendi. E continuano
la strada. Dopo un po', Efendi chiede di sentire anche il terzo consiglio.
"Non credere a nessuno che ti dice che ci sono portatori più stupidi di
te!", gli dice ironico il padrone, ma Efendi non lo lascia neppure finire
di parlare che allenta la corda e fa cadere per terra la cassa.
"E tu non credere a nessuno che ti dice che i piatti e le tazze sono
rimaste intatte!", gli osserva Efendi svignandosela via.